Se pensi che il morbillo sia roba da bambini e riguardi soprattutto il passato, forse è il caso di cambiare idea. Uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases ha recentemente stimato che quasi un italiano su dieci, infatti, non è protetto da questa malattia. Un dato che coinvolge anche gli adulti, soprattutto quelli tra 20 e 40 anni, considerati i più suscettibili fra gli over 18. Il perché, e come affrontare questo nemico, lo abbiamo chiesto alla dottoressa Antonietta Filia, primo ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità - Dipartimento malattie infettive, fra le autrici dello studio.
Il morbillo fa ancora paura?
«Certo, è una malattia potenzialmente grave, la più contagiosa fra quelle che si possono prevenire con la vaccinazione. Purtroppo, viene spesso percepito come una banale patologia dell’infanzia, però non è affatto così, come dimostrato dai dati. Nella maggior parte dei casi il paziente guarisce nell’arco di un paio di settimane, ma in un terzo sviluppa una complicanza, anche estremamente grave. A livello mondiale è ancora oggi una delle principali cause di morte nei bambini con meno di 5 anni di età».
Quali sono le complicanze?
«Tra le più frequenti l’epatite, l’otite e la diarrea, ma anche la polmonite, che colpisce un ammalato su 20 e può provocare un’insufficienza polmonare. Senza dimenticare la trombocitopenia (la diminuzione di piastrine nel sangue, che aumenta il rischio di sanguinamento), la cheratite e le convulsioni febbrili. Più rare, ma molto gravi, sono le complicanze neurologiche: circa un caso su mille sviluppa un’encefalite, che nel 20% può lasciare danni permanenti.
Inoltre, può portare al decesso (uno o due ogni mille casi nei Paesi ad alto reddito, mentre in quelli più poveri la percentuale può arrivare al 5-10%). Infine, il morbillo può causare la panencefalite sclerosante subacuta, una rara malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, sempre letale, che può comparire in media 7 anni dopo il contagio (soprattutto in chi ha avuto il morbillo nell’infanzia), provocando convulsioni e un progressivo deterioramento mentale».
E i rischi in gravidanza?
«Una donna in attesa che acquisisce l’infezione ha probabilità più elevate di avere delle complicanze. Ma ci sono rischi anche per il suo bambino, che può nascere prematuro e sottopeso».
Ha detto che è molto contagioso...
«Molto più dell’influenza, per esempio. La trasmissione avviene attraverso le “goccioline” respiratorie emesse quando una persona infetta tossisce o starnutisce, e il virus può resistere e rimanere infettivo nell’aria e sulle superfici, anche fino a due ore. Questo significa che, se qualcuno suscettibile si trova in una stanza dove è stato un malato nel suo periodo di contagiosità, può contrarre il morbillo anche fino a due ore dopo l’uscita del soggetto dalla camera.
Inoltre, una persona con il morbillo è contagiosa da circa quattro giorni prima dell’inizio del tipico esantema (caratterizzato da piccole macchie rosso-brunastre o rosso vivo) fino a quattro giorni dopo. Perciò è possibile essere infettati da persone che non sanno ancora di avere la malattia».
I sintomi da tenere d’occhio?
«Di solito compaiono circa dieci giorni dopo il contagio. Sono febbre (anche molto alta), malessere e tosse, rinite e congiuntivite. Una settimana dopo arriva l’esantema: inizia dal volto e dal collo, nei giorni successivi si diffonde agli arti e al tronco. La durata è di circa due settimane, e anche se non sfocia in problemi più gravi rimane comunque una malattia fastidiosa».
Perché la fascia 20-40 è particolarmente vulnerabile?
«Il vaccino per il morbillo è stato introdotto nel nostro Paese nel 1976, per poi essere inserito nei calendari vaccinali tempo dopo. Per molti anni, però, le coperture vaccinali si sono rivelate molto basse, perché la maggior parte dei bambini non veniva vaccinata. All’inizio si arrivava al 10-20%, poi negli anni 90 abbiamo iniziato a toccare quota 30-40%, e l’incidenza del morbillo ha iniziato a diminuire, lentamente.
