LussazionI

Con il termine lussazione si indica la perdita completa dei normali rapporti tra due ossa che formano un’articolazione; viene detta invece sublussazione una condizione nella quale questa alterazione dei reciproci rapporti è incompleta o parziale. La lussazione è determinata da un meccanismo di una certa violenza e intensità che agisce su un’articolazione in modo sia […]



Con il termine lussazione si indica la perdita completa dei normali rapporti tra due ossa che formano un’articolazione; viene detta invece sublussazione una condizione nella quale questa alterazione dei reciproci rapporti è incompleta o parziale.

La lussazione è determinata da un meccanismo di una certa violenza e intensità che agisce su un’articolazione in modo sia diretto (la forza agisce direttamente sull’articolazione colpita) sia indiretto (per esempio quando questa forza agisce su una parte ossea posta a distanza dall’articolazione interessata); può essere complicata da una o più fratture dei capi ossei che formano l’articolazione, in caso contrario viene detta pura. In una lussazione vi è comunque una lesione più o meno estesa della capsula articolare e dei legamenti adiacenti (nel punto in cui avviene lo spostamento anomalo di un osso rispetto all’altro), per cui si realizzerà uno stravaso di sangue in profondità, non sempre apprezzabile alla visione, in rapporto alla sede dell’articolazione.


Cosa succede in caso di lussazione

La lussazione è un evento acuto che provoca come primo effetto un forte dolore e una pressoché completa incapacità a muovere l’articolazione colpita (stato detto diimpotenza funzionale), dovuta all’impossibilità di muovere anche per pochi gradi le ossa interessate. In relazione alla grandezza delle articolazioni colpite (anca, spalla, ginocchio), il dolore può arrivare a essere insopportabile e impedire al soggetto colpito di svolgere qualsiasi spostamento, proprio per il fatto che ogni minimo movimento scatena, anche involontariamente e indirettamente, uno stimolo doloroso altissimo. In effetti la lussazione, consistendo in una perdita dei rapporti articolari, determina un notevole “stiramento” di capsula, tendini e muscoli adiacenti l’articolazione, e in particolare di tutti i rami nervosi coinvolti: si realizza così non solo un elevato stimolo doloroso persistente, ma anche un danno, di solito temporaneo, non solo della sensibilità (per esempio formicolìo) ma anche delle componenti motorie dei nervi stessi, con la conseguente perdita parziale o totale della capacità contrattile dei muscoli da questi innervati. Analoga situazione si verifica a carico dei vasi sanguigni, sia venosi sia arteriosi, con conseguente compromissione più o meno rilevante del flusso di sangue nella zona del corpo situata a valle dell’articolazione interessata.


Gravità della lussazione

La gravità di una lussazione dipende sia dagli effetti immediati provocati all’articolazione colpita, sia (soprattutto) dagli eventuali danni che possono insorgere nel futuro e che sono tanto più gravi e probabili quanto maggiore è il tempo intercorso tra il trauma e il trattamento della lussazione stessa (manovre di riduzione); esemplificative a questo riguardo sono le lussazioni delle vertebre e dell’anca.

La lussazione di una vertebra rispetto all’altra rappresenta senza dubbio un evento di elevata pericolosità, in quanto può insorgere un danno gravissimo e spesso irrisolvibile a carico del midollo spinale (che come è noto è situato all’interno del canale vertebrale e quindi può essere “ghigliottinato” nel trauma): possono derivarne non solo paralisi periferiche di vario grado, ma addirittura la morte del soggetto colpito (per esempio nel caso in cui la lussazione sia localizzata nel tratto delle vertebre cervicali).

La lussazione dell’anca, oltre al dolore e a un blocco funzionale estremamente rilevanti, può determinare un danno molto grave per la lesione della capsula articolare e, di conseguenza, dei vasi sanguigni in essa contenuti e destinati alla nutrizione della “testa” del femore. Per tale motivo è necessario provvedere al più presto al ripristino della corretta articolarità (obbligatoriamente in anestesia generale, sia per il dolore sia per ottenere un rilasciamento muscolare idoneo all’esecuzione di una manovra di riduzione che risulti il meno traumatica possibile) e programmare a distanza di alcuni mesi controlli radiografici e in risonanza magnetica, al fine di escludere la possibilità di danni residui a carico della testa del femore (la cosiddetta necrosi post-traumatica della testa femorale), danni che vengono causati dalla mancanza di circolazione locale che consegue al danneggiamento dei vasi sanguigni provocato dalla stessa lussazione.


