- Perché il grasso di chi soffre di lipedema si infiamma
- La dieta che aiuta a ridisegnare la mappa corporea
- L’attività fisica fa la differenza, ma non va scelta a caso
- L’ozonoterapia può spegnere l’infiammazione
- I trattamenti estetici che puntano sulla dolcezza
- Quando la liposuzione (gentile) è la scelta giusta
- L’Ayurveda completa il percorso
Hai presente le donne curvy raffigurate da Fernando Botero? Alcune sono obese, mentre altre hanno la faccia da luna piena ma mostrano una disparità tra la parte superiore del corpo e quella inferiore, con gambe molto grosse. Chissà se il pittore colombiano conosceva il lipedema, una patologia del tessuto adiposo sottodiagnosticata, spesso confusa con la semplice cellulite.
Chiamato anche “sindrome dei due corpi”, il lipedema provoca un accumulo asimmetrico di grasso nella parte inferiore del corpo, cioè gambe, fianchi e glutei. Si tratta di un grasso patologico, cronicamente infiammato, che crea un senso di pesantezza alle gambe e sfocia spesso nel dolore. Fino ad arrivare, negli stadi più avanzati, alla limitazione funzionale. Fare una passeggiata, andare in bici o mettersi in viaggio diventano imprese impegnative.
Se non viene diagnosticata e “contenuta” (non esiste una cura vera e propria), il lipedema può compromettere la qualità della vita di chi ne soffre. Senza contare i riflessi negativi sul piano psicologico legati al giudizio altrui, particolarmente spietato quando si tratta di difetti fisici. Per questo è importante non rassegnarsi, ma affrontare la malattia nel modo giusto.
Perché il grasso di chi soffre di lipedema si infiamma
«In caso di lipedema, il tessuto adiposo sottocutaneo che abbonda su fianchi, glutei e cosce è fortemente infiammato, morfologicamente diverso da quello “sano”: presenta una struttura fibro-sclerotica e diventa sempre più duro e difficile da trattare», spiega Leslye Pario, biologa nutrizionista ad Alassio, Imperia ed Albenga, autrice di Vinci stress, peso e pancia gonfia (Red Edizioni) e di No Dieta con C.AL.M.A. (Anima Edizioni). «Questo tipo di grasso risponde poco alle comuni diete ipocaloriche e, quel che è peggio, anche il tessuto connettivo diventa fibroso. Persino la pelle assume un aspetto irregolare e appare segnata da solchi e depressioni simili a tanti piccoli crateri. Le cause? Sicuramente c’è una componente genetico-ereditaria. Lo stesso problema si riscontra infatti tra mamme, figlie, zie, sorelle, nipoti o nonne».
La dieta che aiuta a ridisegnare la mappa corporea
Se è vero che l’adipe distrofico è abbastanza resistente ai regimi dimagranti, è anche vero che è utile adottare per 2-3 mesi una dieta in grado di ridurre gli indici di infiammazione corporea. «Consiglio una dieta priva di alcolici e di cibi ultraprocessati (piatti pronti, merendine, bibite zuccherate, sughi e salse preconfezionati, insaccati, snack)», suggerisce la dottoressa Pario. «È inoltre importante che sia a basso carico glicemico (da 50 a 100 g di carboidrati al giorno) e ricca di alimenti proteici di provenienza certificata, come la carne, i legumi e le uova biologiche, il pesce azzurro e selvaggio (almeno 3 volte alla settimana).
Inoltre, verdura a volontà in entrambi i pasti, cruda a pranzo e cotta a cena, frutta fresca una volta al giorno privilegiando quella ricca di vitamina C, come arance, pompelmo, kiwi e frutti rossi: contengono antociani, che aiutano a riattivare la circolazione veno-linfatica e a contrastare il gonfiore alle gambe. Come unico condimento, l’olio extravergine di oliva, mentre il caffè va limitato a 2 tazzine al giorno.