Ecco, gli adulti suscettibili alla malattia non sono altro che i bambini nati negli anni in cui le coperture vaccinali erano molto basse e che non sono stati vaccinati in età pediatrica. Questo gruppo di popolazione rimane oggi suscettibile a contrarre la malattia e le sue complicanze, oltre che a contribuire in maniera sostanziale alla trasmissione del morbillo in Italia. È importante, quindi, recuperare la copertura vaccinale in queste fasce di età».
Quanto è importante il vaccino?
«È fondamentale. Si tratta dell’unico strumento efficace a disposizione per prevenire il morbillo e, poiché questa malattia è molto contagiosa, per interromperne la trasmissione endemica è stata introdotta anche la seconda dose: la prima ha un’efficacia del 93-95%, mentre con l’altra si arriva al 97% circa. Il vaccino è sicuro, valido e utilizzato da oltre cinquant’anni. Un’elevata copertura vaccinale riduce la circolazione del virus nella popolazione, proteggendo anche chi non può riceverlo, come i bambini sotto l’anno di età e le persone che presentano un deficit immunitario».
E i dati, oggi, che cosa ci dicono?
«Che nel nostro Paese, almeno per quanto riguarda la prima dose (viene somministrata a 12 mesi), la percentuale di vaccinati è abbastanza elevata: abbiamo raggiunto quasi il 95%, mentre per la seconda (a 5-6 anni) siamo ancora all’85%. L’obiettivo è raggiungere una copertura di almeno il 95% per due dosi di vaccino, necessaria per eliminare il morbillo: un target che finora è stato centrato soltanto nelle Americhe. Solo quando tutte le Regioni del mondo avranno raggiunto l’eliminazione del morbillo si potrà parlare di eradicazione, come è già avvenuto per il vaiolo».
Si può fare anche da adulti?
«Certamente. Il vaccino è offerto gratuitamente in Italia fino all’età di 59 anni ed è raccomandato per qualsiasi persona suscettibile, cioè che non abbia documentazione scritta di avvenuta vaccinazione o pregressa malattia. Se non si è in possesso di tale certificazione, nella maggior parte dei casi non è necessario misurare gli anticorpi nel sangue. La persona viene considerata come suscettibile al morbillo e, in assenza di controindicazioni, è consigliata la vaccinazione. Anche se la malattia dovesse già essere stata contratta in passato e si fosse già immuni, il vaccino non comporta rischi. Ma attenzione: è controindicato durante la gravidanza e nelle persone con deficit immunitario».
Periodi a rischio?
«Il virus circola con maggiore facilità tra la fine dell’inverno e la primavera, ma negli ultimi tempi l’andamento ciclico tipico è meno evidente. È importante verificare il proprio stato vaccinale prima di intraprendere qualsiasi viaggio internazionale, perché in diversi Paesi il morbillo circola molto. Per esempio, recentemente ci sono state epidemie rilevanti in Romania e in Marocco. E i casi “importati” in Italia sono davvero tanti».
Cifre in crescita, anche l'Italia a rischio
«Lo scorso anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato un aumento dei casi di morbillo in tutto il mondo, fenomeno che ha coinvolto anche l’Italia», racconta Antonietta Filia. «Nel nostro Paese, dopo un picco di oltre 5 mila casi nel 2017, i numeri sono diminuiti, complici l’introduzione dell’obbligo vaccinale e le misure contro il COVID-19. Ma a partire da agosto 2023 vi è stata una ripresa, a causa delle coperture vaccinali inadeguate e dell’accumulo di persone suscettibili. Per prevenire la diffusione del morbillo e i focolai, oltre a rafforzare la vaccinazione pediatrica di routine, è fondamentale vaccinare anche adolescenti e adulti ancora suscettibili».
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