È vero che a New York si può abortire al nono mese?

Secondo post virali su Facebook a New York sarebbe stata varata una legge che permette di abortire fino a un “secondo prima della nascita”. Ma è un messaggio scorretto e allarmistico, leggi qui



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di Gianluca Liva, dell’associazione Factcheckers

Dove si dice che l"aborto ora è possibile anche "in caso il feto non sia più vitale" devi mettere che ora è possibile  "anche se il feto è affetto da patologie gravi che ne compromettono la vita"


L’approvazione della nuova legge che regolamenta la pratica dell’aborto nello stato di New York ha acceso una vivace discussione, sia negli Stati Uniti sia in Italia.

Nel nostro Paese sono fioccati molti post su Facebook che diffondevano il concetto che, con la legge, fosse diventato possibile scegliere di abortire fino “a un secondo prima della nascita”. Uno in particolare ha guadagnato più di 22.000 condivisioni.

Si tratta di una falsità, frutto della semplificazione di un importante e doveroso aggiornamento delle leggi dello stato di New York, che fino a poche settimane prima faceva ancora riferimento alle normative varate nel 1970.

Come spiega Jia Tolentino in uno speciale approfondimento sul New Yorker, la nuova legge rappresenta un adeguamento alle norme federali degli Stati Uniti e chiarisce le condizioni per l'accesso a questa pratica medica. L’aborto dopo la 24esima settimana, in precedenza consentito solo in caso di grave pericolo per la salute della madre, ora è possibile "anche se il feto è affetto da patologie gravi che ne compromettono la vita". Prima della nuova legge, le donne che si trovavano in particolari condizioni, non potevano fare altro che ricorrere alle cure di un ospedale di un altro stato.

La gran parte dei post che hanno diffuso un messaggio scorretto e allarmistico non hanno considerato il fatto che la legge al centro della discordia è in linea con quelle di molte altre nazioni – fra cui l’Italia – in materia di interruzione di gravidanza. Inoltre i post insinuano nei lettori e nelle lettrici il concetto che l’aborto al nono mese sia una scelta frutto dell’incoscienza e del menefreghismo nei confronti della vita.

Non è così. Katrina Kimport, sociologa e docente del dipartimento di ostetricia, ginecologia e scienze della riproduzione della University of California, ha pubblicato uno degli studi più esaurienti sul tema dell’aborto negli ultimi mesi di gravidanza. L’indagine chiarisce una volta per tutte come alla base di una scelta (o di una necessità, in certi casi) come quella di abortire ci siano motivazioni ben più profonde di quelle che vengono indicate da un certo immaginario comune.


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Articolo pubblicato sul n. 11 di Starbene in edicola dal 26 febbraio 2019

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