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Radioligandi, i farmaci del futuro

Una cura rivoluzionaria per i tumori neuroendocrini e della prostata in fase avanzata apre un nuovo scenario terapeutico, aumentando sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti

Foto: iStock



Tumore. Aggiungici “in fase avanzata”. E poi metastasi. Parole da far tremare le gambe: e invece a tutto ciò, oggi, si può aggiungere una oggettiva speranza. Infatti, anche per alcune delle situazioni più gravi in oncologia si stanno aprendo nuove possibilità concrete di cura, grazie a nuovi percorsi terapeutici, frutto del matrimonio fra oncologia e medicina nucleare. Che, anche per i casi più gravi, hanno prodotto farmaci innovativi in grado di prolungare sensibilmente la sopravvivenza e di offrire una qualità di vita spesso buona, anche in presenza di malattia avanzata. Sono questi (ma è solo l’inizio) i risultati ottenuti dai radiofarmaci, o radioligandi. Ma si valuta già di poterli utilizzare, viste le premesse, anche in fasi più precoci di malattia, con vantaggi per diversi tipi di pazienti oncologici.

Ne parliamo con due esperte, Laura Evangelista, direttore del Gruppo di Medicina Nucleare e professore straordinario all’Humanitas University, e Sabrina Rossetti, oncologo medico dell’Oncologia Sperimentale Uro ginecologica dell’Istituto Tumori di Napoli Fondazione Pascale.


Medicina nucleare: l’oncologia entra in una nuova era

Le novità terapeutiche, dunque, riguardano i tumori in fase avanzata. «In genere si tratta di fasi della malattia che hanno già prodotto metastasi in altre parti del corpo, in cui si è già stati sottoposti a una serie di trattamenti come la chemioterapia, l’ormonoterapia, la chirurgia o la radioterapia, senza ottenere la guarigione», spiega Laura Evangelista. «Fino a ieri la storia terapeutica del paziente si fermava qui: oggi è possibile praticare altre terapie che, così specifiche, prima non c’erano. Parlo di medicina nucleare e di radiofarmaci, o radioligandi».

In questi casi si parla anche di teranostica, una parola che lega terapia a diagnostica proprio nell’ambito delle tecnologie più avanzate.

«Per ora queste cure sono applicabili solo a due tipi di tumori: quello neuroendocrino, che è un malattia rara (l’incidenza in Italia è di poco superiore a 2 casi su 100.000), e quello alla prostata», continua Evangelista. «Quello neuroendocrino colpisce prevalentemente le mucose presenti in molte aree dell’organismo, per esempio a livello bronchiale, polmonare, e in percentuale maggiore il tratto gastroenteropancreatico, ed è una malattia che attacca anche i giovani fra i 35-40 anni. I sintomi sono confondibili con altre patologie, perché, per esempio, sono la sudorazione anomala o problemi gastrointestinali quali diarrea e meteorismo, e infatti spesso il vero problema si scopre facendo degli esami specifici. L’altro è quello della prostata».


La nuova speranza per il tumore alla prostata

Il tumore alla prostata è primo per incidenza nell'uomo adulto e, ogni anno in Italia ci sono 40.000 nuove diagnosi. «Abbiamo scoperto che, come quello alla mammella, è anche legato alla familiarità e, spesso, è prodotto da una mutazione genica, che è il BRCA, lo stesso del seno», spiega Evangelista.

«Se è molto aggressivo, e quindi può arrivare a una fase avanzata, lo si scopre con il Gleason score, un punteggio che si dà dopo aver prelevato il tessuto prostatico con la biopsia: più è vicino a 10 più “cattiva” è la patologia. Se il paziente ha solo la mutazione genica lo si cura anche con gli inibitori dei PARP, che sono degli enzimi oncogeni. Invece i radioligandi possono essere usati nei casi di tumore prostatico metastatico e resistente alla castrazione, positivo all'antigene di membrana PSMA, non rispondente agli altri farmaci».

Situazioni in cui, in passato, le opzioni terapeutiche erano molto limitate e le prospettive per i pazienti estremamente ridotte. «Il nostro è uno dei primi Centri in Italia che sta utilizzando questa nuova cura», racconta Sabrina Rossetti, oncologo presso il reparto di Oncologia Sperimentale Uro ginecologica dell’Istituto Tumori di Napoli, IRCCS Fondazione Pascale. «Oggi la terapia con radioligandi è autorizzata dall’AIFA e completamente rimborsata». Il trattamento dura circa sei mesi.


Non confondiamoli con la radioterapia

Radiofarmaci o radioligandi: richiamano la classica radioterapia, ma sono una cosa completamente diversa.

«Sì perché i radiofarmaci sono figli della Medicina Nucleare avanzata e vengono somministrati per via endovenosa, raggiungendo, attraverso il sangue, tutte le parti dell’organismo, in particolare lì dove si trova il tumore e le sue metastasi. Arrivato al bersaglio, lo distrugge con le radiazioni», spiega Evangelista.

