CleanAlp, le escursioni ecologiste degli spazzini delle Alpi
Un gruppo di scienziati, insieme ai volontari che vogliono partecipare alle escursioni, è impegnato nel primo censimento dei rifiuti sui monti. Per ripulire prati e boschi e tutelare meglio le nostre meraviglie d’alta quota

«CleanAlp è un progetto nato con due obiettivi ambiziosi: indagare sull’origine dei rifiuti che si trovano in alta quota e informare, in modo scientifico, su quanto le Alpi siano uno scrigno della biodiversità». Esordisce così Franco Borgogno, coordinatore di CleanAlp, responsabile dei progetti scientifico-ambientali della Fondazione European Research Institute Ets e guida escursionistica ambientale.
«Il punto di partenza è stato lo studio dell’inquinamento da plastica nel mare. CleanAlp è nato nel 2021 semplicemente andando a ritroso, partendo dal mare per arrivare alle sorgenti in montagna», sintetizza Borgogno. «Ci siamo poi resi conto, iniziando a lavorare con un progetto legato alla presenza di microplastiche nella neve, di quanto in realtà fosse massiccia la quantità, in montagna, di rifiuti di plastica grandi», spiega Borgogno.
La voglia di agire è stata impellente. Così i responsabili di CleanAlp sono scesi in campo non solo per studiare, monitorare, proteggere, ma per coinvolgere più persone, raccogliere materialmente i rifiuti e fare informazione. In che modo? Organizzando escursioni che sono veri e propri eventi, dove si cammina accanto a scienziati che raccontano le peculiarità geologiche, botaniche, faunistiche del luogo. Intanto si rimuove l’immondizia intorno al sentiero, per poi censirla creando un importante data base sulla distribuzione e le tipologie dei rifiuti presenti.
Ogni evento è gratuito, permette di approfondire temi specifici e di comprendere meglio l’ecosistema alpino proprio grazie agli esperti, coinvolti in prima persona.
A protezione del patrimonio naturale alpino
«Vogliamo promuovere la tutela attiva del territorio, consapevole e concreta, in modo da mantenerlo sano e vitale. Il nostro progetto vuole proteggere e valorizzare il patrimonio naturale alpino e la sua biodiversità con l’obiettivo di ridurre tutte le forme di inquinamento e di aumentare la consapevolezza sull’impatto che il degrado ambientale ha sulla salute e sul benessere degli individui, con riflessi negativi anche sul bilancio economico», spiega Franco Borgogno.
«Questo progetto, unico al mondo, punta ad accrescere la consapevolezza e voglia di mettersi in gioco, per preservare un bene comune e affrontare il problema inquinamento sia nella teoria che nella pratica, toccando con mano la plastica lasciata anche nei prati alpini».
Le persone si attivano per liberare queste aree dall’inquinamento, condividendo poi le conoscenze acquisite durante l’escursione. È un investimento di tempo e risorse che ha un grande successo, anche perché informare è un passaggio essenziale per ricevere supporto e ascolto.
«Abbiamo obiettivi concreti, impegnativi. Vogliamo ripristinare l’ecosistema terrestre montano, con praterie, zone lacustri, fluviali e rurali, partendo dalle Alpi occidentali italiane ma con l’obiettivo di estendere l’attività a tutto l’arco alpino. Desideriamo incrementare la consapevolezza, collettiva e individuale, riguardo l’inestricabile legame tra la vita, non solo umana, e ogni elemento presente in natura, sottolineando i benefici e le ricadute sul benessere delle persone. E poi, ovviamente, c’è la vogl di contribuire alla tutela della biodiversità e a promuovere l’uso sostenibile delle risorse idriche», continua Borgogno, con entusiasmo.
