Influenza variante K: i sintomi, quanto dura, come curarsi
La nuova forma influenzale sta mettendo a letto tanti italiani. Si distingue per un esordio molto brusco e una forte componente infiammatoria che può colpire diverse parti del corpo. Ecco come guarire

Migliaia di italiani hanno trascorso le vacanze natalizie a letto. Colpa della “variante K”, la nuova forma influenzale che ha raggiunto il picco tra dicembre e inizio d’anno e non accenna a regredire.
Come si manifesta l'influenza variante K
L'influenza variante K si distingue per un esordio molto brusco e una forte componente infiammatoria che può colpire diverse parti del corpo, con febbre alta. A differenza di altre influenze stagionali, la variante K mostra una frequenza elevata di disturbi gastrointestinali come crampi addominali, nausea e vomito (molto comuni specie nei primi due giorni) e diarrea (può comparire subito o dopo che la febbre ha cominciato a scendere).
La temperatura sale rapidamente sopra i 38-38,5 gradi, accompagnata da brividi intensi. Si manifestano sintomi respiratori con tosse secca stizzosa, mal di gola forte e naso chiuso e sintomi sistemici con la sensazione di ossa rotte, dolori muscolari e articolari diffusi e una stanchezza estrema.
Influenza variante K: quanto dura
Una caratteristica della variante K è la ricaduta apparente: la febbre sembra passare dopo 3 giorni, ma può tornare a salire leggermente dopo un breve miglioramento, prolungando la sensazione di malessere.
Se invece si avverte solo male allo stomaco, potrebbe trattarsi della fase iniziale della Variante K o di una forma più leggera che colpisce principalmente l'apparato digerente. Bisogna comunque tenere d'occhio la temperatura corporea.
La fase acuta dura 3-5 giorni di febbre e dolori forti mentre la tosse e la stanchezza possono trascinarsi per due settimane e più.
Come curarsi
Trattandosi di un'influenza virale non esistono farmaci che “uccidono” il virus. Gli antibiotici non servono a meno di complicazioni batteriche.
La cura si basa sulla gestione dei sintomi e permettere al sistema immunitario di lavorare. Il paracetamolo è solitamente la prima scelta perché non aggredisce lo stomaco mentre l’ibuprofene può essere irritante per chi ha crampi gastrici.
Per i crampi allo stomaco, il medico potrebbe prescrivere procinetici o protettori gastrici. I fermenti lattici aiutano a ripristinare la flora batterica che il virus attacca.
Cosa mangiare durante l'influenza
Lo stomaco infiammato ha bisogno di cibi che non lo facciano contrarre. No a spezie, peperoncino, caffè, alcol, cibi fritti e fibre integrali. Preferibile riso in bianco, patate lesse, mela grattugiata e banane mature, che sono l’ideale per lo stomaco e contrastano la diarrea.
La pera morbida e senza buccia è un’ottima alternativa poiché idrata essendo ricca di acqua. Si può cuocere spolverarla con della cannella. È ideale nel pomeriggio per uno spuntino.
La cena deve essere leggera. La zucca, protagonista in questa stagione della tavola, può dare una mano allo stomaco dolorante. È ricca di betacarotene e la polpa molto tenera ha un effetto emolliente sulle mucose gastriche. È facilmente digeribile e aiuta a sfiammare.
Se sono rimasti residui delle feste come frutta secca e cioccolato meglio metterli da parte, almeno fino a quando non si è guariti. Sono irritanti e pesanti da digerire. Da evitare anche gli agrumi (l’acido citrico irrita lo stomaco) e i frutti di bosco.
Idratazione a piccoli sorsi, riposo e calore
Con la variante K il rischio è la disidratazione, specialmente quando subentra la diarrea. Piuttosto che bere un bicchiere intero di acqua tutto in un solo colpo, che può scatenare un crampo allo stomaco, meglio un sorso ogni 10-15 minuti. Preferire acqua naturale (non bevande gassate) a temperatura ambiente o una tisana tiepida. Ideale camomilla e zenzero fresco.
Il letto è una medicina. Il corpo usa molta energia per combattere il virus e, anche se ci si sente meglio, è preferibile non sforzare il fisico. Una borsa con l’acqua calda sullo stomaco può alleviare i dolori. Il calore distende le fibre muscolari e riduce la sensazione di morsa. Il risposo assoluto, in ambiente riscaldato, è il miglior modo per guarire in tempi brevi.
«Con le basse temperature non bisogna scherzare», avverte Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) – «perché l’aria fredda favorisce le infezioni delle vie respiratorie». Particolare attenzione è richiesta per anziani e persone fragili, come cardiopatici e immunodepressi, che dovrebbero evitare sbalzi di temperatura e, se possibile, restare in casa. Se uscire è necessario, Andreoni consiglia di «evitare luoghi chiusi e affollati per ridurre il rischio di contagio o di ricadute, soprattutto in chi ha appena superato l’influenza».
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