Colica renale, il dolore che non dà pace: le cause e la dieta corretta
Episodio improvviso di dolore intenso, è spesso descritto come tra i più forti in assoluto. Intervenire tempestivamente è fondamentale, mentre una corretta idratazione, un’alimentazione equilibrata e la gestione dei fattori di rischio rappresentano le strategie principali per prevenirne comparsa e recidive

La colica renale è una condizione che colpisce in modo improvviso e spesso drammatico, interrompendo bruscamente la quotidianità di chi ne fa esperienza. Non si tratta di un semplice episodio di dolore lombare, ma di una manifestazione clinica ben definita, legata a un’alterazione acuta del normale deflusso delle urine.
«Il dolore che la caratterizza è così intenso da essere definito insopportabile», racconta il dottor Attilio Elli, consulente nefrologo del Centro Diagnostico Italiano di Milano. «È un dolore che non dà pace, perché il paziente non riesce a trovare una qualsiasi posizione antalgica che ne riduca l’intensità. Solo un intervento farmacologico mirato può risolvere il quadro clinico».
Dietro questo dolore si nasconde quasi sempre un problema meccanico: un’ostruzione delle vie urinarie che impedisce all’urina di defluire correttamente dal rene verso la vescica. «Nella maggior parte dei casi, la causa è la presenza di un calcolo urinario, una formazione solida che si sviluppa lentamente nel tempo e può restare silente fino al momento in cui si incunea nell’uretere», descrive l’esperto. È proprio in quel momento che l’uretere reagisce con contrazioni violente, dando origine alla colica.
Come si manifesta la colica renale
Il sintomo che più di ogni altro caratterizza la colica renale è il dolore. Si tratta di un dolore acuto e improvviso, di intensità elevatissima, che non concede pause e tende a seguire un decorso tipico: dalla regione lombare si estende lungo il fianco fino a irradiarsi verso l’inguine e i genitali. «Questa traiettoria non è casuale, seguendo il percorso dell’uretere, e può fornire indicazioni utili sulla sede dell’ostruzione», specifica il dottor Elli.
Alla componente dolorosa si associano frequentemente nausea e vomito, espressione della forte attivazione del sistema nervoso autonomo. «Non sono rari anche i disturbi urinari, come lo stimolo frequente a urinare o la comparsa di sangue nelle urine, talvolta visibile a occhio nudo», aggiunge l’esperto. «La presenza di ematuria è legata al passaggio del calcolo, che può irritare o danneggiare la mucosa delle vie urinarie durante il suo movimento».
La situazione richiede particolare attenzione quando, oltre al dolore, compaiono febbre, brividi o un peggioramento progressivo dei sintomi. Questi segni possono indicare un’infezione urinaria associata all’ostruzione, una condizione potenzialmente seria che necessita di una valutazione medica urgente.
Quali sono le cause della colica renale
Nella maggior parte dei casi, la colica renale è la conseguenza diretta della presenza di un calcolo urinario che ostacola il normale deflusso delle urine. «La calcolosi renale è una patologia molto diffusa che colpisce il 10-15% della popolazione mondiale con prevalenza maggiore nei paesi industrializzati», spiega l’esperto. «Il 10% della popolazione italiana ne soffre».
I calcoli possono differire per composizione chimica. I più comuni sono quelli di ossalato di calcio, responsabili di circa il 70-80% dei casi, seguiti dai calcoli di acido urico, di struvite e da forme più rare.
La formazione del calcolo è il risultato di un’alterazione dell’equilibrio delle sostanze disciolte nelle urine. Quando raggiungono concentrazioni elevate, composti come calcio, ossalati fosfati o acido urico possono precipitare e aggregarsi in cristalli, che nel tempo aumentano di volume fino a causare una vera e propria ostruzione.
Oltre ai meccanismi chimici, entrano in gioco fattori individuali e ormonali. La calcolosi renale colpisce più frequentemente gli uomini rispetto alle donne, con un rapporto che varia da 2:1 a 3:1. «Gli estrogeni svolgono un ruolo protettivo, perché favoriscono l’eliminazione urinaria dei citrati, sostanze che impediscono ai cristalli di aggregarsi e formare i calcoli», precisa il dottor Elli. «Con la menopausa, la riduzione degli estrogeni attenua questo effetto e l’incidenza della malattia nelle donne tende ad avvicinarsi a quella osservata negli uomini».
Quali sono i fattori di rischio
Oltre al sesso e all’età, esistono diversi fattori che possono aumentare la probabilità di sviluppare calcoli renali. Una predisposizione familiare gioca un ruolo importante: chi ha parenti che soffrono di calcolosi renale ha un rischio più elevato di andare incontro allo stesso problema.
«Alcune patologie renali o alterazioni del metabolismo possono favorire l’eliminazione eccessiva di calcio nelle urine, creando le condizioni ideali per la formazione dei calcoli», aggiunge il dottor Elli. «Allo stesso modo, disturbi legati all’acido urico, come l’iperuricemia o la gotta, possono facilitare la comparsa di calcoli di acido urico. In questi casi, la colica renale non è un evento isolato, ma il segnale di uno squilibrio metabolico che coinvolge l’intero organismo».