Lussazioni più frequenti

Le articolazioni più spesso colpite da lussazioni sono la spalla, la clavicola, le dita, la caviglia, l’articolazione del piede e il coccige; meno numerose ma più gravi sono le lussazioni che colpiscono anca, ginocchio e vertebre.

In alcuni casi (emblematico quello della spalla) la lussazione causa un danno delle strutture capsulari e dei legamenti tale che questi non riescono a cicatrizzare al meglio (in particolare quando le cure non sono state correttamente seguite): ciò determina non solo postumi dolorosi e limitazioni della possibilità di movimento, ma anche la possibilità di ulteriori lussazioni in seguito a traumi anche non particolarmente intensi, le cosiddette lussazioni abituali. In quest’ultimo caso il soggetto lamenta un’importante riduzione della funzionalità, in quanto è costretto a evitare accuratamente ogni movimento che possa far ricomparire la lussazione, e di fatto limita in modo più o meno grave la propria autonomia di lavoro e di comportamento (in particolare per ciò che riguarda l’attività sportiva).


Sintomi

Dolore e incapacità di movimento dell’articolazione colpita, unitamente alla personale percezione della perdita dei rapporti articolari al momento del trauma e all’evidente alterazione del normale profilo anatomico della parte colpita, costituiscono segni piuttosto evidenti. In aggiunta si potranno lamentare alterazioni vascolari, nervose e della sensibilità, e soprattutto la costante persistenza dei sintomi.


Cosa fare

Poiché i movimenti dell’articolazione, sia quelli volontari (i cosiddetti movimenti attivi) sia quelli provocati da altri (detti movimenti passivi), risultano praticamente impossibili, il soggetto sarà costretto ad assumere una posizione obbligata per evitare al massimo ogni spostamento dell’articolazione colpita, mentre chi lo assiste dovrà assecondarlo in questa manovra utilizzando cuscini, coperte, asciugamani o quant’altro sia utile a ottenere una posizione stabile.

Sarà ovviamente necessaria una tempestiva consultazione del medico, ed è bene recarsi, o farsi accompagnare, in una struttura di Pronto soccorso per eseguire eventualmente indagini radiografiche e trattamenti urgenti specialistici; nell’attesa è opportuna l’applicazione di ghiaccio, sia per ridurre l’entità dell’ematoma locale sia per attenuare il dolore.


Cosa evitare

Non è opportuno tentare di riportare da soli in sede la parte lussata né fare eseguire questa manovra da altre persone non abilitate a farlo, e comunque in assenza di una diagnosi certa e documentata. Ricordando l’importanza di una riduzione tempestiva, è bene inoltre non attendere troppo tempo prima di intervenire, anche nei casi (pochi) in cui il dolore non risulta particolarmente intenso e può far pensare a una semplice contusione.


Trattamento

La riduzione della lussazione, con o senza anestesia, porterà immediato benessere e ridurrà progressivamente il dolore; scompariranno in breve tempo, nella maggior parte dei casi, anche i disturbi nervosi ed eventualmente circolatori sopra descritti.

In seguito occorrerà un programma di riabilitazione funzionale specifico a seconda dell’articolazione interessata ed eventualmente prolungato nel tempo, al fine di recuperare il meglio possibile la funzionalità articolare preesistente al trauma. Nei casi di lussazione recidivante la chirurgia rappresenta la scelta obbligata per recuperare la stabilità e consentire il ritorno anche alle attività sportive; si utilizzano allo scopo tecniche sia artroscopiche sia a cielo aperto, a seconda del tipo di danno e della personale esperienza del chirurgo.

In ogni caso il soggetto dovrà opportunamente eseguire esercizi volti a mantenere l’articolarità e impedire la formazione di aderenze da cui possa derivare una limitazione funzionale. [R.M.]