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Ipertensione, 5 verità e 4 falsi miti per tenerla sotto controllo

Quanto ne sai di ipertensione? Mettiti alla prova e scopri se sei ben informata sulle regole da seguire nell’assunzione dei farmaci, il corretto monitoraggio dei valori e i fattori che possono influenzare il problema

Foto: iStock



Circa 15 milioni di italiani (il 33% uomini e il 31% donne) hanno la pressione arteriosa molto più alta del normale. E un altro 19% di maschi e 14% di femmine sono in una condizione di rischio, cioè registrano valori superiori al dovuto. Sono i numeri di un problema molto serio, che tuttavia si può tenere sotto controllo con terapie mirate, riducendo notevolmente i rischi per la salute.

Proprio per questo lo scorso anno sono state pubblicate le nuove Linee guida europee sull’ipertensione arteriosa, che hanno introdotto 2 novità essenziali: «La prima è l’abbassamento, rispetto al passato, dell’obiettivo cui devono puntare i trattamenti farmacologici, fissandolo a 120-129 mmHg per il valore della pressione sistolica (cioè quella “massima”) sotto i 65 anni e a 130-139 mmHg per la fascia di popolazione anziana. Inoltre, è stato stabilito a meno di 80 mmHg il valore di riferimento per la diastolica (quella “minima”)», precisa il professor Claudio Ferri, direttore della Divisione di medicina interna e nefrologia all’Università dell’Aquila e presidente della Società italiana dell’ipertensione arteriosa.

«La seconda è la cosiddetta terapia di associazione, vale a dire l’uso di 2 principi attivi in un’unica pillola, anziché somministrarli separatamente e in tempi diversi. A tutto vantaggio dell’aderenza del paziente alla terapia, che diventa più semplice da seguire», aggiunge il professor Giuseppe Mancia, professore emerito dell’Università Milano-Bicocca e co-chairman delle Linee Guida europee sull’ipertensione arteriosa.


Ai nostri esperti abbiamo chiesto di aiutarci a far chiarezza sul tema ipertensione, sfatando le false credenze più diffuse.


Quando la pressione torna a livelli normali si può interrompere la terapia

FALSO. Il 60-65% di coloro che soffrono di ipertensione commette un grave errore: «Nel momento in cui i valori si abbassano, grazie alla terapia che sta seguendo o perché, per esempio, è estate e la pressione cala, pensa di essere guarito e abbandona i farmaci. Niente di più sbagliato: deve essere chiaro che dall’ipertensione non si guarisce e che la terapia indicata di volta in volta dal medico va seguita costantemente, a prescindere dai valori del momento. Gli ipertesi che non si curano hanno il 30% in più di rischio cardiovascolare», sottolinea il professor Claudio Ferri.

«I pazienti anziani, in particolare, spesso si lamentano dell’eccessivo numero di compresse che sono costretti a prendere e pensano di poter deliberatamente eliminarne qualcuna appena hanno un miglioramento. Inoltre se si riesce a mantenere bassi i valori della pressione, non ci si deve sentire autorizzati a un’alimentazione sregolata e ricca di sale, a fare una vita sedentaria o a fumare».


È una patologia che riguarda anche i più piccoli

VERO. «Il 9% di bambini e ragazzi nella fascia compresa tra 0 e 18 anni soffre di ipertensione pediatrica (non esistono valori di riferimento standard, la valutazione va fatta in base al sesso, all’età, al peso e all’altezza del bambino), un fenomeno esploso negli ultimi tempi. Le cause principali sono la cattiva alimentazione basata su cibi grassi e snack troppo ricchi di sale, l’attività fisica insufficiente, gli stili di vita sbagliati come il fumo fin dall’adolescenza», elenca il professor Claudio Ferri.


I valori pressori vanno valutati tutti i giorni, anche più volte

FALSO. «Per chi tende a soffrire di pressione alta, generalmente sono sufficienti 2-3 misurazioni alla settimana. In età avanzata, cioè dopo i 65 anni, la valutazione può farsi più frequente, ma comunque non più volte nello stesso giorno. A meno che non sia lo stesso medico a richiederlo», precisa il professor Claudio Ferri.

«Un adulto sano che non presenta sintomi di ipertensione può limitarsi anche a una sola misurazione all’anno, da eseguire per esempio durante il normale controllo dal proprio medico di fiducia».


Meglio misurare la pressione a casa piuttosto che dal medico

VERO. Se un tempo l’automisurazione era vista dagli esperti con diffidenza, oggi è invece considerata sicura e affidabile: «I misuratori elettronici sono efficaci, semplici da usare e in vendita in farmacia anche a un prezzo accessibile (circa 30-40 €). Inoltre hanno il vantaggio di eliminare quell’effetto chiamato “sindrome del camice bianco” per cui il paziente, al momento di farsi misurare i valori pressori da un medico, tende a diventare preda dell’ansia e finisce per alterare il risultato», fa notare il professor Ferri.


