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Citalopram: cos’è, come agisce, quando è utile, come si assume

È un antidepressivo versatile che agisce riequilibrando il sistema serotoninergico, efficace non solo nella depressione, ma anche in molti disturbi d’ansia e condizioni correlate. Ben tollerato e sicuro, può essere adattato alle esigenze del singolo paziente, accompagnando il percorso terapeutico senza creare dipendenza



Negli ultimi decenni il trattamento dei disturbi dell’umore e dell’ansia ha conosciuto un’evoluzione significativa grazie all’introduzione di farmaci più selettivi, meglio tollerati e più facili da gestire nel corso del tempo. Tra questi, il citalopram occupa un posto di rilievo nella pratica clinica. Si tratta di un antidepressivo ampiamente utilizzato, con una lunga storia alle spalle e un profilo di efficacia che va oltre la sola depressione, estendendosi a numerosi disturbi d’ansia e condizioni correlate.

Che cos’è il citalopram

Il citalopram è un antidepressivo appartenente alla cosiddetta seconda generazione di farmaci antidepressivi. «Questa classe è stata sviluppata per migliorare l’efficacia terapeutica e ridurre gli effetti collaterali tipici dei vecchi antidepressivi triciclici, oggi riservati a indicazioni più specifiche», spiega il dottor Adolfo Bandettini di Poggio, psichiatra e direttore medico dell’Area Psichiatria del Gruppo KOS. «Il citalopram rientra nella famiglia degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli SSRI, considerati da anni uno dei cardini del trattamento farmacologico dei disturbi dell’ansia e dell’umore».

Gli SSRI hanno rappresentato una svolta nella psichiatria moderna: sono farmaci generalmente ben tollerati, più sicuri rispetto alle molecole del passato e utilizzabili in un’ampia varietà di situazioni cliniche.

«All’interno di questa categoria convivono molecole molto diverse tra loro», descrive l’esperto. «Alcune, come la fluoxetina, hanno un’azione marcatamente attivante sull’umore e possono risultare efficaci soprattutto nei quadri depressivi che presentano una maggiore componente di perdita di energia e di apatia. Altre, come la paroxetina, hanno invece avuto un ruolo fondamentale nel trattamento degli attacchi di panico, una condizione che per lungo tempo è stata sottovalutata o interpretata in modo errato, portando molti pazienti a rivolgersi a specialisti di altre discipline».

Il citalopram si colloca idealmente tra questi due poli. «Non è eccessivamente stimolante, ma nemmeno troppo sedativo», chiarisce Bandettini di Poggio. «Questa posizione intermedia lo rende un farmaco molto versatile, adatto a persone che presentano una combinazione di sintomi, come umore depresso, ansia, tensione emotiva o ruminazione mentale».

Proprio questa capacità di “coprire” più dimensioni del disagio psicologico ha contribuito al successo del citalopram nella pratica clinica. Oggi viene spesso scelto come trattamento di prima linea nei quadri in cui depressione e ansia tendono a intrecciarsi, offrendo un supporto farmacologico equilibrato e adattabile alle esigenze individuali del paziente.


Quando è utile il citalopram 

Il citalopram nasce come antidepressivo e trova la sua principale indicazione nel trattamento dei disturbi dell’umore, in particolare della depressione maggiore. Nel tempo, però, il suo utilizzo si è esteso ben oltre questo ambito, grazie alla capacità di modulare in modo equilibrato il sistema serotoninergico, fondamentale per la regolazione dell’umore e dell’ansia.

«Questo farmaco si è dimostrato efficace anche nei disturbi d’ansia», spiega lo specialista. «È indicato nell’ansia generalizzata, caratterizzata da preoccupazione costante e difficilmente controllabile, così come nel disturbo di panico, in cui aiuta a ridurre frequenza e intensità degli attacchi. È impiegato anche nel disturbo ossessivo-compulsivo, dove può contribuire a contenere sia i pensieri intrusivi sia i comportamenti ripetitivi che interferiscono con la vita quotidiana».

In alcuni casi il farmaco viene utilizzato anche nel trattamento del disturbo disforico premestruale, una condizione complessa in cui sintomi emotivi e fisici possono compromettere significativamente la qualità della vita. «Pur non essendo sempre riportata come indicazione ufficiale in scheda tecnica, la possibilità di intervenire farmacologicamente ha permesso di dare maggiore attenzione clinica e scientifica a questo disturbo, che nel tempo ha acquisito uno spazio sempre più definito nei sistemi diagnostici», aggiunge Bandettini di Poggio.

