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Laparoscopia: 9 cose da sapere

La chirurgia mininvasiva allarga sempre di più i suoi campi di applicazione, con grandi vantaggi per i pazienti. Ma al momento non è indicata per tutti gli interventi

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Non ha bisogno del bisturi né di praticare quei grandi tagli che fanno definire certe operazioni “a cielo aperto”. È la laparoscopia (chiamata anche chirurgia microinvasiva o mininvasiva), la tecnica più moderna e meno pesante da sopportare per il paziente. Per conoscerne meglio le caratteristiche, i vantaggi e i benefici, abbiamo chiesto aiuto al dottor Giacomo Ruffo, direttore dell’unità operativa di chirurgia generale dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negrar (Verona).

  • 1 In cosa consiste la laparoscopia?

«La laparoscopia (termine che viene dal greco antico e vuol dire esplorazione dell’addome) è una tecnica che permette di entrare nel corpo del paziente, per esempio nella cavità addominale o in quella toracica, attraverso incisioni davvero molto piccole perché usa minitelecamere ad altissima definizione per visualizzare gli organi interni e strumenti ad hoc miniaturizzati per riparare l’organismo».

  • 2 Quali vantaggi medici ha rispetto alla tecnica tradizionale?

«Grazie all’alta tecnologia utilizzata la laparoscopia consente una maggiore precisione e, dunque, risultati come minimo uguali o addirittura migliori rispetto alle tecniche tradizionali».

  • 3 Quali benefici offre al paziente?

«Oltre all’assenza di grandi tagli (e di conseguenza anche di antiestetiche cicatrici), chi si sottopone a un intervento di chirurgia mininvasiva ha innumerevoli vantaggi. La fase preoperatoria, per esempio, è molto più snella e sopportabile perché al paziente viene consentito di mangiare e bere fino a poco prima dell’intervento, un beneficio importante anche dal punto di vista psicologico. Durante l’operazione, poi, l’anestesista usa farmaci in grado di consentire a chi viene operato un risveglio rapido e privo di conseguenze sgradevoli tipiche dell’anestesia generale classica, senza la necessità di dover smaltire troppi liquidi e aspettare molto a lungo in sala di rianimazione».

  • 4 La ripresa, dopo l’operazione, è più rapida?

«Il decorso post operatorio è più semplice: già dopo 4-5 ore si può riprendere a mangiare, bere e stare in piedi. In più si ha meno dolore, perché la ferita chirurgica è molto più piccola di quella provocata dalla tecnica tradizionale. Non solo: la degenza è più breve e il ritorno a tutte le attività quotidiane è più veloce».

  • 5 In quali campi della medicina si applica di più?

«Soprattutto nella chirurgia addominale e del torace, dunque per interventi al colon, al pancreas, al fegato, ai polmoni. Si usa anche per asportare la colecisti o l’appendice, oppure per prelevare tessuti da analizzare a scopo diagnostico. Va ricordato, inoltre, che esami come la gastroscopia o la colonscopia a volte possono sostituire l’intervento classico se il chirurgo individua un tumore agli stadi iniziali. Anche questa è chirurgia mininvasiva».

  • 6 Un paziente può scegliere di sottoporsi alla laparoscopia?

«Certamente, ma a parte la sua volontà contano altri aspetti: la valutazione del chirurgo, che decide di volta in volta la tecnica da usare a seconda della patologia, oltre che delle caratteristiche e delle esigenze del paziente. Dipende inoltre dalla presenza nella struttura dove ci si opera di strumentazione specifica e di chirurghi che abbiano ricevuto una formazione adeguata. L’ideale è orientarsi verso centri specializzati in grado di limitare, tra l’altro, il rischio di complicanze».

  • 7 Ma come si fa a sapere quali sono e dove si trovano i centri giusti?

«Non esiste un elenco ufficiale di tutte le strutture attrezzate per la chirurgia microinvasiva. Per andare sul sicuro bisognerebbe rivolgersi ai centri che effettuano un numero elevato di interventi con questa tecnica. Ma è molto difficile per un paziente conoscere questi dati struttura per struttura. E allora non resta che affidarsi alla valutazione e ai consigli del proprio medico di fiducia».

  • 8 La chirurgia mininvasiva è adatta a tutti?

Ci sono alcune patologie per le quali è sconsigliata. Sui pazienti cardiopatici e con difficoltà respiratorie, per esempio, è più opportuno utilizzare le tecniche tradizionali. Durante la laparoscopia, infatti, viene insufflata nella cavità addominale o in quella toracica anidride carbonica a una certa pressione, per distanziare tra loro organi e tessuti e aumentare lo spazio di manovra per il chirurgo. Una procedura che può comportare problemi a quei pazienti. La laparoscopia, inoltre, può essere eseguita solo da mani molto esperte in caso di interventi d’urgenza come un’occlusione intestinale, una peritonite o una emorragia importante».

  • 9 Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro in questo campo?

«Nel giro di qualche anno avremo telecamere dalla risoluzione più elevata: dai monitor 4k usati oggi si passerà a quelli 8k, così il chirurgo potrà visualizzare al meglio le strutture su cui lavorare. Gli strumenti che applicano i punti di sutura avranno prestazioni ancora superiori, in modo da diminuire il rischio di complicanze. L’obiettivo è di ottenere risultati sempre migliori garantendo la minore sofferenza al malato. E presto tutti gli interventi chirurgici potranno essere condotti con tecniche mininvasive».


I progressi nella cura dei tumori

Se c’è un campo della medicina in cui i progressi della chirurgia microinvasiva sono più evidenti, quello è il trattamento del tumore del retto. È quanto è stato affermato al recente Congresso internazionale sul tema tenutosi a Verona. Grazie alla laparoscopia i pazienti non devono più temere l’intervento chirurgico: «Un tempo comportava un rischio di stomia permanente (procedura chirurgica che crea un’apertura in modo che, per esempio, l’intestino possa svuotarsi all’esterno) o disfunzioni a livello sessuale e urinario.

Oggi non è più così: le procedure mininvasive permettono al chirurgo la massima precisione del gesto, in modo da estirpare il tumore, diminuire il rischio di recidiva, salvaguardando nello stesso tempo la qualità della vita del paziente», precisa il dottor Giacomo Ruffo, che è stato responsabile scientifico del Congresso.


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Articolo pubblicato sul n. 1 di Starbene in edicola dal 18 dicembre 2018

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