Libri, perché leggendo un classico ritrovi te stesso

I capolavori della letteratura sono stelle polari che ci aiutano a capire quale rotta seguire nell’esistenza. Guendalina Middei, insegnante famosa sui social come Professor X, ci mostra la straordinaria attualità psicologica di certi personaggi



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Cosa serve per fare pace con i grandi classici della letteratura? I punti di vista variano, i buoni propositi vagheggiano e le aspirazioni si disperdono alla ricerca di una passione che ci spinga a leggere migliaia di pagine, lente, prolisse e antiquate. Il sole, però, non tramonta mai su Tolstoj come Manzoni, su Thomas Mann come Kafka ci dice Guendalina Middei, esperta di letteratura, professor X su Facebook e Instagram, che ha scritto un libro – stavolta sì, veloce e scorrevole – Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera (Feltrinelli), con il quale ci introduce alla riscoperta del fascino che questi straordinari scrittori e i loro personaggi continuano a esercitare. Perché scoprirli simili a noi, a distanza di secoli e lontani dal nostro mondo, li rende densi di stimoli vitali.

Starbene ha lasciato che ancora ci parlino con i loro messaggi esistenziali, che vale la pena tenere a mente. Senza fare troppi sforzi né avere una cultura enciclopedica.


Guendalina, si definiscono “classici” perché sono eterni nelle loro annotazioni esistenziali?

Più che eterne, queste grandi opere riescono a essere senza tempo. Il contesto esteriore in cui sono ambientate (paesaggi, mode, costumi e abitudini) è diverso da oggi, ovviamente. Ma, di fatto, quando le leggiamo capiamo che mettono in scena conflitti, problematiche, situazioni psicologiche e sentimenti universali, nel senso che sono validi ora come duecento anni fa.


Nel tuo saggio ne hai scelti nove, il motivo?

Sono tra le opere che amo di più, sicuramente. Ma, soprattutto, tratteggiano temi molti forti, che hanno una valenza pragmatica di assoluta contemporaneità. Questi libri ci danno, infatti, gli strumenti per affrontare le sfide quotidiane, per capire noi stessi, il linguaggio dell’anima e dei sentimenti. Ogni autore citato, leggendo e rileggendolo, è una fonte di spunti speculativi che possono orientare la nostra esistenza, dall’amore alle relazioni nel senso più ampio del termine, fino al rapporto con il tempo.


Nell’introspezione psicologica, la lettura è un meccanismo importante?

Fondamentale, direi. Quando leggiamo, dobbiamo fare silenzio dentro noi e, quindi, creiamo quel modus pensandi da cui nasce l’indagine interiore. I classici, poi, riservano particolare attenzione allo stato d’animo dei loro personaggi. Cosa che, invece, si perde per esempio in un giallo, dove l’interesse viene catturato soprattutto dalla trama, perciò le motivazioni principali dei personaggi restano relegate nello sfondo.


Queste opere, che hanno in più?

Ci forniscono i mezzi per decodificare il nostro inconscio. Sono scritte, infatti, in modo che ciascuno di noi entri in profonda intimità con i soggetti della storia e, attraverso loro, riesca a esplorare anche i propri pensieri, le proprie emozioni, il proprio vissuto. E, poi, la lettura dei classici è una lettura dilatata (e diluita) di noi stessi. Proprio perché sono libri non incentrati sulla trama, permettono di scoprire di volta in volta tante sfumature psicologiche diverse che, magari, prima ci erano sfuggite. I messaggi che sottendono, insomma, non si esauriscono mai e gettano sempre nuove prospettive d’indagine intima.


Partiamo da Guerra e Pace

La più grande opera di Lev Tolstoj (narra le vicende di alcune famiglie aristocratiche russe nel periodo tra il 1805 fino al 1812, con la disfatta delle armate napoleoniche in Russia) ci insegna l’arte della meraviglia, vista attraverso i pensieri del principe Andréj che, dopo essere stato ferito in battaglia, accetta l’amore, sempre rinnegato, per Nataša e dà un senso alla sua vita ormai al termine. La sua lezione è grandiosa, per i tempi che corrono: così distratti e presi da mille impegni, non siamo più in grado di osservare e capire l’essenza del presente, che scartiamo con troppa facilità. Eppure, saperlo apprezzare ci eviterebbe di proiettarci sempre in un domani e in un altrove, indefiniti, a favore di una maggiore soddisfazione che abbiamo lì, davanti a noi e che aspetta solo di essere colta.


