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Benessere invisibile: come trovare l’equilibrio tra mente, corpo ed emozioni

Mente, corpo ed emozioni: perché la vera salute va oltre l’aspetto fisico e nasce dall’equilibrio tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo

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Lo chiamiamo benessere, ma spesso lo riduciamo a luoghi comuni come un corpo magro, tonico, apparentemente in salute. Eppure esiste una dimensione più profonda, silenziosa e fondamentale della salute, che non sempre si manifesta all’esterno.

Potremmo chiamarlo "benessere invisibile", quello che nasce dall’equilibrio tra mente, corpo ed emozioni e che influenza il nostro modo di vivere, muoverci e nutrirci ogni giorno. Ne parliamo con Martina Baiardi, personal trainer specializzata nell’allenamento al femminile ed esperta di benessere, che accompagna le donne in un percorso di salute profondo e sostenibile, dove il corpo è ascolto e non controllo.


Che cosa si intende per “benessere invisibile”?

«Per definizione, invisibile è ciò che non vediamo. Il benessere invisibile esiste da sempre e coincide con un concetto molto semplice: mens sana in corpore sano. Senza una mente serena, positiva ed equilibrata non può esserci vero benessere. Un corpo magro non è automaticamente un corpo sano: è fondamentale, infatti, preoccuparci della salute mentale tanto quanto di quella fisica». 

Il corpo comunica anche ciò che non diciamo a parole?

«Assolutamente sì. Il corpo parla continuamente, soprattutto a livello inconscio. Una postura chiusa, con le spalle incurvate in avanti, comunica insicurezza e il desiderio di nascondersi. Spesso, però, il modo migliore per migliorare la postura non è lavorare direttamente su di essa, ma sulle emozioni: sciogliendo i nodi interiori, il corpo si apre quasi automaticamente. Ci si “raddrizza” perché cambia il modo in cui sentiamo e raccontiamo noi stessi».

Quali sono i segnali fisici che possono indicare un malessere non visibile?

«I segnali possono essere tantissimi. Una stanchezza persistente già dal mattino può indicare uno squilibrio ormonale. La difficoltà a riconoscere il senso di fame o di sazietà può essere il campanello d’allarme di un rapporto poco sano con il cibo. Anche gonfiori costanti, capelli spenti, unghie fragili o dolori che non passano mai sono messaggi importanti del corpo. Persino il classico “ho sempre mal di schiena” spesso trova soluzione in qualcosa di molto semplice: una regolare attività fisica».

Quanto conta il modo in cui parliamo a noi stessi nel nostro benessere?

«Moltissimo. Faccio spesso questo esempio: se la tua migliore amica provasse a fare qualcosa di nuovo, al primo errore la incoraggeresti o la criticheresti duramente? Eppure con noi stessi facciamo proprio questo: ci giudichiamo, ci puniamo per ogni sbaglio e non ci concediamo il tempo di imparare. Imparare ad amarsi e a parlarsi come faremmo con una persona cara è fondamentale per la serenità e anche per raggiungere i propri obiettivi. Cambiare linguaggio è il primo passo per ritrovare equilibrio».

Mangiare velocemente o distratti influisce davvero sulla salute?

«Sì, assolutamente. La digestione inizia già dalla bocca, così come il senso di sazietà. Mangiare velocemente ostacola entrambi, favorendo gonfiori e blocchi digestivi. Inoltre, mangiare distratti, magari pensando ad altro o guardando il telefono, non ci permette di goderci il cibo: questo ci porta spesso a cercarne altro subito dopo. È un’abitudine che ci allontana dal momento presente e dalla connessione con il nostro corpo».

C’è un esercizio semplice per migliorare il rapporto con se stessi?

«Sì, ed è molto potente. Ogni giorno, per 30 giorni, mettersi davanti allo specchio - possibilmente senza vestiti - con carta e penna e scrivere 10 cose che si apprezzano di sé. Qualsiasi cosa: dalle orecchie al collo, anche l’ombelico va benissimo. Farlo ascoltando musica rilassante. Già dal primo giorno si iniziano a sentire le differenze».

Quanto è importante ritagliarsi momenti di solitudine?

«È fondamentale. Saper dire di no, prendersi i propri spazi, imparare a stare bene anche da soli. A volte rallentare, fare una cosa alla volta e concedersi momenti di solitudine è esattamente ciò di cui il cervello ha bisogno per sciogliere le tensioni e permettere al corpo di funzionare meglio».

Che impatto ha l’attività fisica sul benessere invisibile?

«L’attività fisica è probabilmente il farmaco più potente e sottovalutato che abbiamo. Oltre ai benefici muscolari e cardiovascolari, ha un impatto enorme sulla salute mentale: stimola la produzione di endorfine, spesso paragonabili a quelle di alcuni antidepressivi. Migliora la respirazione, riequilibra gli ormoni e aiuta tutto il corpo a funzionare meglio, prevenendo moltissimi problemi futuri».

Esistono discipline più adatte per ritrovare equilibrio ed energia?

«Dipende molto dalla persona e dal momento della vita. Discipline più lente come yoga e Pilates aiutano a riconnettersi con il corpo e con la propria energia, ma anche il running, grazie alla ripetizione del gesto e al tempo passato da soli, può avere un effetto profondamente riequilibrante. Persino allenamenti più intensi, come i circuiti HIIT, se ben strutturati, possono aumentare l’energia invece di ridurla».

Come rendere il movimento parte della quotidianità senza viverlo come un obbligo?

«Camminare il più possibile, anche solo parcheggiando più lontano. Dedicare 10 minuti al giorno a un allenamento da casa, fare stretching o Pilates, oppure trovare uno sport che ci diverta davvero. Il movimento non deve essere una punizione, ma un atto di cura verso se stessi».

Se dovessi riassumere il benessere invisibile in tre azioni concrete?

«Parlarsi e chiedersi sinceramente come si sta. Ascoltarsi, senza giudizio, come faremmo con una persona che amiamo. E muoversi, in qualsiasi forma, non per inseguire un ideale estetico, ma per volersi bene. Il resto arriva piano piano».


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