Colesterolo, statine: nuovi dati ridimensionano i rischi
Una nuova ricerca rassicura sui presunti effetti collaterali dei farmaci anti-colesterolo, ridimensionando i timori, spesso amplificati da informazioni non rigorose, e confermando i benefici cardiovascolari

Da decenni, le statine sono considerate uno dei pilastri della prevenzione delle malattie cardiovascolari. Utilizzate da centinaia di milioni di persone nel mondo, questi farmaci abbassano efficacemente i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”, e aiutano a ridurre il rischio di infarto e ictus.
Nonostante i loro benefici, le statine sono spesso accompagnate da una lunga lista di possibili effetti collaterali, che va dalla perdita di memoria ai disturbi del sonno, fino a problemi sessuali e aumento di peso. Una nuova ricerca pubblicata sulla storica rivista medica inglese Lancet cambia però questa percezione: per la maggior parte dei pazienti, i rischi associati alle statine risultano molto più limitati.
Lo studio su larga scala
La ricerca pubblicata su Lancet si basa sull’analisi dei dati provenienti da 23 studi clinici di grandi dimensioni, tutti parte della Cholesterol Treatment Trialists’ Collaboration (CTT). Questo gruppo internazionale, attivo dal 1994, raccoglie e confronta dati di numerosi studi sul colesterolo per valutare in modo affidabile benefici e rischi delle terapie farmacologiche.
Lo studio ha coinvolto oltre 154.000 partecipanti, con un’età media di circa 63 anni e una predominanza di uomini. «I ricercatori hanno confrontato gli effetti delle statine rispetto al placebo, cioè una compressa neutra senza principio attivo, e hanno analizzato anche le differenze tra terapie più intense e meno intense», spiega il professor Leonardo Calò, primario di Cardiologia al Policlinico Casilino di Roma. «Il periodo di osservazione medio è stato di oltre quattro anni, sufficiente per osservare eventuali effetti dei farmaci nel tempo».
Ogni evento avverso segnalato dai partecipanti è stato registrato con grande attenzione e analizzato in modo sistematico. «Grazie a procedure rigorose e a metodi statistici avanzati, lo studio è riuscito a distinguere con precisione gli effetti realmente legati alle statine da quelli causati da altri fattori, come l’età, lo stile di vita o patologie preesistenti», descrive l’esperto. «Questo approccio ha permesso di ottenere una fotografia chiara e affidabile della sicurezza dei farmaci, rendendo lo studio uno dei più completi mai realizzati sul tema».
Effetti collaterali delle statine: cosa è reale e cosa no
I risultati dello studio sono sorprendenti e, per molti aspetti, rassicuranti. Per quasi tutti i presunti effetti collaterali indicati nei foglietti illustrativi – dalla perdita di memoria alla depressione, dai disturbi del sonno alla disfunzione erettile, fino a nausea e affaticamento – non è stata riscontrata alcuna associazione significativa con l’assunzione di statine. «In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, gli eventi avversi si sono verificati con la stessa frequenza, sia tra chi assumeva il farmaco sia tra chi riceveva il placebo», specifica Calò.
Solo quattro condizioni su sessantasei analizzate hanno mostrato un lieve aumento del rischio: alterazioni nei valori degli esami del fegato, piccole anomalie epatiche, modifiche nella composizione delle urine ed edema o gonfiori, come quelli che possono comparire alle caviglie.
«Anche in questi casi, l’incidenza è stata minima e il significato clinico resta in gran parte incerto», indica l’esperto. «Gli effetti sul fegato, in particolare, risultano legati alla dose: terapie più intense possono far salire leggermente i valori degli enzimi epatici, ma senza causare problemi seri o permanenti. In sostanza, per la maggior parte dei pazienti, i timori tradizionali legati agli effetti collaterali delle statine appaiono decisamente sovrastimati».
Serve moderazione
Questo non significa che l’assunzione di statine sia del tutto priva di possibili disturbi. «In una quota limitata di pazienti possono comparire mialgie, ovvero dolori muscolari, un effetto noto e descritto», spiega Calò. «Non si tratta della norma, ma di eventualità che vanno considerate con attenzione».
Il nodo centrale, sottolinea l’esperto, è distinguere ciò che è realmente attribuibile al farmaco da ciò che ha altre origini: «Esiste il rischio di collegare automaticamente alle statine qualsiasi dolore muscolare o articolare», osserva. «Disturbi a carico di ginocchia, spalle o schiena sono frequenti nella popolazione generale e spesso dipendono da artrosi, affaticamento o condizioni preesistenti».
Per questo, ogni situazione deve essere valutata individualmente, con equilibrio e buon senso. «È importante ascoltare il paziente senza sottovalutare i sintomi, ma allo stesso tempo interpretarli correttamente, così da mantenere una terapia efficace senza compromettere la qualità di vita», precisa l’esperto.
Una rivoluzione nella percezione dei farmaci
Nel complesso, oltre a confermare che i benefici cardiovascolari delle statine superano di gran lunga i rischi, questa analisi mette anche in discussione le informazioni ufficiali riportate nei foglietti illustrativi.
«Molti dei presunti effetti indesiderati elencati derivano infatti da studi osservazionali o da segnalazioni isolate, soggetti a errori o influenze esterne, piuttosto che da prove controllate e rigorose», ammette Calò. «Secondo i ricercatori, questa sovrastima dei rischi può portare pazienti e medici a decisioni sbagliate, come interrompere prematuramente la terapia, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute cardiovascolare».
Il vero punto di forza dello studio è la qualità dei dati raccolti. Ogni evento avverso è stato registrato singolarmente, codificato secondo standard internazionali e analizzato con metodi statistici avanzati che riducono al minimo il rischio di falsi allarmi. Grazie a questo approccio, è stato possibile distinguere con sicurezza quali effetti siano realmente causati dalle statine. Non sorprende quindi che la miopatia grave resti un evento rarissimo, mentre l’aumento di nuove diagnosi di diabete, già noto, si confermi limitato principalmente a pazienti con fattori di rischio già presenti.
Le implicazioni per medici e pazienti
I risultati dello studio trasmettono un messaggio inequivocabile: le statine rimangono farmaci salvavita e i timori eccessivi sui loro effetti collaterali possono fare più danni che benefici. «Gli autori sottolineano che è fondamentale aggiornare le informazioni ufficiali sui prodotti, così da permettere a medici e pazienti di prendere decisioni basate su dati scientifici affidabili, anziché su paure ingiustificate», evidenzia Calò.
Questo aggiornamento non è solo una questione di chiarezza: studi precedenti avevano già dimostrato che notizie negative sulle statine avevano spinto migliaia di persone a interrompere la terapia, aumentando il rischio di infarto e altri eventi cardiovascolari che invece potevano essere evitati.
«Alla luce di questi risultati, diventa evidente quanto sia importante superare le convinzioni errate e sostenere l’uso corretto di questi farmaci», conclude l’esperto. «In un mondo dove le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali cause di morte, riconoscere il reale valore delle statine significa proteggere il cuore di milioni di persone e prevenire tragedie evitabili».
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