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Depressione e intestino: esiste un legame?

Secondo recenti studi le alterazioni del microbiota intestinale predispongono alla comparsa di ansia e malinconia. Ecco come creare un equilibrio

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Sette metri di lunghezza
per un peso di due-tre chili e un miliardo di batteri a centimetro quadrato. È il nostro intestino, un organo che ha meritato l’appellativo di secondo cervello e dal quale, dicono le ultime scoperte, dipende spesso la depressione

UN EQUILIBRIO DINAMICO - «Uno studio multicentrico apparso nel settembre 2016 su Current Pharmaceutical Design conferma quanto emerso da altre ricerche: ovvero un link tra alterazioni del microbiota intestinale (la cosiddetta disbiosi) e la comparsa di ansia, depressione e malinconia», spiega il dottor Salvatore Bardaro, docente di medicina integrata all’Università di Siena e Pavia. «Il microbiota è infatti composto da miliardi di microorganismi quali batteri, funghi, virus e protozoi.
Se riescono a convivere pacificamente, l’intestino funziona bene e produce in modo regolare molti dei neurotrasmettitori legati al benessere quali dopamina, serotonina (ben l’80% è secreta dal “secondo cervello”) e gaba. Se invece c’è una predominanza di batteri “cattivi” su quelli “buoni”, ne risente anche la psiche.

SE VINCONO I CATTIVI - L’aumento dei ceppi pro-infiammatori, come L’Escherichia coli o la Sighella, inibisce quelli ad attività antinfiammatoria, come gli Eubacteri. Fatto che provoca una permeabilità della mucosa intestinale: allargando le “maglie”, comincia a lasciar passare scorie, tossine batteriche e residui alimentari che infiammano il plesso nervoso nascosto sotto l’intestino. Un’infiammazione silente che arriva a interessare anche il cervello cui è collegato per vie nervose».
Oggi sappiamo che se il cervello si infiamma “produce” stress, ansia e depressione. E che l’aumento di batteri intestinali “cattivi”, oltre a minare la produzionedi serotonina, blocca la trasformazione del glutammato monosodico in gaba, neurotrasmettitore che dà serenità.


COME AIUTARE IL MACROBIOTA INTESTINALE
- «Stress, sedentarietà, antibiotici e cortisonici nonché una dieta troppo ricca di zuccheri o grassi animali e povera di fibre vegetali, causano la disbiosi», spiega il dottor Bardaro. «Così come l’eccesso di cibi industriali pieni di pesticidi, conservanti, coloranti, aromi e dolcificanti artificiali». La prima regola antidepressione, quindi, consiste nel tenere a bada lo stress con una regolare attività fisica, che fa funzionare bene l’intestino e migliora il profilo neuroendocrino.
La seconda, invece, impone di ridurre gli zuccheri semplici che, causando fermentazione intestinale, creano disbiosi. Da contenere anche le proteine animali, alla base di fenomeni putrefattivi. L’ideale è portare in tavola cibi freschi di stagione, poco lavorati e trattati, rinunciare a scatolette e piatti pronti e ricreare l’equilibro tra glucidi, protidi e lipidi.


LA PSICOBIOTICA CI SALVERÀ?
È la nuova branca di ricerca che indaga il rapporto tra microbiota intestinale e psiche, suggerendo l’uso dei probiotici per riequilibrare la disbiosi. «Una metanalisi pubblicata lo scorso agosto su Nutrients conferma che il ricorso ai probiotici serve a combattere anche gli MDD (major depressive disorder)», spiega Salvatore Bardaro.
Inoltre, uno studio pubblicato su Brain, Behavior and Immunity, condotto su 40 persone (20 trattate con probiotici e 20 con placebo) dimostra che il primo gruppo dopo 4 settimane riferiva di avere meno episodi di tristezza e rimuginazione mentale. 


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Articolo pubblicato sul n. 45 di Starbene in edicola dal 25/10/2016

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