Diabete: 1 milione di persone potrebbe averlo e non lo sa

Quattro milioni di diagnosi e un altro milione di casi sommersi: il diabete oggi colpisce prima e pesa sempre di più sulla sanità. Tra le nuove concause gli ambienti troppo riscaldati e la qualità del sonno



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Con la consulenza di Giuseppina Russo, presidente eletto dell’Associazione Medici Diabetologi


Sono circa 4 milioni gli italiani con diabete mellito o, per essere più precisi, quelli che sanno di esserlo perché hanno avuto la diagnosi. «Un altro milione potrebbe averlo ma non saperlo perché la malattia, nelle prime fasi, è silente, tanto è vero che spesso viene diagnosticata solo quando compaiono le complicanze, come un ictus o un infarto. Ed è per questo che il diabete, in particolare il diabete mellito di tipo 2, cioè quello che interessa gli adulti e rappresenta oltre il 90% di tutti i tipi di diabete, viene anche chiamato il "killer silenzioso"», spiega Giuseppina Russo, presidente eletto dell’Associazione Medici Diabetologi.

L’aumento delle persone con diabete, negli ultimi 20 anni, è stato così costante che l’Istituto Superiore di Sanità prevede, entro il 2045, una prevalenza del 10% sulla intera popolazione, con conseguenze non solo sulla qualità della vita ma anche sull’economia: in Europa, infatti, la spesa sanitaria legata al diabete sfiora i 170 miliardi di euro, più che per le malattie cardiovascolari e per il cancro.

«Inoltre, stiamo vedendo un abbassamento dell’età media di insorgenza/diagnosi della malattia: prima avveniva dopo i 50 anni, adesso anche molti anni prima», aggiunge l’esperta. Come si spiega questa "epidemia"? E come possiamo frenarla?

Perché ci ammaliamo sempre più di diabete

Il diabete è diventato oggi la patologia cronica più comune. «Le ragioni dell’aumento sono tante. Prima fra tutte, sicuramente, la vita sedentaria: i trend di crescita di obesità e sovrappeso corrono in parallelo a quelli del diabete di tipo 2», continua il medico.

«Contano poi anche il progressivo invecchiamento della popolazione e il background genetico, ma solo se associato a stili di vita non corretti».

In altri termini, il diabete mellito di tipo 2 è il risultato della combinazione di predisposizione genetica, quindi familiarità, e stili di vita che causano sovrappeso o obesità. È dimostrato, infatti, che persone già in condizione di prediabete (cioè un aumento della glicemia non ancora superiore ai livelli diagnostici), con dieta e attività fisica riescono a prevenire lo sviluppo della malattia conclamata senza necessità di ricorrere a farmaci.

Geni e cibo: il mix che accende il rischio

La correlazione tra sovrappeso e diabete si spiega con la teoria del gene risparmiatore. «In epoche remote, alcuni geni aiutavano a immagazzinare energia sotto forma di grasso per sopravvivere a carestie e digiuni, visto che l’accesso al cibo era saltuario», dice il medico.

«Oggi, con cibo abbondante e poca attività fisica, quei geni “efficienti” favoriscono il sovrappeso e l’accumulo di grasso, così come l’insorgenza di numerose malattie metaboliche».

Se aggiungiamo, oltre a un eccesso di alimentazione, anche una qualità scarsa, cioè una prevalenza di zuccheri semplici e cibi ultraprocessati, ecco che il rischio è dietro l’angolo.

Occhio a sonno e riscaldamento

A queste ragioni, ormai risapute, si aggiungono concause analizzate più di recente e strettamente collegate all'aumento del grasso viscerale.

«Per esempio il riscaldamento eccessivo nelle nostre case: uno dei modi in cui perdiamo energia è la regolazione termica del corpo; se stiamo sempre al caldo perdiamo meno calorie», spiega Russo. Quindi, tendiamo ad accumulare maggiormente grasso. Questo produce sostanze chimiche che disturbano l'azione dell'insulina, l'ormone che permette allo zucchero (glucosio) di entrare nelle cellule per essere usato come energia. Di conseguenza, lo zucchero resta nel sangue più a lungo, il pancreas deve produrre sempre più insulina e il rischio di diabete aumenta.

«Un altro aspetto che influisce sulle probabilità di ammalarsi è la qualità del sonno, perché gli ormoni che regolano il metabolismo sono soggetti al ritmo sonno-veglia». Con meno sonno viene più fame, l'insulina funziona peggio e, anche in questo caso, lo zucchero rimane nel sangue più a lungo.


Diabete: scoprirlo prima per intervenire subito

La prevenzione delle temibili complicanze croniche del diabete (eventi cardiovascolari, insufficienza renale, retinopatia, ecc.) è fondamentale perché curare bene il diabete è oggi possibile: nei soggetti a rischio la chiave è lo stile di vita, sostanzialmente finalizzato alla perdita di peso.

«In tutti gli altri casi, in aggiunta allo stile di vita che rimane sempre un presidio fondamentale della cura, l’utilizzo corretto dei farmaci fin dalle prime fasi permette di evitare le complicanze a carico di reni, occhi e sistema cardiovascolare».

Ma se l’esordio è silenzioso, come si fa a captarlo in tempo? «Alcuni segnali inequivocabili, purtroppo, si manifestano quando i valori sono già alti. Per esempio, urinare tanto e avvertire spesso sete e stanchezza», avverte Russo.

«Quindi, l’unica arma a disposizione è lo screening: dopo i 35 anni bisognerebbe effettuare un controllo di glicemia ed emoglobina glicosilata, semplici ed economici esami del sangue eventualmente da ripetere al massimo ogni tre anni, soprattutto per chi ha casi in famiglia».

E anche se i chili in più hanno una grossa responsabilità, è bene ricordare che il 20% di chi si ammala è normopeso.

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