Un altro titolo che citi è Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij…

Nella storia di Raskòl’nikov, giovane studente che, per uscire dalla miseria in cui vive, si convince che è giusto uccidere l’usuraia Aljona, la cui esistenza è del tutto inutile, l’autore russo mette in campo dei personaggi talmente complessi e contraddittori che ci spinge a vedere la parte ombra che c’è dentro di noi, quegli aspetti interiori di cui ci vergogniamo o consideriamo inaccettabili. In una società dove l’apparire è superiore all’essere, dove la corsa a mascherarci è frenetica e pressante, la lezione di Dostoevskij è un inno all’importanza di essere autentici e accettarci per ciò che realmente siamo, nel bene e nel male.


E la poetica di Giacomo Leopardi dove ci porta?

Dall’Infinito a La ginestra, passando per il Bruto Minore, facciamo un pellegrinaggio verso la consapevolezza. Quando l’anima parte dallo slancio giovanile di conoscere il mondo (Infinito) alla delusione della realtà (Bruto Minore) fino all’accettazione del destino umano così com’è (La ginestra). Bene, il poeta marchigiano ci invita a crescere, a maturare. Che, poi, non significa rassegnarsi al mondo ma abbandonarsi in esso, per trovare la nostra collocazione.


Un altro scrittore menzionato è Orwell e il suo 1984...

Redatto nel 1948, questo romanzo di fantascienza si sviluppa in un ipotetico mondo futuro (appunto, il 1984) controllato da un governo fortemente totalitario che, tramite teleschermi, spia la vita dei cittadini. Al di là dell’intreccio narrativo, le pagine hanno il grande valore di mettere in primo piano l’importanza del linguaggio nella condizione umana. Poiché la parola è la base della capacità di elaborare concetti e pensieri astratti e il ponte tra noi e gli altri. Solo con una dialettica giusta riusciamo a creare relazioni sociali positive e solide.


Ma i due grandi affreschi d’amore ottocentesco Orgoglio e Pregiudizio e Anna Karenina, che attualità hanno nel 2024?

La travagliata vicenda d’amore, narrata in Orgoglio e pregiudizio e ambientata nell’Inghilterra del primo Ottocento, tra Elizabeth e Darcy (che corre parallela a quella di Bingley e Jane), giovani di differente lignaggio sociale, ci mostra una differenza abissale tra l’innamoramento e la costruzione di un legame: dove il sentimento puro ha poco senso se non mettiamo da parte l’egocentrismo, l’impazienza di avere tutto e subito, la pretesa che l’altro sia sempre pronto a soddisfare le nostre aspettative. Mentre Anna Karenina è sì un dramma dell’amore illecito e infelice di Anna Karenina per il conte Vronskij, che la porterà alla morte, ma è anche la parabola di una donna che, riappropriandosi dei suoi veri desideri, rinasce alla vita. A una vita in cui la passione dovrebbe guidare le nostre scelte, in quanto dà forza, creatività e pulsione alle azioni. Seppure, non dovremmo dirigerla verso un unico fronte e fine, altrimenti diventa ossessione, come succede alla Karenina.


Altre note significative?

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e La metamorfosi dello scrittore boemo Franz Kafka affrontano il tema del tempo, a cui dobbiamo dare un senso per non farci travolgere. Quale? Lo scorrere di minuti, ore, giorni è sempre e solo trasformazione del mondo. Il principe Fabrizio Salina, protagonista de Il Gattopardo, accetta con rassegnazione distaccata i cambiamenti che avvengono nella Sicilia risorgimentale; nella Metamorfosi, Gregor Samsa, che una mattina si sveglia con le sembianze di un insetto, ci prepara ad accogliere le differenze psichiche, emotive, fisiche e relazionali che il passar dei giorni ci arreca. Ad accogliere, insomma, il fatto che oggi siamo persone diverse da ieri. Una differenza che è segno di evoluzione personale, non sintomo di decadenza.


Le ultime lezioni letterarie quali sono?

Quelle di Thomas Mann, nei I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia: la vita non va presa a senso unico, e soprattutto non si può esaurire in quell’unico ruolo che, magari, gli altri ti cuciono adesso. Altrimenti, si rischia a fare la fine di Johann Buddenbrook, a capo di una stirpe di mercanti di Lubecca che, impegnato solo a incrementare le ricchezze del casato, si nutre di rimpianti e rimorsi. Pure Manzoni nei Promessi sposi ha ancora moltissime cose da insegnarci. A dare spazio, innanzitutto, alle sensazioni come guida del nostro mondo psichico. Parola di un autore che si è servito dei paesaggi, delle case, dei volti, per definire lo stato d’animo dei suoi personaggi, che si muovono nella campagna lombarda stremata dalla Guerra dei trent’anni e la peste, tra il 1628 e il 1630.



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