Dieta planetaria, fa bene al cuore e all’ambiente
Sapevi che la dieta planetaria può ridurre del 27% il rischio di malattie croniche? Regime alimentare sostenibile, pensato per il bene del pianeta e per incoraggiare un’alimentazione sana. Ecco tutti i suoi benefici

Sfamare quasi 10 miliardi di persone entro il 2050 senza superare i limiti ecologici della Terra. È con questo obiettivo che è nata la dieta planetaria EAT-Lancet o Planetary health diet (Phd: la dieta per la salute planetaria). Messa a punto nel 2019, è stata aggiornata più di recente, nel 2025, da un team internazionale di esperti, la Commissione EAT Lancet.
Non una dieta “di tendenza”, dunque, ma una vera e propria strategia globale basata su evidenze scientifiche e pensata per rispondere a due delle più grandi emergenze del nostro tempo. Se da un lato, infatti, il sistema alimentare ha un impatto enorme a livello ambientale (in termini di emissioni di gas serra, consumo di acqua e non solo), dall’altro diete squilibrate sono tra le principali cause di malattie cardiovascolari, diabete e obesità.
«La dieta planetaria nasce come un regime alimentare sostenibile sotto tre diversi profili, quello della salute, quello ambientale e non ultimo quello economico», spiega la dottoressa Carola Dubini, biologa ricercatrice e nutrizionista dell’Unità Operativa di Endocrinologia e del Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiometabolica dell’IRCCS Policlinico San Donato.
Dieta planetaria: in che cosa consiste
In cosa consiste dunque questo approccio alimentare? Simile per certi versi alla dieta mediterranea, la planetaria suggerisce di privilegiare il consumo di alimenti di origine vegetale - come cereali integrali, frutta, verdura, legumi, semi e frutta secca - moderando il consumo delle proteine animali.
«Non è un regime alimentare che impone di diventare vegetariani, naturalmente», precisa la nutrizionista, «ma che insegna piuttosto a modulare la frequenza di consumo dei prodotti di origine animale. In particolare, prevede un consumo moderato di latticini, pesce e pollame, e quantità molto ridotte di carne rossa, zuccheri e grassi saturi. Gli alimenti da portare in tavola, poi, non dovrebbero inoltre essere processati o esserlo minimamente».
I benefici della dieta planetaria
Secondo gli esperti, il passaggio a questo tipo di alimentazione ridurrebbe del 27% il rischio globale di morte prematura, limitando fortemente l’impatto di malattie croniche, come obesità, cancro, diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari.
A trarre beneficio da questo regime alimentare potrebbe essere anche la salute dei reni, come suggerito di recente da un ampio studio. La ricerca, condotta in Cina presso la divisione di nefrologia del Nanfang Hospital (Southern Medical University di Guangzhou) e pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, ha preso in esame i dati della UK Biobank, relativi a 179.508 partecipanti di età compresa tra 40 e 69 anni, insieme alle informazioni dietetiche raccolte tramite questionari.
Gli individui sono stati seguiti per un periodo medio di 12 anni, nel corso del quale 4.819 partecipanti (2,7%) hanno sviluppato la malattia renale cronica. I risultati hanno messo in luce come una più alta aderenza alla dieta planetaria fosse associata a un minore rischio (-17%) di sviluppare la malattia.
«La malattia renale cronica è una patologia silenziosa che colpisce milioni di persone», spiega la dottoressa Dubini. «Oltre alla predisposizione genetica, esistono diversi fattori di rischio metabolici che possono influenzare la salute dei reni: le persone che soffrono di ipertensione arteriosa, diabete mellito o obesità presentano un rischio maggiore di ammalarsi. Va da sé che in questo contesto, l’alimentazione gioca un ruolo cruciale: diete a base vegetale, infatti, rappresentano un’importante strategia di prevenzione nei confronti di queste patologie croniche».
Consumo di proteine animali e salute dei reni
«A livello fisiologico, infatti, il carico di lavoro che i reni devono affrontare per elaborare il cibo che consumiamo, rappresenta un fattore cruciale per la loro salute», prosegue la nutrizionista.
«Le proteine di origine animale — soprattutto quelle presenti nella carne rossa e nelle carni lavorate — richiedono un maggiore impegno da parte dei reni, perché producono più scarti azotati. Questo non significa che, nelle persone sane, ciò comporti un danno. Tuttavia, in presenza di una funzionalità renale ridotta o di una predisposizione, un eccesso di proteine può aumentare lo stress renale e contribuire al rischio di sviluppare patologie».
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