«La radioterapia invece non viene iniettata ma irradia dall’esterno solo la parte malata (la prostata, i linfonodi) con una macchina. Il radiofarmaco è quindi una sorta di radioterapia interna molto precisa, che arriva ovunque».


Cacciatori di metastasi

Perché si chiama radioligando? Il nome strano è dovuto alle caratteristiche di questo radiofarmaco inventato dalla Medicina Nucleare. Infatti, ha la capacità di legarsi al target posto sulla superficie delle cellule tumorali: lo riconosce, lo raggiunge, ci si ancora saldamente stabilendo una sorta di “ponte” tra la sua parte che si aggancia al target ed il radioisotopo che trasporta, e che inizia a emettere radiazioni che distruggono le cellule tumorali.

«Nei tumori avanzati le cellule tumorali possono essere sparse in molte zone dell’organismo ma, grazie al fatto che entra nel circolo ematico, il radiofarmaco ha una grande capacità di raggiungerle e di agganciarsi ad esse in modo molto selettivo», aggiunge Evangelista.

«La radiazione è minima ma sufficiente allo scopo, e non ha importanti effetti collaterali, sicuramente non provoca lesioni alla pelle come nella radioterapia».


La malattia si blocca più a lungo

Ma quali sono i risultati di questa scoperta? «Importanti. I pazienti che ricevono questo trattamento vivono più a lungo», spiega Evangelista. «La progressione della malattia si arresta per un periodo che può variare in base al tipo di tumore e alla risposta individuale. Ma molti pazienti trovano giovamento soprattutto dal punto di vista del dolore e nel sentirsi finalmente più in forza ed energici, senza subire grandi effetti collaterali, soprattutto l’anemia, che riusciamo a gestire».

«Nel caso del tumore alla prostata parliamo di vantaggio in sopravvivenza che si associa a una buona qualità di vita», sottolinea la dottoressa Rossetti. «Il paziente continua a essere attivo, se è un nonno a stare con i suoi nipoti, se è un paziente giovane va al lavoro, esce con la moglie a cena. La terapia dura circa 6 mesi e, nel trattamento del tumore alla prostata, il farmaco viene somministrato ogni 6 settimane in 6 cicli, un altro vantaggio perché non impegna troppo il malato.

Si tratta davvero di medicina di precisione, innovativa e molto efficace sul tumore e sulle metastasi, proprio perché il radioligando si aggancia al PSMA, un recettore di membrana specifico per la prostata. È una buona speranza per chi è in fase avanzata della malattia e ha già provato altre terapie: una nuova mossa sulla scacchiera della partita contro il cancro». È un’opzione terapeutica ben tollerata. Consente al paziente di restare attivo, con una buona qualità di vita.


Destinati a un futuro promettente

Il futuro prevede l’uso di radioisotopi ancora più efficaci nel distruggere le cellule cancerogene per allungare il periodo di sopravvivenza.

«Nell’ambito del tumore alla prostata, stiamo anche valutando l'utilizzo della terapia con radioligandi in fasi più precoci della malattia, quindi nei pazienti in pre-chemioterapia, e addirittura quando la malattia è localizzata e non metastatica», conclude Rossetti. «Abbiamo già alcuni studi in corso. Un domani, poi, potremo inserire le nuove cure prima dell'intervento chirurgico. Insomma, si va verso l'anticipazione dell’uso del farmaco, per una medicina sempre più di precisione».


Cos'è la teranostica

Una novità. La teranostica unisce la diagnosi (come la PET) e la terapia (come i radiofarmaci) ed è la nuova frontiera della medicina di precisione in oncologia. Individua il tumore e lo colpisce con più precisione.

Selettiva. Grazie all’individuazione di particolari target tumorali, la teranostica permette tramite i radiofarmaci di colpire il tumore anche in certe malattie in fase avanzata come quelle neuroendocrine e della prostata, che non rispondono più ad altri trattamenti.

Precisa. La teranostica usa mezzi che non solo riconoscono l’esatta ubicazione del tumore ma anche delle sue eventuali metastasi in tutto il corpo, scovando i recettori che contraddistinguono le cellule tumorali.


Radioprotezione, oggi ci sono meno limitazioni

«Fortunatamente i radiofarmaci che utilizziamo oggi, quelli più innovativi, sono molto più sicuri anche dal punto di vista della radioprotezione», spiega la dottoressa Evangelista.

«Il paziente può rimanere anche un solo giorno in ospedale, essere dimesso e mantenere delle norme di radioprotezione per un tempo variabile tra 2 e 7 giorni, una precauzione che potrebbe essere necessario prolungare qualora si prevedano contatti con soggetti fragili, come bambini o donne in gravidanza. Non deve dormire da solo (spesso ha un familiare caregiver che può continuare ad assisterlo). L'unica accortezza è che tutto ciò che produce il malato, dai pannoloni agli indumenti che potrebbero essere contaminati, vanno trattati separatamente, ma questo vale per i primi 3 giorni dalla dimissione, quindi non per un periodo lungo. E si mangia a tavola tutti insieme, basta non usare le stesse stoviglie».



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