Concentrarsi è diventata probabilmente una delle imprese più difficili della vita odierna. Siamo mediamente connessi ad almeno 2 device: mentre lavoriamo al pc rispondiamo al cellulare, quando guardiamo la tv teniamo d’occhio i social, mentre guardiamo il navigatore sentiamo i messaggi di Whatsapp…
Il cervello umano, proprio perché è “magico”, si è adattato a questa complessità e si è abituato a saltare velocemente da un discorso all’altro, da un tema all’altro, da uno schermo all’altro. Il nostro periodo di attenzione è diventato sempre più corto e ormai diamo la preferenza ai testi brevi e ai video di pochi minuti. Ma allora, quando poi dobbiamo concentrarci? Ovviamente fatichiamo. Che sia per studiare o apprendere, al lavoro, nello sport o in qualunque altra attività che ci interessi occorre iniziare a correre ai ripari se vogliamo rendere al meglio. Ecco allora due semplici asana e una pratica, suggerite dall’insegnante di yoga Lorenza Minola, che ci possono aiutare molto per trovare la concentrazione.
Tadasana, posizione della montagna

(Variante in equilibrio a braccia alzate). È una delle posizioni più conosciute dello yoga. Normalmente si pratica in posizione eretta, portando le braccia lungo il corpo o le mani in Anjali Mudra (unite all’altezza del cuore).
In questo caso non vogliamo raggiungere solo il raccoglimento, ma conquistare la concentrazione, senza la quale non riusciamo a stare in equilibrio. E allora fissiamo un punto davanti a noi o più in basso (purché gli occhi siano aperti) e, inspirando, solleviamoci sulle punte portando le braccia tese verso il cielo. Respiriamo mantenendo la posizione.
Nasagra Drishti, concentrazione sulla punta del naso

È una tecnica utilizzata nella pratica e nella meditazione yoga per sviluppare la concentrazione. Il termine deriva dal sanscrito, nasagra, che significa “punta del naso”, e drishti, che significa “sguardo”. Sediamoci in una posa meditativa con la colonna vertebrale eretta (Padmasana o Ardha Padmasana – Loto o mezzo loto cioè con le gambe incrociate, oppure in Vajrasana in ginocchio, sedute sui talloni come nella foto).
Può essere praticata anche sedendosi su una sedia se non si è in grado di mantenere una posa di meditazione classica. Rilassiamo le spalle e proviamo a guardare la punta del naso. Con la pratica potremo mantenere gli occhi concentrati sulla punta del naso per un lungo periodo di tempo. La respirazione può essere normale.
Balasana, posizione del bambino

Questa posizione è una sorta di panacea: va bene sempre perché ha mille benefici. Dopo la pratica di Nasagra Drishti, soprattutto se l’abbiamo eseguita inginocchiati come me in Vajrasana, le nostre palpebre si saranno fatte pesanti e avremo naturalmente voglia di portare la fronte a terra.
Inspirando raddrizziamo bene la schiena ed espirando allunghiamoci a terra, distendiamo le braccia in modo da tirare il più possibile la colonna e poi portiamole lungo il corpo abbandonandoci con la fronte sul tappetino.
Dharana, la concentrazione: è l’attenzione cosciente sulla pratica
Yoga Sutra Libro 3, verso 1: desha bandha cittasya dharana
La concentrazione durante la pratica è un passo essenziale e consiste, banalmente, nell’essere attenti e immersi nel momento presente. «Ci tengo molto a questo passaggio perché mi consente di darvi una chiave semplice ed efficace per vivere il momento presente: concentrarsi sul corpo», dice Lorenza Minola.
Spesso si parla di vivere nel qui e ora senza dare gli strumenti per farlo. Oltre alle asana e alla tecnica Drishti citate sopra, basta portare l’attenzione sulle sensazioni del corpo per ritrovarsi immersi nel momento presente: è concentrarsi su un oggetto o sulle sensazioni che il corpo ci manda che ferma la mente e amplia il presente rendendolo vivo e portandoci alla Mindfulness (consapevolezza). È assaporare un tramonto, una sensazione, un odore o qualsiasi altra cosa che ci renda presenti e distaccati dai pensieri.