Cosa fare nell’immediato
Quando si manifesta una colica renale, la priorità è controllare il dolore. Il trattamento iniziale prevede generalmente il ricorso a farmaci antinfiammatori non steroidei, utili a ridurre sia il dolore sia l’infiammazione, e farmaci che favoriscono il rilassamento dei muscoli dell’uretere, agevolando lo spostamento del calcolo verso la vescica. È importante assumere i medicinali secondo le indicazioni del medico, evitando il fai-da-te, per garantire efficacia e sicurezza.
«Se il dolore persiste nonostante la terapia, se compaiono febbre o brividi oppure se la colica è particolarmente intensa, è necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso», raccomanda il dottor Elli. «Qui gli specialisti potranno eseguire esami diagnostici come ecografie o TAC, utili non solo a individuare la posizione e le dimensioni del calcolo, ma anche a valutare eventuali complicazioni, come infezioni o ostruzioni significative delle vie urinarie, che richiedono interventi tempestivi».
Come si previene la colica renale
La prevenzione della calcolosi urinaria ha un obiettivo chiaro: ridurre il rischio di nuove recidive e impedire l’aumento di volume dei calcoli già presenti, così da preservare nel tempo la funzione renale.
«Alcune misure sono valide per tutti i pazienti, indipendentemente dal tipo di calcolo o dal profilo di rischio individuale», assicura l’esperto. «Il primo e più importante intervento è un’adeguata idratazione. Si raccomanda di assumere 2-3 litri di acqua al giorno, con l’obiettivo di ottenere almeno 2 litri di urine nelle 24 ore. Questo traguardo deve essere personalizzato in base a fattori come sudorazione, attività fisica e stile di vita. È preferibile distribuire l’assunzione dei liquidi nell’arco della giornata, concentrandola soprattutto nelle ore diurne per limitare i risvegli notturni».
L’acqua rappresenta la scelta migliore. Vanno invece evitate le bevande zuccherate e ricche di fruttosio, perché favoriscono un aumento dell’escrezione urinaria di calcio, ossalato e acido urico, sostanze coinvolte nella formazione dei calcoli.
Per quanto riguarda il tipo di acqua, è indicata un’acqua oligominerale con basso residuo fisso, idealmente inferiore a 500 mg/L (generalmente compreso tra 50 e 500 mg/L). Questo aiuta a stimolare la diuresi senza sovraccaricare il rene di sali minerali, riducendo il rischio di formazione di nuovi cristalli. Anche il contenuto di sodio dovrebbe essere basso (inferiore a 20 mg/L), perché il sodio aumenta l’escrezione urinaria di calcio e rappresenta un fattore di rischio per la formazione dei calcoli.
Un’acqua leggermente alcalina, con pH compreso tra 7 e 7,5, può essere utile soprattutto nella prevenzione dei calcoli che si formano in ambiente acido, come quelli da acido urico. In ogni caso, il fattore determinante resta la quantità totale di liquidi assunta quotidianamente.
«Possono essere consumate anche altre bevande non caloriche e prive di zuccheri, fruttosio e cola», indica il dottor Elli. «Tè e caffè non presentano controindicazioni assolute, se assunti con moderazione».
Coliche renali, il ruolo dell'alimentazione
Infine, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, eliminare completamente il calcio dalla dieta non è raccomandato. «Un apporto equilibrato, compreso tra 500 mg e 1 grammo al giorno, aiuta infatti a ridurre l’assorbimento intestinale degli ossalati e contribuisce a prevenire la formazione dei calcoli», evidenzia l’esperto. «Latte e latticini freschi o poco stagionati rappresentano una buona fonte di calcio e possono essere inseriti regolarmente in un’alimentazione bilanciata».
Anche l’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nella prevenzione della calcolosi urinaria. È consigliabile limitare l’assunzione di proteine animali e di sale, perché un consumo eccessivo può aumentare l’escrezione urinaria di calcio e ossalati e, allo stesso tempo, ridurre i livelli di citrati nelle urine. Questa combinazione favorisce la formazione e la crescita dei calcoli.
Al contrario, incrementare il consumo di frutta e verdura ha un effetto protettivo, in particolare nei confronti dei calcoli di ossalato di calcio. Il beneficio è legato soprattutto all’aumento dell’escrezione urinaria di citrati, sostanze naturali che svolgono un’azione inibitoria sulla cristallizzazione e sull’aggregazione dei sali presenti nelle urine. I citrati, infatti, contribuiscono a mantenere le urine meno favorevoli alla formazione di nuovi cristalli.
In sintesi, «adottare uno stile di vita corretto - basato su un’idratazione costante, un’alimentazione equilibrata e un’attenzione personalizzata ai fattori di rischio - rappresenta la strategia più efficace per ridurre la probabilità di nuove coliche renali e preservare nel tempo la salute dei reni», conclude il dottor Elli.
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