Stella Pulpo: perché non facciamo (quasi) più sesso

Tutto cambia, anche tra le lenzuola. Il desiderio c’è ancora, ma l’incontro carnale con l’altro si riveste di nuove libertà, piaceri sdoganati ma anche di paure e prospettive paralizzanti. A fare il report è una brillante scrittrice, che da oltre 20 anni indaga il pianeta della sessualità



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Il lavoro non è statistico ma antropologico. Le riflessioni su come e perché il sesso abbia, in questo decennio, modificato paradigma (di valori, aspettative, priorità) sovrasta i numeri per età, frequenza, durata. È un discorso ampio ma anche ironico e brillante, sui nuovi costumi dell’eros – di chi lo pratica e chi no – quello affrontato in oltre duecento pagine da Stella Pulpo nel suo ultimo libro C’era una volta il sesso (Feltrinelli Urra). A Starbene ha raccontato le ragioni per cui non lo facciamo (quasi) più e quelle per cui vale la pena riacciuffarci un sano e svincolato ardore.


Il tuo titolo è draconiano: “C’era una volta…” neanche arrivederci…

Perché sono cambiati tanti aspetti della attivazione sessuale, del modo con cui ci rapportiamo con questa dimensione della nostra vita. Il campo indagato nel mio testo è quello che io chiamo “copula analogica”, fatto dall’incontro fisico di due corpi nello stesso spazio e momento, e non uno degli innumerevoli surrogati digitali o bidimensionali che la contemporaneità ci offre. Ecco, tutto questo è innegabilmente diminuito a qualsiasi età. Il titolo evoca, quindi, ciò che abbiamo perso: un certo tipo di sessualità, di carnalità.


Siamo in recessione sessuale?

Sì, c’è una grande fatica del desiderio a concretizzarsi nel vero senso della parola. Dal riscontro che ho dalla mia community, composta prevalente da donne, è che non si riesca a “quagliare”. Lunghissime conversazioni, miliardi di emoji, sexting a gogò, ma poi quando si arriva al momento di reggere davvero l’incontro con un essere in carne e ossa – insieme a tutti i significati che il nostro e il suo corpo mette in gioco – quella cosa lì viene possibilmente rimandata, liquidata, evitata. Non a caso, nell’ultimo decennio il movimento del ghosting (sparizione improvvisa) ha assunto dimensioni di massa in maniera sistemica. Certo, il desiderio sulla carta potenzialmente continua a esserci, anche perché viviamo in un’epoca ipersessualizzata, che ci esorta a consumare la sessualità in molti modi possibili. Ma non è detto che si tratti di una spinta autentica, genuina.


La sessualità è ormai diventata un consumo come un altro?

Il consumismo applicato alle relazioni ha modificato, e molto, i significati degli incontri. Nell’approccio con l’altro ci aspettiamo, infatti, che lui/lei sia conforme alle nostre aspettative, come facciamo con un prodotto comprato su Amazon: lo ordini, lo provi e se non va bene lo restituisci indietro, senza dover dare alcuna spiegazione al mittente. Questo criterio utilitaristico, però, impoverisce la sessualità. Il lato più lampante è che l’altro viene visto come un “oggetto” che deve corrispondere a certi requisiti; l’altra faccia della questione, invece, rimanda al rapporto che abbiamo con il nostro corpo, e con qualsiasi atto della nostra vita: ormai qualunque cosa viene caricata da richieste performative.

La diffusione massiccia del sexting, praticato a 15 anni come a 60, spiega bene a che punto siamo arrivati nel sesso: condividiamo con un altro sequenze spinte, ma non lasciamo andare niente al caso. Siamo noi che decidiamo cosa inquadrare, cosa fare vedere, cosa scrivere. Molto diverso che spogliarsi di fronte a una persona che ci percepisce nella nostra interezza. Il sexting, insomma, ci offre l’illusione di governare meglio l’eccitazione. È più rapido, igienico, protettivo del difetto o dell’incompletezza umana. Diciamo che ci permette di sopravvivere a tutte le nostre ansie di fronte al sesso, di non essere abbastanza attraenti, perfetti, abili. E la paura del flop a letto non è più solo un tema maschile come è stato considerato per decenni, ormai interessa anche il mondo femminile.


Oggi le donne cosa si aspettano da se stesse?

