Amore, come restare amici quando la coppia finisce
Restare in buoni rapporti alla fine di una storia: difficile, ma possibile. A patto che non ci sia più attrazione fisica, ma solo affetto. E che ci si impegni in una “pausa di silenzio”, per liberarsi dalla routine della coppia

Ci sono amori che finiscono “bene”, per consunzione naturale; pensiamo a quelle coppie che, dopo anni di felicità e passione, si separano ma senza rimpianti, arricchite dal patrimonio emotivo comune. Peccato, in questi casi, chiudere totalmente, perdere un rapporto che si è trasformato, diventando fraterno, e che mantiene quella speciale confidenza di chi ha condiviso l’amore negli anni. Si può restare amici in questi casi non conflittuali? Come? E quali sono i pro e contro del nuovo status?
Ne abbiamo parlato con Maria Giovanna Gatti Luini, medico e psicoterapeuta a Milano.
Finita una relazione, sono molte le coppie che pensano di poter mantenere un legame di amicizia?
«Sì, succede spesso. È importante, però, che questa volontà sia veramente condivisa da entrambi e non, in realtà, un modo di lasciarsi in versione soft, di perdersi col tempo, a dosi omeopatiche. Nell’immediato, il desiderio di restare amici, di rimanere in contatto, rende meno doloroso il distacco. Ma è anche un po’ come la cosiddetta “pausa di riflessione”: ti dico così per non farti soffrire, ma dentro di me so già che, con il tempo, il rapporto finirà».
Insomma, pochi dicono basta veramente e da subito.
«Per molte persone, sia donne sia uomini, risulta difficile interrompere il rapporto in modo deciso e immediato. Rompere in modo netto è qualcosa che riesce solo ad alcuni. “Rimaniamo amici” diventa un escamotage linguistico per evitare di provare o provocare il dolore del “è finita per davvero”, per “consolarsi”. Non di rado, questa fase del rapporto è poco realistica. Di fatto c'è una rottura, al di là delle parole».
Qual è il segreto di quelli che ce la fanno?
«Sono persone capaci di cambiare ruolo. Questo è possibile solo se le due parti sono veramente alla pari, cioè decise a chiudere un legame che magari si è protratto per anni. Per esempio, ci riescono più spesso gli ex amanti, sposati entrambi, che hanno terminato senza conflitti la relazione parallela e sono di comune accordo. Non ci deve essere, insomma, una disparità di sentimenti, per esempio, uno dei due ancora segretamente innamorato e che si accontenta, pur di non perdere l’altro, di una sorta di amicizia.
La cosa più difficile della separazione, diceva Freud, non è tanto il trauma della rottura o della perdita, ma il cambiamento nella quotidianità. Soffriamo quando ci rendiamo conto che progressivamente ci troveremo di fronte a una vita diversa. Le abitudini, le cose che sappiamo dell’altro, quello che l’altro sa di noi, piano piano sbiadiscono, diventano ricordi. Dunque il “rimaniamo amici” ha anche a che vedere con l’illusione di non perdere proprio tutto di quello scambio, che fa parte della nostra comfort zone passata».
Servono altri presupposti per “lasciarsi bene”?
«Bisogna accettare le nuove regole del gioco. Mantenere una relazione di amicizia tra ex significa che non si va più a letto insieme e che il rapporto, che da un lato non si interrompe, subisce come un “rallentamento”. Ci si scrive, ci si sente per telefono, magari anche spesso, ma con una costanza decisamente inferiore o non paragonabile a quella di prima. È come percorrere un corridoio che ci porta lontano, mentre dietro di noi si chiudono progressivamente le porte che superiamo».
E qual è la condizione irrinunciabile per riuscire nell’intento?
«Non si deve più provare attrazione sessuale verso l’altro. Per trasformarsi in amici deve mancare quel pathos legato all’eros, che produce la voglia di fare l’amore, ma anche gelosia e possessività. Se l’erotismo è ancora presente, questo prima o poi si trasforma in desiderio, a volte in rabbia. E diventa fame, fame pura dell’altro. Impossibile, allora, restare amici».
Un consiglio per partire con il piede giusto?
