Nevralgia del trigemino: sintomi, cause, terapia

Malattia cronica-recidivante dovuta all’infiammazione del nervo trigemino, la nevralgia del trigemino arriva a compromettere seriamente le attività quotidiane. Ecco quali sono i sintomi e quali le soluzioni farmacologiche e non



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Anche una carezza può trasformarsi in un dolore insopportabile se si soffre di nevralgia del trigemino, la malattia cronica-recidivante che secondo i dati della SIN (Società Italiana di Neurologia) colpisce 5 abitanti ogni 100.000. Pochi, ma non pochissimi, se si pensa che la nevralgia del trigemino arriva a compromettere seriamente le attività quotidiane, dal lavoro allo sport, dagli spostamenti ai rapporti sociali. Una vita piena di limitazioni, insomma, per via di un malessere acuto difficilmente controllabile con i farmaci. Ecco le novità per metterlo ko.

Nevralgia del trigemino, i sintomi: intensi e debilitanti

Una pugnalata o una scossa elettrica. Così i pazienti affetti da nevralgia del trigemino descrivono il dolore paralizzante che provano quando sono “sotto attacco”. È dovuto alla repentina e violenta infiammazione del trigemino, un nervo sensitivo molto importante ricco di nocicettori, i recettori del dolore. Viene chiamato anche “quinto nervo cranico” ed è il più lungo dei 12 nervi che attraversano il volto e la scatola cranica, correndo sia a sinistra sia a destra dell’emisfero facciale.

«Le fitte dolorose vengono avvertite in corrispondenza di guance, zigomi, mandibola, mascella, gengive e persino denti che diventano improvvisamente ipersensibili», spiega la dottoressa Susanna Usai, neurologa presso l’Unità Operativa di Neurologia 3 dell’Istituto Neurologico Besta di Milano. «Le lancinanti fitte durano pochi secondi ma si ripetono più volte nel corso della giornata e sono esacerbate da qualsiasi movimento del volto, come parlare, masticare, lavarsi i denti, e da stimoli esterni quali il vento o lo sfioramento delle dita».


Nevralgia del trigemino: cause ancora avvolte nel mistero

La nevralgia del trigemino può essere secondaria a malattie importanti come la sclerosi multipla o le infezioni da Herpes Zoster, il virus della varicella che in condizioni di stress (e conseguente abbassamento delle difese immunitarie) può riattivarsi. Il più delle volte, però, si tratta di forme dovute al cosiddetto “conflitto neurovascolare”: la RM (Risonanza magnetica) e l’Angio-risonanza magnetica (che visualizza i vasi intracranici) evidenziano la compressione meccanica del nervo trigemino da parte di una vicina arteriola facciale che finisce per irritarlo e ledere la guaina mielinica che lo ricopre. Fatto che accentua la sensibilità delle fibre nervose.

Nevralgia del trigemino, la terapia nella fase acuta e come profilassi

«Come per tutti i dolori di origine neuropatica, trasmessi cioè attraverso le fibre nervose, in prima istanza il neurologo prescrive antidolorifici e antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS, come l’indometacina) da prendere al bisogno per sedare l’attacco», chiarisce la dottoressa Usai. «Si tratta di molecole sintomatiche che vanno sempre associate a una terapia di profilassi sul lungo periodo, mirata a ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi. Viene attuata la somministrazione di farmaci neuromodulatori (gabapentin, pregabalin, carbamazepina) che vanno assunti due volte al giorno per diversi mesi, fino alla scomparsa degli attacchi». Avendo degli effetti collaterali, dai capogiri alla sonnolenza, vanno presi sotto stretto controllo medico, rispettando scrupolosamente tempi e posologia.


Le due novità non farmacologiche

Nel mirino della ricerca, fortunatamente anche la nevralgia del trigemino può oggigiorno avvantaggiarsi di due nuovi trattamenti non farmacologici, che risultano efficaci anche nel lungo periodo. Sono la radiofrequenza e la neurostimolazione.

«Nel primo caso si sfruuta la potenza di un campo elettromagnetico, che viene veicolato nel nervo da piccoli aghetti, per ridurre la sensibilità delle fibre nervose», spiega la dottoressa Usai. «Dietro anestesia locale, si inserisce l’ago e si inviano degli impulsi elettrici ad alta frequenza, in modalità pulsata o continua, destinati a colpire le fibre deputate alla trasmissione del dolore al cervello». Come per tutte le patologie infiammatorie croniche, la radiofrequenza funziona in circa il 70 per cento dei casi ma i risultati sono maggiori in caso di impulsi continui che effettuano una vera e propria neurolisi: liberano il nervo dalla compressione, con benefici che si mantengono fino a tre anni (poi si ripete il trattamento).

In caso di dolore molto intenso, non risolvibile né con la terapia farmacologica né con la radiofrequenza, si gioca la carta della neurostimolazione. Prevede un piccolo intervento chirurgico in anestesia locale ed, eventualmente, sedazione generale per installare a livello perinervoso (cioè intorno al nervo trigemino) dei microscopici elettrodi collegati a un generatore di corrente posto sotto la cute e grande quanto un francobollo. Questo generatore invia al nervo degli impulsi costanti in modo da desensibilizzare le fibre e riuscire così a tenere sotto controllo il dolore, prevenendo anche le crisi ravvicinate.


Nevralgia del trigemino, quando ricorrere all’intervento

In circa il 10 per cento dei casi è consigliabile optare per una soluzione definitiva, ricorrendo a un piccolo intervento di neurochirurgia. «Con il termine di termorizotomia trigeminale si indica un intervento mininvasivo, che avviene per via percutanea tramite incisioni 3-4 mm», avverte la dottoressa Susanna Usai. «Grazie a un bisturi elettrico il chirurgo “brucia” delle fibre nervose, interrompendo parzialmente la trasmissione dei segnali dolorosi dal nervo al cervello. Un secondo tipo di intervento è la decompressione microvascolare (MVD), utile a trattare il dolore e lo spasmo facciale refrattario alle terapie mediche, chiaramente dovuto alla vicinanza anatomica di un arteriola che, pulsando, irrita il nervo. In questo caso il chirurgo, passando da una piccola incisione dietro l’orecchio, inserisce un patch o un micropalloncino in materiale spugnoso che ha lo scopo di distanziare le radici nervose del trigemino dall’arteriola, evitando qualsiasi contatto doloroso». Ed è proprio grazie all’interposizione di questo “separatore” che la persona affetta da nevralgia ricomincia a vivere, finalmente libera dal dolore.


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