Digestione, cosa cambia dopo i 40 anni

Dopo i 40 anni, la digestione diventa più lenta e può essere accompagnata da gonfiori e pesantezza. L’esperto ci spiega cosa fare

Digestione, cosa cambia dopo i 40 anni
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Dopo i 40 anni la digestione tende a modificarsi e può diventare più lenta o meno efficiente. Questo non dipende solo da una riduzione degli enzimi digestivi, più evidente con l’avanzare dell’età, ma soprattutto da una minore coordinazione tra i sistemi coinvolti. Stomaco, pancreas e intestino non lavorano più con la stessa precisione. Ne parliamo con il dottor Marco Del Prete, medico specialista in nefrologia, presidente dell’Accademia Internazionale di Medicina Fisiologica di Regolazione.

Dottor Del Prete, quali sono i segnali più comuni della digestione che rallenta?

I sintomi più frequenti sono gonfiore, meteorismo, pesantezza dopo i pasti, digestione lenta e, in alcuni casi, reflusso a cui si associano stanchezza e difficoltà di concentrazione, segno che la digestione è collegata al benessere generale.

Cosa succede nell’organismo e che ruolo ha il microbiota?

La digestione è un processo complesso che funziona come un’orchestra. Lo stomaco regola i tempi: se si svuota troppo velocemente o lentamente, l’intestino va in difficoltà. Il pancreas produce gli enzimi, ma è fondamentale il dialogo con l’intestino, che guida questa risposta. Dopo i 40 anni questa sincronizzazione può diventare meno efficiente. Il microbiota ha un ruolo chiave: fermenta le fibre e produce sostanze utili per nutrire le cellule intestinali. Se è alterato, possono comparire gonfiore e digestione irregolare. Anche alcuni farmaci che riducono l’acidità gastrica possono modificare questo equilibrio.

Quanto conta lo stile di vita?

Moltissimo. La digestione inizia prima di mangiare, con la fase cefalica: vista, odore e aspettative preparano l’organismo. Stress e fretta la alterano, compromettendo tutto il processo. Mangiare velocemente e senza attenzione è uno dei principali fattori di squilibrio.

Come si può intervenire in modo efficace?

L’obiettivo è ristabilire l’equilibrio. La Low Dose Medicine utilizza dosi fisiologiche di sostanze attive per modulare le funzioni digestive. Si possono affiancare integratori a base di enzimi digestivi come bromelina e papaina per le proteine, amilasi e lattasi per i carboidrati e cellulasi per le fibre. Spesso questi sono associati a estratti vegetali come curcuma e Phyllanthus, utili per supportare la funzione epatica e la secrezione biliare. Ma il punto centrale resta uno: aiutare l’organismo a ritrovare il suo ritmo naturale.