Di essere sempre desiderabili partendo dall’immagine, diciamo competitive sul mercato dell’amore. Oggi più che mai, a qualsiasi età, siamo investite da questo mandato estetico che, però, non so quanto abbia a che fare realmente con il desiderio e la libertà sessuale quanto piuttosto con la paura di invecchiare, e quindi di non essere più sessualmente appetibili. Poi, le donne sono più consapevoli riguardo al loro piacere. I sex toys sono stati ampiamente sdoganati, ormai sono gadget cult; la pornografia è democratica e incontra tante fans al femminile; l’autoerotismo e le fantasie anche omosessuali da provare e sperimentare non sono più un tabù.


L’esito qual è?

Mi sembra che, soprattutto nelle fasce anagrafiche più giovani, sia in corso una maggiore consapevolezza e ricerca della propria identità sessuale in termini di aspirazioni, di gusti e di disgusti. È un passaggio evolutivo importante che, tuttavia, offre un margine di complicazione: quando hai più scelta, più informazioni, più cognizione di causa non è detto che il materiale a disposizione diventi uno strumento positivo e non, paradossalmente, una fonte di maggiori ansie e un ulteriore senso di inadeguatezza. È quello che succede di questi tempi. Perciò, ancora una volta, bisogna spiegare alle ragazze che il sesso non è una performance, ma una possibilità in cui tutti i corpi sono diversi. Così come credo che sia necessario recuperare la libertà sessuale non in termini di numero di partner, quanto di vivere i rapporti intimi in modo assolutamente personale e affrancato da cliché.


È più una fuga al maschile o al femminile?

A parte che gli uomini contemporanei manifestano delle incertezze dovute essenzialmente alla nuova grammatica dei generi, nella quale noi donne siamo cambiate in termini di aspettative, di approccio, di intraprendenza, di consapevolezza, faccio una considerazione che va oltre la distinzione categoriale. Quello che è in crisi, nel complesso, è l’umano, tutto ciò che ha che fare con la comunicazione vera. Cioè, con la realtà dei nostri corpi, che mai come ora sono stati esposti ma ritoccati in ogni modo: con i filtri, con gli interventi estetici che ti rendono più simili ai filtri.


La crisi è strutturale?

Sì, provoca l’appiattimento dell’erotismo, il quale di base è qualcosa che necessita di uno stimolo, di uno scambio, di una relazione con l’altro da sé. Mentre, adesso, siamo sempre meno disposti a “sporcarci”. Il sesso vero è fatto di cose viscerali, tocca delle corde primordiali che hanno a che fare con facce brutte, odori forti, lenzuola spiegazzate che, però, non vogliamo più. In poche parole, siamo molto, molto preoccupati del nostro aspetto anche a letto. La sessualità odierna mi richiama alla mente un’immagine: in camera da letto, siamo in tre, noi, il partner e… il telefono che fotografa e filma ogni posizione, ogni parola, ogni sospiro. E non è un gioco erotico una tantum, ma una pratica diffusissima se per visionare il materiale pornografico amatoriale pubblicato nel 2019 su Pornhub occorrerebbero 169 anni! Il sesso, ormai, è molto visivo, quando invece bisognerebbe rimettere al centro il corpo con tutto il suo apparato sensoriale che concorre all’esperienza. In fondo, l’intimità fisica è uno strumento anche per conoscere meglio se stessi, oltre che l’altro che si ha di fronte.


Il sesso è materia viva: qual è la sua linfa?

Rispondo da donna. Da una parte è un tema di consapevolezza fisica, cioè conoscenza del proprio corpo, del proprio piacere, delle proprie fantasie: sembra banale dirlo, ma non lo è nemmeno nel 2023. Dall’altra, ci vuole una certa capacità di intendere il sesso come una parte della nostra vita non sacrificabile. Non perché vogliamo essere “tigri del ribaltabile”, ma solo coscienti che l’energia sessuale è una carica positiva. Ci fa molto bene, ci permette di portare nuova linfa anche in altri ambiti esistenziali. Bisognerebbe riuscire a mettere a fuoco questo concetto, senza farci limitare dai sensi di colpa (“è il caso o no?”, “faccio bene o no?”), uno dei maggiori strumenti di controllo della nostra vita.


Che memoria dobbiamo recuperare?

Sicuramente la libertà di essere come siamo, senza un miliardo di paranoie estetiche e non. Ciò che conta è che tu vuoi quella persona, e lui vuole te al di là delle reciproche imperfezioni, delle sbavature, delle cicatrici. Perché il desiderio passa dalle budella al cervello e attraverso la pelle, senza ostacoli. Questa corrente fortissima è più rara, ma quando ne troviamo traccia, allora, facciamone tesoro.


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