Utile è anche un consumo abituale di spezie e cibi ad azione antiossidante e antinfiammatoria. Tra questi, la curcuma (da spolverizzare sulle verdure in padella), il tè verde, il melograno, il succo puro o il gambo d’ananas, ricco di bromelina, un enzima che contribuisce a spegnere l’infiammazione. Infine spazio alla frutta secca a guscio, un concentrato di nutrienti essenziali. Apporta Omega 3 e 6, vitamina E (antiossidante), minerali come il magnesio e il potassio e fibre che regolano l’intestino e danno sazietà».
L’attività fisica fa la differenza, ma non va scelta a caso
Il dolore e il senso di pesantezza alle gambe porta a una progressiva immobilità, fino alla totale rinuncia all’attività fisica. Ma è proprio in questi casi che bisogna superare i limiti imposti dal lipedema e sforzarsi di fare qualcosa di utile per se stesse. Non solo il muscolo allenato sottrae massa grassa a favore di quella magra, ma le fibre muscolari durante la contrazione rilasciano miochine, sostanze che disinfiammano il tessuto adiposo.
È necessario, però, evitare discipline ad alto impatto che possono aggravare i sintomi, come spinning, salti, corsa veloce e ginnastica con carichi pesanti. Conviene, piuttosto, puntare sulle attività in piscina: nuoto, aquagym e hydrobike sfruttano il massaggio drenante dell’acqua senza stressare le articolazioni, rendendo le gambe più leggere.
E in palestra? «Allenarsi quando si convive con il lipedema non significa cercare di dimagrire localmente, ma adottare un movimento che aiuti a stare meglio», premette Luca Anzano, dottore in scienze motorie. «L’attività regolare, di tipo aerobico e a basso impatto, riduce la dolenzìa alle gambe, migliorando il ritorno venoso e linfatico. Oltre alla piscina, è bene camminare e fare della cyclette leggera, esercizi mirati con bande elastiche, yoga o pilates che migliorano il tono muscolare senza affaticare troppo. Anche l’uso di leg press, leg curl, abductor machine e calf raise sono preziosi per tonificare le gambe».
L’ozonoterapia può spegnere l’infiammazione
Sbarazzarsi dei rotolini non è facile, perché il lipedema è molto più strong della cellulite. Ma alcuni trattamenti possono aiutare. «L’ozonoterapia contrasta l’infiammazione cronica di basso grado alla base del lipedema», esordisce la dottoressa Roberta Corradi, specialista in anestesia e rianimazione all’IEO (Istituto Europeo di Oncologia) ed esperta in terapie antiaging. «L’ozono medicale modera l’infiammazione, oltre a migliorare la microcircolazione e l’ossigenazione dei tessuti. Diversi articoli riportati dalla SIOOT (Società Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia) dimostrano gli effetti lipolitici, antiedemigeni e profondamente antinfiammatori di questo gas. E un recente studio attesta un centimetro in meno dello spessore del tessuto adiposo, rilevato dall’ecografia, con un ciclo di sei sedute.
L’effetto liporiducente è dovuto al fatto che l’ozono scinde gli acidi grassi a catena lunga in molecole piccole e idrosolubili, facilitandone lo smaltimento per via linfatica. L’ozono viene somministrato sia per via sistemica, tramite autoemoinfusione (si prelevano 200 cc di sangue, lo si arricchisce di una miscela di ossigeno e ozono e lo si reinfonde tramite lo stesso accesso venoso), sia con microinfiltrazioni locali. In questo caso, si usano aghi ultrasottili che consentono di fare su gambe, glutei e fianchi tanti “pic” indolori. Dal sottocute, l’ozono si diffonde al tessuto adiposo, ossigenandolo e sfiammandolo». Il miglioramento si apprezza con 5-10 sedute, ma per i casi più severi possono servirne 15.
