Menopausa: entro quando iniziare la Tos, fratture, calo udito

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di Laura Della PasquaLaura Della Pasqua


1. Entro quanto tempo dall'entrata in menopausa si può iniziare la Tos?


2. Mia sorella ha 52 anni e fatica a riprendersi da una frattura


3. Mi sembra di sentire di meno e con difficoltà


farmaci, pillole, medicinali

1. Entro quanto tempo dall'entrata in menopausa si può iniziare la Tos?

Generalmente entro 10 anni. Ma alcune donne che hanno rinviato nel tempo la possibilità di intraprendere la terapia ormonale sostitutiva, a fronte della persistenza dei disturbi come vampate, insonnia, dolori articolari, si chiedono se è possibile avviare la Tos anche dopo diversi anni, anche 10 anni, dall’inizio della menopausa. È una decisione che va presa con cautela e sempre affidandosi al ginecologo.

Le linee guida prescrivono che la terapia ormonale sostitutiva venga iniziata entro 10 anni dall'entrata in menopausa o prima dei 60 nelle donne sintomatiche. La possibilità di ricorrere alla Tos oltre questi limiti temporali va ponderata poiché aumentano i rischi cardiovascolari e tromboembolici. Tuttavia, se persistono sintomi invalidanti, come vampate che compromettono la qualità della vita è possibile considerare dosaggi minimi, preferibilmente tramite via transdermica (cerotti, gel). Nel corso della valutazione il ginecologo prenderà in considerazione lo stato di salute della paziente se cioè non ha patologie importanti, se segue uno stile di vita sano con attività fisica regolare, se è normopeso e se fuma. Inoltre valuterà se esistono rischi cardiovascolari. Bisogna sempre ricordarsi che la Tos è una terapia farmacologica e come tale va intrapresa sotto stretta osservanza del proprio medico e con tutte le cautele del caso.

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2. Mia sorella ha 52 anni e fatica a riprendersi da una frattura

Gestire una frattura dopo i 50 anni, quando si è entrate in menopausa, richiede un approccio diverso rispetto a quando si è più giovani. Il calo degli estrogeni accelera la perdita di densità ossea e la capacità di rigenerazione diminuisce. L'equilibrio tra la distruzione del vecchio tessuto osseo e la creazione di quello nuovo tende a sbilanciarsi. Questo processo è più marcato se la donna conduce una vita sedentaria e se soffre di osteoporosi come spesso accade in menopausa. Le fratture più comuni in questa fascia d'età colpiscono solitamente il polso, le vertebre e il femore. La frattura al polso è spesso la prima avvisaglia di fragilità ossea, causata dal tentativo di parare una caduta. Per le vertebre gli incidenti possono verificarsi anche senza una caduta (crolli vertebrali), manifestandosi con mal di schiena improvviso o perdita di altezza. Altra zona a rischio è il femore. Le fratture più serie  richiedono quasi sempre l'intervento chirurgico e una riabilitazione intensiva.

Il percorso di guarigione e di recupero è lento. Oltre al gesso o all’intervento, deve includere la valutazione del metabolismo osseo tramite la MOC, gli esami del sangue per Calcio, Fosforo e Vitamina D, per capire perché l'osso si è rotto. Spesso è necessario integrare la Vitamina D per favorire l'assorbimento del calcio. La fisioterapia precoce è fondamentale per non perdere tono muscolare e mantenere la mobilità delle articolazioni vicine alla frattura. Resta sempre valida la regola per chi ha superato i 50, della prevenzione. Questo significa fare attività fisica che può essere camminare o fare pesi leggeri per stimolare le cellule ossee a produrre nuovo tessuto. L’alimentazione deve includere un apporto proteico adeguato e latticini per il calcio.

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3. Mi sembra di sentire di meno e con difficoltà

C’è un legame tra calo dell’udito e calo degli ormoni per la menopausa. Il tema è spesso sottovalutato ma non è affatto una coincidenza che molte donne inizino a notare un calo proprio in concomitanza con la boa dei 50 anni e la fine del ciclo mestruale. La ricerca suggerisce che gli estrogeni non regolano solo il ciclo riproduttivo, ma svolgono un ruolo protettivo cruciale su tutto il sistema uditivo, dal padiglione auricolare fino alle aree del cervello che interpretano i suoni. Le cellule ciliate della coclea e i nervi uditivi sono disseminati di recettori per gli estrogeni. Quando questi calano c’è una riduzione del flusso sanguigno. Gli estrogeni aiutano a mantenere i vasi sanguigni elastici e aperti e quando diminuiscono, la micro-circolazione nell'orecchio interno può soffrire, "affamando" di ossigeno le cellule ciliate.

Gli ormoni inoltre influenzano la velocità con cui i segnali elettrici viaggiano dall'orecchio al cervello. Con meno estrogeni, si sente il suono ma si fatica a decodificare le parole velocemente. Subentra poi la secchezza delle mucose. Proprio come la pelle e altre mucose, quelle dell’orecchio diventano più secche. Anche la produzione di cerume o la salute del condotto uditivo possono cambiare, influenzando indirettamente la qualità dell’ascolto. C’è un dibattito scientifico aperto sul ruolo della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS). Alcuni studi suggeriscono che la TOS possa proteggere l'udito se iniziata tempestivamente ma altri indicano che un uso prolungato di soli progestinici (senza un bilanciamento adeguato di estrogeni) potrebbe paradossalmente peggiorare la situazione. Si può allora fare prevenzione? Il processo si può rallentare ma non si può fermare. È come per la vista; anche con la migliore prevenzione, dopo i 50 la maggior parte delle persone ha bisogno degli occhiali da lettura. Il capitale uditivo però si può proteggere regolando il volume delle cuffie per musica (mai oltre il 60% del volume massimo e mai oltre 60 minuti). L’orecchio ha bisogno spesso di silenzio. Inoltre esiste un legame tra l’ipertensione e la perdita di udito. Anche il fumo danneggia i vasi sanguigni dell’orecchio e interferisce con i neurotrasmettitori. Poi l’alimentazione: semi di zucca e legumi e comunque cibi ricchi di zinco, o cioccolato fondente e spinaci che hanno magnesio e tutti i cibi con Omega 3 sono consigliati. Infine una curiosità: spesso le donne in menopausa riferiscono che la sensibilità ai rumori forti aumenta (iperacusia), mentre la capacità di distinguere le voci nel rumore diminuisce.

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