Sleepmaxxing: cos’è e quali rituali per ottimizzare il sonno sono davvero utili
I social stanno dettando la moda del riposo ottimizzato e propongono prodotti tecno, rituali particolari e video virali che promettono di farci dormire meglio e di più. Ma fino a che punto sono davvero utili? Starbene ha indagato

Sui social, e su TikTok al massimo, impazza la tendenza dello sleepmaxxing, letteralmente “massimizzare il sonno”. Video e routine virali promettono notti perfette grazie a gadget, luci terapeutiche e algoritmi che calcolano l’ora ideale per addormentarsi.
È il nuovo culto del riposo “ottimizzato”, che però rischia di trasformare un bisogno naturale in una gara tecnologica. Ne abbiamo parlato con Martina Migliore, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, PhD in Psicobiologia e Psicofarmacologia, per capire cosa è davvero utile e cosa invece appartiene più al marketing che alla scienza.
Su TikTok si parla di sleepmaxxing: come spiega ai suoi pazienti questa moda?
«Inizio sempre cercando di normalizzare il fenomeno: lo sleepmaxxing è un collage di consigli e dispositivi per ottimizzare il sonno, una sorta di buffet di trucchi per dormire meglio. Può essere un’occasione per riflettere sulle proprie abitudini, ma va affrontato con senso critico: non tutto ciò che è virale ha basi scientifiche solide. Invito sempre a sperimentare con equilibrio, personalizzando e senza trasformare il riposo in una ricerca ossessiva della perfezione».
Tra maschere a luce rossa, tappi hi-tech e anelli che monitorano il sonno: quali strumenti hanno davvero un supporto scientifico?
«Esistono buone evidenze scientifiche a favore dei dispositivi che si indossano, come anelli e smartwatch: raccolgono dati affidabili su battito e movimento. Le maschere a luce rossa mostrano effetti promettenti su melatonina e ritmo circadiano, ma gli studi sono ancora preliminari. I tappi nasali hi-tech possono essere utili in caso di reali ostruzioni, però andrebbero scelti con criterio e sempre su consiglio medico».
Gli algoritmi che suggeriscono l’orario ideale per addormentarsi possono essere utili o rischiano di generare ansia da prestazione?
«Possono offrire spunti interessanti per comprendere i propri ritmi, ma se diventano regole rigide o strumenti di confronto tra le persone rischiano di creare ansia da prestazione. Un algoritmo non può sostituire una valutazione medica: meglio considerarlo una bussola flessibile, non un dogma».
Le routine del sonno condivise online: ispirazione o rischio di eccesso di controllo?
«Possono essere una fonte di idee e di senso di comunità, tuttavia se diventano rigide rischiano di rendere il sonno un atto meccanico. Come nella meditazione, non esiste un’unica via: il vero relax nasce dalla capacità di adattarsi. Meglio trarre ispirazione e adattarla al proprio stile di vita».
Cosa pensa dei suoni binaurali e delle playlist per stimolare le onde cerebrali durante il sonno?
«Il white noise può ridurre i livelli di cortisolo e favorire il rilassamento. Anche il pink noise sembra potenziare le onde lente e migliorare il sonno profondo. Se usati a volume moderato, questi suoni aiutano a distendersi e a favorire un riposo di qualità, senza aspettarsi miracoli».
Lo sleepmaxxing promette performance migliori di giorno: quali benefici reali possiamo aspettarci?
«Un sonno di qualità migliora concentrazione, memoria, umore e gestione dello stress. Riduce irritabilità e rafforza le difese immunitarie. Non serve dormire nove ore: l’importante è dormire bene, anche per meno tempo».
E il rischio opposto: quando la ricerca della “notte perfetta” diventa un’ossessione?
«È il caso dell’ortosomnia, l’ansia da misurazione del sonno. Chi monitora ossessivamente i propri dati finisce spesso per dormire peggio. Il confronto continuo con gli altri alimenta stress e abbassa il tono dell’umore. In questi casi serve un “reset”: meno monitoraggio, più fiducia nel proprio corpo».
Un hack che funziona davvero?
«La respirazione diaframmatica, in particolare la tecnica 4-7-8: inspirare per 4 secondi, trattenere per 7, espirare per 8. Calma il sistema nervoso e allontana i pensieri. Bastano poche ripetizioni prima di coricarsi».
Tra ambiente, corpo e tecnologia, cosa incide di più sul sonno?
«L’ambiente. Luce, temperatura, rumore e comfort sono la base di tutto. Se la camera non favorisce il riposo, nemmeno corpo e tecnologia possono compensare. Meglio partire da lì, poi integrare il resto. Una mascherina in seta, buoni tappi per le orecchie e una tisana rilassante possono fare miracoli. Fondamentali restano la qualità del materasso e della biancheria. Prima di investire in tecnologia, serve costruire un ambiente confortevole e curare l’igiene del sonno».
Integratori: trend o aiuto reale?
«Entrambi, dipende da come vengono usati. Magnesio e melatonina sono utili in caso di carenza, ma se assunti senza criterio possono risultare dannosi. Gli integratori servono a completare, non a sostituire, uno stile di vita equilibrato».
Quali innovazioni sul sonno vedremo in futuro?
«Arriveranno stanze “intelligenti” capaci di adattare luce, suono e temperatura ai nostri parametri vitali. Forse anche pillole “smart” che rilasciano ormoni del sonno in modo personalizzato. Il riposo del futuro sarà sempre più su misura, ma la tecnologia deve adattarsi a noi, non il contrario. Lo sleepmaxxing può essere un’occasione per ascoltare meglio i propri bisogni fisiologici, purché non diventi una mania da misurare con un’app. Dormire bene resta un atto naturale, non una performance da ottimizzare».
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