I trattamenti estetici che puntano sulla dolcezza
Anche i trattamenti estetici aiutano, purché si punti sulla dolcezza. Ok a massaggi, fanghi e pressoterapia, anche con infrarossi tesi a riattivare il metabolismo locale. «Per rimodellare e snellire i punti critici funziona bene il nuovo trattamento Ten Science, che favorisce la lipolisi e rallenta la formazione di nuovi depositi di grasso», spiega Monica Pavoni, beauty expert Ten Science. «Si applica prima il Siero Snellente Professionale massaggiando fino ad assorbimento. Poi si avvolgono pancia, fianchi e cosce con delle bende imbibite del concentrato, sovrapponendole e ottenendo una moderata tensione. Infine, il corpo viene ricoperto da un lenzuolino di polietilene, per favorire la penetrazione degli attivi.
Dopo 30 minuti di posa, si sbenda e si esegue un secondo massaggio con la Crema Snellente Professionale. Il mix di principi attivi (maca, caffeina e guaranà dall’azione lipolitica, bromelina antinfiammatoria, olio di tè, di avocado e burro di karite) affinano la silhouette (60 €, tenscience.com).
Quando la liposuzione (gentile) è la scelta giusta
Se il lipedema peggiora e il dolore diventa un compagno di vita, non resta che affidarsi alla liposuzione. La tendenza attuale privilegia un approccio “gentile” alla chirurgia, con tecniche che riducono sia il traumatismo sui tessuti sia il disagio e i tempi di recupero. «Da 10 anni io e il mio team abbiamo messo a punto la tecnica BAT (Blodless Atraumatic Technique), con diverse pubblicazioni internazionali e oltre 5.000 casi trattati», spiega Sergio Noviello, specialista in microchirurgia e chirurgia sperimentale a Milano. «È particolarmente adatta a chi soffre di lipedema perché assicura una riduzione del sanguinamento intraoperatorio dell’85% e delle ecchimosi post-intervento del 90%.
Il segreto della delicatezza sta in particolari cannule vibranti che vengono utilizzate in entrambe le fasi. Nella prima si infiltra il tessuto adiposo con soluzione fisiologica, lidocaina (anestetico), adrenalina e acido tranexamico che riducono al minimo la rottura di vasi sanguigni. Nella seconda fase si utilizzano sottili cannule aspiranti, ma sempre vibranti perché la vibrazione meccanica consente di disgregare meglio il grasso da aspirare. Il tutto in day-hospital e anestesia locale, con leggera sedazione generale». Va però precisato che è prudente non asportare più di 4 litri di grasso per volta. Quindi, per sbarazzarsi del lipedema, occorrono 2 o 3 liposuzioni.
L’Ayurveda completa il percorso
Non promettono miracoli né dimagramento-lampo, ma assicurano un approccio integrale al problema e soprattutto naturale. Sono i centri benessere con Medical Spa, in grado di offrire una settimana di cure dedicate. «Secondo l’approccio olistico dell’Ayurveda, il lipedema è dovuto a uno squilibrio energetico dei dosha Vata e Kapha, con ritenzione di liquidi, gonfiore doloroso e accumulo anomalo di Meda Dhatu (tessuto adiposo pieno di tossine) nella parte inferiore del corpo», spiega Elisa Ciacci, cosmetologa esperta in terapie ayurvediche al Fonteverde Lifestyle & Thermal Retreat di San Casciano dei Bagni (Siena).
«Viene preparata su misura una dieta antinfiammatoria a basso indice glicemico, come la RAD Diet (Rare Adipose Disorders Diet), senza zuccheri raffinati, glutine e latticini, con pasti caldi e umidi, utilizzo di spezie quali curcuma, pepe nero, cumino, zenzero, nonché tisane detossinanti con erbe aromatiche indiane. In Spa, si possono effettuare trattamenti coadiuvanti, come massaggi con olio di sesamo diretti verso il cuore, fanghi alle gambe impregnati di acqua termale e altre cure naturali che, insieme alle sessioni quotidiane di yoga e meditazione e alle camminate guidate nella campagna toscana, portano a un graduale riequilibrio dei dosha».