Un altro ambito di interesse riguarda il disturbo post-traumatico da stress. In passato questa condizione era principalmente associata ai veterani di guerra, ma oggi la sua presenza si è allargata a eventi meno estremi ma comunque traumatici, come incidenti, catastrofi naturali o esperienze vissute indirettamente tramite familiari o testimoni di episodi drammatici. «Il citalopram può contribuire a mitigare i sintomi di questo disturbo, che spesso includono ansia intensa, flashback e difficoltà a dormire, offrendo così un supporto prezioso in situazioni cliniche complesse e sempre più diffuse», illustra lo specialista.

Come agisce il citalopram

Il citalopram agisce su specifiche aree del cervello coinvolte nella regolazione dell’umore, dell’ansia e delle risposte emotive. Il suo effetto si esercita a livello della comunicazione tra le cellule nervose, un sistema complesso ma estremamente preciso, basato sull’azione dei neurotrasmettitori.

«Nel cervello i neuroni comunicano tra loro attraverso uno spazio chiamato sinapsi», racconta l’esperto. «Quando un neurone deve trasmettere un segnale, rilascia un neurotrasmettitore, in questo caso la serotonina, che funge da messaggero chimico. La serotonina attraversa lo spazio sinaptico e si lega a recettori specifici presenti sul neurone successivo, permettendo così la trasmissione dell’informazione. Una volta svolta la sua funzione, viene normalmente riassorbita dal neurone che l’ha rilasciata, in un meccanismo di “riciclo” che consente al sistema di mantenere un equilibrio».

Il citalopram interviene proprio su questa fase di recupero. Bloccando in modo selettivo il riassorbimento della serotonina, ne prolunga la permanenza nello spazio sinaptico. In questo modo il neurotrasmettitore ha più tempo e più possibilità di stimolare il neurone successivo, rafforzando il segnale e rendendo la comunicazione tra le cellule nervose più efficace.

«Questo meccanismo è particolarmente rilevante perché la via serotoninergica è una delle principali coinvolte nella depressione e nei disturbi d’ansia», aggiunge l’esperto. «Aumentando la disponibilità di serotonina, il citalopram contribuisce a ristabilire il funzionamento dei circuiti cerebrali che regolano l’umore e le emozioni. Nel tempo, questa stimolazione favorisce un adattamento del sistema nervoso che si traduce in una riduzione dei sintomi e in un miglioramento progressivo del benessere psicologico».

Quali sono le controindicazioni

Il citalopram è generalmente considerato un farmaco ben tollerato e, nella maggior parte dei casi, gli effetti indesiderati sono lievi e transitori. «I disturbi più frequentemente segnalati compaiono soprattutto all’inizio della terapia e tendono a ridursi spontaneamente nel giro di alcune settimane, man mano che l’organismo si adatta al trattamento», indica Bandettini di Poggio. «Tra questi rientrano nausea, lieve mal di testa o una sensazione di malessere gastrointestinale, legati all’azione del farmaco sia sul sistema nervoso centrale sia sull’apparato gastroenterico, che è particolarmente sensibile alla serotonina».

Un altro gruppo di effetti collaterali, comune a tutti i farmaci della stessa classe, riguarda la sfera sessuale. In alcune persone può comparire una riduzione del desiderio o una difficoltà nella risposta sessuale. Anche in questo caso l’intensità è molto variabile e non tutti i pazienti ne sono interessati.

Nel complesso, il profilo di tollerabilità del citalopram consente spesso di abbinarlo ad altre terapie farmacologiche necessarie per condizioni mediche diverse, un aspetto importante considerando che molti pazienti assumono più di un farmaco contemporaneamente.

«Per quanto riguarda le controindicazioni vere e proprie, il citalopram presenta poche limitazioni», assicura l’esperto. «L’attenzione maggiore riguarda l’uso di dosaggi elevati in persone con una storia di problemi cardiaci, perché in questi casi è necessario valutare con maggiore cautela il trattamento. Questo tipo di precauzione non è esclusiva del citalopram, ma riguarda in generale l’intera classe degli antidepressivi».

Un altro aspetto fondamentale, comune a tutti gli antidepressivi, è il possibile aumento del rischio di pensieri o ideazione suicidaria nelle fasi iniziali della terapia, soprattutto nei pazienti più giovani. Si tratta di un avvertimento presente nelle schede tecniche di questi farmaci e ben noto nella pratica clinica. Il motivo risiede sia nella condizione depressiva stessa sia nella particolare reattività al farmaco antidepressivo, soprattutto nei soggetti sotto i 25 anni di età, che possono rispondere in modo rapido e talvolta intenso alle variazioni neurochimiche indotte dal trattamento. Per questo motivo, l’inizio della terapia richiede sempre un attento monitoraggio da parte dello specialista.