Ma non basta ripulire boschi e radure dalle plastiche e dai rifiuti. CleanAlp, durante le escursioni e gli eventi organizzati, supporta la piccola economia locale favorendo il consumo di prodotti a chilometro zero e sfusi. E questo sia per aiutare chi vive in quei territori sia per cercare di ridurre i rifiuti. Inoltre, si vuole promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, grazie alla promozione e allo sviluppo di un modo di frequentare la montagna più sostenibile e meno impattante.
«Infine, vogliamo prevenire e ridurre l’inquinamento. I dati che raccogliamo durante le escursioni stanno permettendo di fotografare per la prima volta al mondo la situazione dell’inquinamento da plastica su un’area montana vasta ed estremamente preziosa da un punto di vista naturalistico», aggiunge Borgogno.
Questo progetto conferisce a CleanAlp una forte valenza scientifica internazionale: i responsabili stanno già lavorando a una prima pubblicazione scientifica sul lavoro svolto finora.
Rifiuti in montagna: dalle bottigliette agli slip
La forza di CleanAlp sta anche nella possibilità di prevenire la dispersione dei rifiuti. «In montagna si possono fare azioni dirette, che possono portare ad una riduzione concreta dei rifiuti in natura. La prima è l’attenzione perché, dati scientifici alla mano, sappiamo che l’80% dei rifiuti in plastica è disperso in modo involontario», spiega Franco Borgogno.
«Ci sono i microelementi rilasciati dalle suole delle scarpe o dagli pneumatici, ovviamente, la bottiglia di plastica che vola fuori dai cestini, certo, ma anche gli involucri del cibo che dimentichiamo sui prati o la bustina della barretta, che mettiamo distrattamente in tasca, senza assicurarci che non possa uscire. Possiamo fare tanto, tutti insieme, prestando più attenzione ai rifiuti che produciamo, scegliendo prodotti con meno imballaggi possibili. Le confezioni degli alimenti, le bottigliette di acqua e di succhi sono gli oggetti in plastica che troviamo di più», aggiunge l’esperto.
Ma non c’è solo la plastica, ovviamente. «Ciò che raccogliamo più spesso sono i fazzoletti di carta, persi o lasciati volontariamente, perché si pensa che si deteriorino con facilità, scomparendo. Purtroppo non è così. Ne troviamo davvero tantissimi, il deterioramento dipende da tanti fattori ma serve mediamente almeno un anno per riuscire a “sciogliere” un fazzolettino di carta. Quindi il suggerimento è di portarli a valle, buttandoli poi nei cestini. E lo stesso vale per i mozziconi di sigaretta, con filtri che non solo ci mettono anni per sparire, ma rilasciano sostanze tossiche in natura», commenta Borgogno.
«E poi, incredibile ma vero, nelle 105 escursioni fatte sino ad oggi abbiamo trovato ben 35 paia di mutande, oltre a capi di abbigliamento di ogni genere e a oggetti davvero fuori contesto, come una piscina gonfiabile. Banconote, denaro, mai. Cosa significa? Che la risposta sta nell’approccio, che ciò che portiamo con noi viene gestito in maniera superficiale», suggerisce il nostro interlocutore.
Se le nostre Alpi stanno cambiando il loro volto, come sta avvenendo, non è un peccato solo perché perdiamo i ghiacciai. Le Alpi sono uno scrigno di biodiversità, forniscono acqua alle pianure: l’inquinamento in alta quota ha un impatto enorme su tutte le forme di vita del regno umano, animale e vegetale».
Come partecipare alle escursioni di CleanAlp
CleanAlp propone escursioni di raccolta rifiuti tutto l’anno, nelle Alpi occidentali.
«Le attività programmate sino al 2027 copriranno almeno 1000 chilometri di sentieri, che conosceremo meglio nella loro ricchezza naturalistica, ripuliremo e studieremo dal punto di vista dell’inquinamento da rifiuti, sui territori alpini di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Si stima che verranno coinvolte direttamente almeno 1200 persone», spiega Franco Borgogno.
Per rimanere aggiornati sui prossimi appuntamenti basta visitare il sito www.cleanalp.com.
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