La rilevazione va fatta sempre alla stessa ora

FALSO. «In genere i pazienti ipertesi assumono correttamente la compressa di antipertensivo al mattino, poi misurano la pressione alle 12 e i valori risultano normali. La sera, però, quando finisce l’effetto del farmaco, il problema può tornare. E se non si valuta di nuovo la pressione, non se ne può conoscere l’entità. I medici chiamano questo fenomeno “ipertensione mascherata”. È pertanto più utile variare il momento della giornata in cui prendere il dato, in modo da poter tenere meglio sotto controllo la situazione», suggerisce il professor Claudio Ferri.


L’ipertensione mette a rischio solo cuore e circolazione

FALSO. Come conseguenze negative dell’ipertensione siamo abituati a considerare soltanto ictus e infarto, oppure lo scompenso cardiaco: «Ma i danni riguardano anche altre parti dell’organismo. La pressione alta può portare innanzitutto all’insufficienza renale, ma è anche una concausa di demenza e nefropatia. Oppure, di problemi come la malattia degli arti inferiori, che rende complicato anche solo camminare per poche decine di metri senza essere colti da crampi e dolori ai polpacci», elenca il professor Claudio Ferri.


L'alimentazione vegetariana non permette di prevenire la pressione alta

VERO. «Non esistono studi specifici che dimostrino la capacità di un’alimentazione vegetariana di prevenire il problema, anche se è ormai chiaro che introducendo nell’alimentazione quotidiana tanta frutta e verdura si possono ridurre, sia pure in misura modesta, i valori pressori», puntualizza il professor Giuseppe Mancia.

«Un ulteriore vantaggio delle diete ricche di vegetali consiste nel fatto che sono in grado di abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, spesso molto elevati nei pazienti ipertesi e, dunque, una concausa dell’incremento del loro rischio cardiovascolare».


Lo stress è fra le cause del problema

FALSO. Una connessione potrebbe esserci, ma al momento è impossibile sostenere un rapporto di causa ed effetto. «È molto difficile stabilire in modo scientifico e oggettivo la quantità di stress capace di far alzare la pressione. Perché ciascuno reagisce in modo diverso a determinate situazioni e ciò che può essere fonte di ansia per una persona, può non esserlo per un’altra», puntualizza il professor Mancia.

«Purtroppo è praticamente impossibile riuscire ad avere un controllo sulla mente tale da poter governare lo stress a proprio piacimento, ma alcune tecniche rilassanti come lo yoga possono aiutare», aggiunge il professor Claudio Ferri. Secondo diversi studi ci sarebbe, infatti, un collegamento tra alcune pratiche come la meditazione trascendentale, l’esecuzione delle asana o altre tecniche rilassatorie e l’ipertensione.

«Si tratta però di lavori che ancora non sanno dire in che misura queste pratiche possano abbassare la pressione, quanto spesso vadano praticate e che cosa accade se si smette di seguirle», precisa Mancia.


La pillola anticoncezionale e la “tos” possono far alzare i valori

VERO. «La pillola aumenta la pressione anche nelle pazienti che, di solito, hanno valori normali. Proprio per questa ragione alle donne ipertese viene sempre consigliato un metodo anticoncezionale differente», conferma il professor Giuseppe Mancia.

«Quanto alla terapia ormonale sostitutiva (Tos) in menopausa, invece, può causare un’instabilità dei valori ma non sempre. Dunque è sempre meglio confrontarsi con il proprio medico, in modo da valutare caso per caso», conclude Giuseppe Mancia.



Può dipendere anche dai reni

L’ipertensione è una condizione che si verifica quando la pressione sulle pareti delle arterie da parte del sangue pompato dal cuore è superiore a valori considerati normali.  Più aumenta, maggiore è il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come infarto, ictus e scompenso cardiaco.

Stabilire valori ideali validi per tutta la popolazione non è possibile poiché la pressione può variare in base a sesso, età, peso e apparecchio usato per misurarla. Tuttavia quando la “massima” (sistolica) è pari o superiore a 140 mmHg e la “minima” (diastolica) è uguale oppure maggiore di 90 mmHg, il paziente si può definire iperteso.

Nel 95% dei casi il problema non ha una causa precisa, mentre per il restante 5% può dipendere da malattie dei reni o all’apparato endocrino. La terapia consiste nell’agire sugli stili di vita (aumento dell’attività fisica, riduzione del peso corporeo e consumo di sale nella dieta), ma soprattutto nell’uso di farmaci specifici (gli antiipertensivi, efficaci e ben tollerati), da assumere sotto stretto controllo del medico. Obiettivo: il mantenimento costante dei valori pressori entro la norma.


In futuro un aiuto dalle alghe

Un recente studio pubblicato sulla rivista Hypertension, condotto dai ricercatori dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) in collaborazione con le Università di Salerno, Sapienza di Roma e Federico II di Napoli, ha individuato nell’alga spirulina una molecola benefica per la circolazione.

Il suo nome è SP6 ed è in grado di dilatare le arterie, riducendo la pressione del sangue. Prodotta anche durante il processo di digestione che avviene nell’intestino umano, potrebbe essere impiegata come coadiuvante per le tradizionali terapie farmacologiche. (E.B.)


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Articolo pubblicato nel n° 6 di Starbene in edicola dal 22 gennaio 2019


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