Come va assunto il citalopram 

Il citalopram va assunto seguendo attentamente le indicazioni del medico, che stabilirà dosaggio e durata del trattamento in base alla condizione clinica e alle caratteristiche individuali del paziente. Non si tratta di un farmaco che agisce all’istante: la sua efficacia si manifesta gradualmente, in genere dopo due-quattro settimane dall’inizio della terapia. Questo intervallo di tempo è necessario perché il sistema serotoninergico, su cui il citalopram agisce, si riadatti e cominci a modulare correttamente l’umore e l’ansia.

«Di norma, il trattamento parte con dosaggi bassi, per ridurre al minimo eventuali effetti collaterali, e viene poi aumentato gradualmente in base alla risposta individuale e alla gravità dei sintomi», precisa Bandettini di Poggio. «Il percorso terapeutico completo per un episodio depressivo dura solitamente almeno tre mesi, con una fase di mantenimento che può estendersi fino a quattro-sei mesi, seguita da una sospensione graduale del farmaco sotto supervisione medica. Nei pazienti con episodi depressivi ricorrenti o con una storia di depressione particolarmente severa, la terapia può essere prolungata più a lungo, per ridurre il rischio di ricadute».

Anche nei disturbi d’ansia, la durata della terapia viene valutata caso per caso, in base alla risposta ai sintomi: in alcuni pazienti il trattamento può essere interrotto una volta raggiunta una buona stabilizzazione, mentre in altri può essere necessario proseguire più a lungo per mantenere il controllo dei sintomi.

Nei pazienti più anziani, il citalopram viene comunque utilizzato, ma con particolare attenzione ai dosaggi. In questa fascia di età, è più comune la presenza di altre patologie e l’assunzione di farmaci concomitanti, oltre a una diversa capacità metabolica individuale. Alcune persone metabolizzano il farmaco più lentamente, per cui la dose deve essere adattata in modo da evitare accumulo e possibili effetti collaterali, garantendo al tempo stesso l’efficacia terapeutica.

Non crea dipendenza

Assumendo il citalopram in maniera corretta, il paziente non cambia carattere né diventa “dipendente” dal farmaco. Il principio attivo agisce semplicemente prolungando la permanenza della serotonina nelle sinapsi, riportando l’equilibrio chimico del cervello ai livelli necessari per “stare bene”. In questo senso, il farmaco accompagna il paziente durante la fase di trattamento, senza determinare un legame permanente o modificare il corso della vita, a differenza di altre terapie a lungo termine come quelle per la pressione o per la tiroide.

«È importante sottolineare che l’interruzione del trattamento non deve essere mai brusca», aggiunge l’esperto. «Una sospensione graduale consente al sistema nervoso di riadattarsi senza difficoltà, riducendo il rischio di effetti indesiderati e permettendo un recupero naturale delle funzioni emotive». Spesso il farmaco viene associato a psicoterapia, un abbinamento che favorisce un recupero più completo e duraturo.

Citalopram, consigli di utilizzo

Per ottenere i migliori risultati e ridurre gli effetti collaterali, è importante seguire alcune semplici indicazioni nell’assunzione del citalopram. Il farmaco va generalmente assunto a stomaco pieno, in quanto questo può aiutare a prevenire nausea o disturbi gastrointestinali, che sono tra i fastidi più comuni all’inizio della terapia.

«La scelta del momento della giornata può influire sulla qualità del sonno», aggiunge l’esperto. «Per alcuni pazienti è preferibile assumerlo al mattino, così da minimizzare eventuali difficoltà ad addormentarsi o risvegli notturni. In alcuni casi, quando il disturbo del sonno è significativo, il medico può valutare l’aggiunta di un farmaco specifico per migliorare la qualità del riposo».

Il citalopram va sempre assunto senza masticarlo, con acqua, e mai mescolato con erbe o integratori che non siano stati approvati dal medico. Basti pensare all’iperico (erba di San Giovanni), che può comportare importanti effetti collaterali che rientrano in una condizione medica pericolosa descritta come sindrome serotoninergica. «È fondamentale inoltre rispettare la prescrizione e non modificare autonomamente dosaggio o frequenza, poiché alcune interazioni possono passare inosservate senza il controllo del medico», conclude Bandettini di Poggio.


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