Bobby Solo in forma a 81 anni grazie ai 5 riti tibetani: quali sono i benefici e come si praticano

A 81 anni il cantante svela il segreto del suo benessere quotidiano: una sequenza di risveglio muscolare ispirata allo yoga. Ecco come funzionano i 5 riti tibetani, quali vantaggi offrono per flessibilità e colonna vertebrale e le precauzioni da osservare

Bobby Solo in forma a 81 anni grazie ai 5 riti tibetani: quali sono i benefici e come si praticano
Bobby Solo ospite del programma “Ciao Maschio” sulla Rai, 14 ottobre 2025 (Photo by Massimo Insabato/ / Mondadori Portfolio via Getty Images)

Bobby Solo a sua insaputa è diventato influencer del fitness della terza età. È bastata un’intervista in cui svela la sua routine del benessere per scatenare sia i suoi fan che l’interesse di un pubblico più vasto. A 81 anni, il popolare cantante pratica i cinque riti tibetani che, dice, non solo lo mantengono in forma ma gli danno una sensazione di rilassatezza.

Cosa sono i cinque riti tibetani

I 5 riti tibetani sono una sequenza di cinque esercizi dinamici derivati dallo yoga, resi celebri in Occidente dal libro di Peter Kelder I 5 Tibetani (1939).

Spesso definiti come una sorta di “elisir di giovinezza”, hanno l’obiettivo di stimolare l’energia vitale, migliorare la flessibilità, rinforzare la muscolatura e riequilibrare i centri energetici del corpo (chakra).

In cosa consistono gli esercizi

La sequenza va eseguita rispettando una specifica respirazione (ispirazione nella fase di distensione/apertura ed espirazione nella fase di contrazione) e incrementando le ripetizioni gradualmente (partendo da 3 fino ad arrivare a un massimo di 21 per ciascun esercizio).

Primo Rito (La ruota): ci si mette in piedi con le braccia aperte all’altezza delle spalle, palmi rivolti verso il basso, e si ruota su se stessi in senso orario. Lo scopo è di attivare la circolazione energetica e allenare il sistema vestibolare (equilibrio). 

Secondo Rito (L’angolo): sdraiati a pancia in su, si sollevano contemporaneamente la testa (portando il mento al petto) e le gambe ben tese verso l’alto. Questo esercizio rafforza gli addominali, il collo e distende la colonna.

Terzo Rito (Il cammello): in ginocchio con le dita dei piedi puntate a terra e le mani appoggiate sui glutei, si flette il capo in avanti per poi inarcare lentamente la schiena e la testa all’indietro. L’effetto è aprire il petto, allungare i muscoli addominali e migliorare la mobilità della colonna.

Quarto Rito (Il ponte/il tavolo): da seduti, con le gambe distese e le mani a terra all’altezza dei fianchi, si solleva il bacino piegando le ginocchia fino a formare un “tavolo” rettangolare con il corpo, portando la testa all’indietro.  Lo scopo è potenziare braccia, spalle e glutei e stimolare le articolazioni.

Quinto Rito (Il cane che si stira): è una transizione fluida tra due posizioni classiche dello yoga, il Cane a faccia in giù (bacino in alto e corpo a V rovesciata) e il Cane a faccia in su (bacino abbassato e petto aperto). Allunga tutta la catena muscolare posteriore e tonifica le braccia.

Quali benefici offrono i 5 tibetani

Sebbene molti benefici appartengano alla tradizione e alla testimonianza dei praticanti (più che a prove cliniche esaustive), la pratica offre chiari vantaggi dal punto di vista fisico e mentale:

  • miglioramento di flessibilità e postura aiutando a distendere la colonna vertebrale e a prevenire la rigidità muscolare.
  • Irrobustisce il tono muscolare e aumenta la forza sollecitando l’addome, il collo, le braccia e i glutei.
  • La combinazione di respirazione profonda e movimento attiva la circolazione e dona una sensazione immediata di risveglio muscolare ed energetico.
  • Infine è un potente anti-stress: la concentrazione richiesta dal respiro e dai movimenti favorisce il rilassamento e la chiarezza mentale.

A chi sono adatti e controindicazioni

Gli esercizi si possono seguire a tutte le età ma con i dovuti adattamenti e con gradualità. L’esempio di Bobby Solo dimostra che a 81 anni è assolutamente possibile praticarli e trarne giovamento. Tuttavia, non vanno approcciati in modo avventato, specie in età avanzata o in presenza di problemi fisici pregressi.

L’approccio giusto punta sulla gradualità. Chi inizia (specialmente se non più giovanissimo o poco allenato) dovrebbe partire con solo 3 ripetizioni per ogni rito, aumentando di 2 ripetizioni alla settimana solo se il corpo risponde bene, senza mai forzare. Molti esercizi possono essere modificati. Ad esempio, nel secondo rito si possono piegare le ginocchia per non affaticare la zona lombare, oppure nel primo rito si può ruotare più lentamente per evitare capogiri.

«Ci sono alcune accortezze da osservare da parte di chi presenta determinate patologie. Innanzitutto per chi ha problemi alla colonna: chi soffre di ernie discali severe o scivolamento vertebrale deve prestare estrema attenzione (o evitare i piegamenti posteriori accentuati)», spiega il medico reumatologo specializzato in riabilitazione della colonna vertebrale, Fulvio Palombini. «Deve prestare attenzione chi soffre di pressione alta o disturbi cardiaci: movimenti come le rotazioni (1° rito) o le inversioni del capo vanno eseguiti con cautela o previo parere medico».

In generale, conclude l’esperto, «i 5 riti tibetani sono un’ottima routine quotidiana di risveglio muscolare per restare agili anche da anziani, purché si ascolti sempre il proprio corpo e non si pretenda di bruciare le tappe».