«Dico sempre ai miei pazienti che prima bisogna guarire dalla rivoluzione della rottura, della trasformazione dell’amore in altro. E questo si può fare solo se si è lontani: non si riesce a passare quasi automaticamente da partner ad amici. Bisogna quindi dare il tempo alle ferite di guarire. Ci vuole una pausa di silenzio: niente messaggi, incontri, telefonate, caffè, aperitivi, persino gli auguri del compleanno. È troppo presto.
Silenzio assoluto per almeno tre mesi, senza interruzioni. C’è bisogno “di ripulirsi dentro”, di trasformare la quotidianità almeno un po’. Così poi potremo ritrovare quella persona, con una relazione che sta diventando diversa. Perché, se non si guarisce dalla rottura, non è possibile che l’amicizia sia genuina».
Ma quali sono i pro di rimanere amici? E i contro?
«Anche un rapporto finito può regalare molto a livello emotivo. Quando riusciamo a vivere una nuova relazione, senza tensioni, è sempre positivo. Il contro è la difficoltà a dosare il rapporto, soprattutto quando arrivano nuovi partner e l’amicizia con l’ex rischia di diventare intrusiva, troppo presente o influente. La frase allarme classica tra due ex? “Non è possibile che lui/lei ti conosca meglio di me”».
Come evitare dissidi?
«Si può fare una specie di patto preliminare, stabilendo le attività e i momenti da condividere come amici, escludendone altre. Un “accordo”che funziona se poi, però, non entra in gioco l’emotività e magari quello che ancora è rimasto irrisolto tra gli ex. E comunque tutto ciò si può mettere in atto non prima di essere guariti dal passato: ripeto, ci vogliono almeno tre mesi di silenzio per capirlo».
Quanto può durare la nuova amicizia? Ha un timer?
«Nella maggioranza dei casi è una sorta di placebo, perché poi interviene sempre qualcosa che richiede una nuova presa di coscienza. Prima o poi arriva un momento o succede qualcosa che cambia di nuovo gli equilibri, che sia un evento legato alla materialità, ad alcune abitudini o ad altre persone. E non tutti lo superano».
Quando arriva un nuovo partner
Quando uno dei due inizia una nuova relazione, il legame di amicizia fra ex viene profondamente messo alla prova. Perché è vero che il nuovo partner può essere relativamente tollerante sugli amori passati, ma è altrettanto vero che se il rapporto precedente è troppo presente, troppo influente, a volte intrusivo (magari anche senza volerlo), prima o poi crea fastidio.
«Momenti di gelosia succedono anche tra ex coppie che non si frequentano da anni e che si sono convinte di essere ormai in una relazione di pura amicizia. Un caso classico? Gli ex partner che non divorziano mai ma, a un certo punto, uno dei due decide di sposarsi e chiede di formalizzare la separazione», racconta la dottoressa Luini.
«Richiesta che può fare emergere una gelosia postuma, che si manifesta in possessività. A volte, poi, non si supera il fatto che l’altro abbia una sua vita: una mia paziente non riusciva a tollerare che l‘ex marito partisse con la nuova fidanzata per un viaggio mai fatto quando stava con lei. Non tutti superano la prova del nuovo amore altrui, soprattutto le donne».
Ex, cosa fare se si lavora insieme
Uno dei problemi di chi ha una relazione sentimentale che vuole trasformarsi in amicizia è il lavoro condiviso o nello stesso ambiente.
«Idealmente, soprattutto per rispettare un silenzio di almeno tre mesi, il minimo necessario per guarire dal passato e ricominciare da amici, bisognerebbe comunque stabilire una distanza anche a livello professionale. Cosa non facile, perché, necessariamente, ci saranno momenti e contatti condivisi, riunioni, mail. Il mio consiglio, dunque, è evitare di raccontarsi la propria realtà al di fuori dell’ambito lavorativo: sono andato qui, ho fatto la vacanza lì… E poi basta caffè insieme o ritrovarsi durante le pause», dice la nostra esperta.
«Dopo il periodo di riflessione-guarigione di tre mesi, una volta ripuliti dal “prima”, possiamo reimpostare davvero i primi passi di un nuovo cammino, anche fra le scrivanie».
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