Molte donne, anche per anni, convivono con problemi quali secchezza intima, bruciori o fastidi durante i rapporti sessuali, pensando che tutto ciò possa essere “normale” con l’avanzare dell’età, o dopo il parto. Alcune, poi, iniziano ad avere problemi urinari, con piccole perdite durante gli sforzi. «Rassegnarsi a questi disturbi? Niente di più sbagliato!», ci spiega la dottoressa Alessandra Lusi, specialista in ginecologia. «Sono solo alcuni degli aspetti della Sindrome genitourinaria, un insieme di sintomi che si presentano in occasione della menopausa e anche in alcune donne giovani, e che trovano nella loro causa principale un’atrofia dei tessuti genitali. Ma la soluzione è a portata di ginecologo…».
La biostimolazione intima
Esiste infatti un meccanismo biochimico in grado di riattivare quel “laboratorio biologico” che nelle pazienti descritte si è fermato, provocando tutta una serie di problemi. «Uno di questi è la biostimolazione intima, che si basa su un nuovo tipo di acido ialuronico. Si tratta del tipo HCC: Hybrid Cooperative Complex, Complessi Ibridi Cooperativi. Particolarmente efficace, è un dispositivo medico», spiega la specialista. «Gli studi scientifici lo confermano: iniettato nella zona interessata in più sedute, stimola le cellule fino a favorirne la formazione di nuove. Non solo: induce anche la produzione di collagene ed elastina, altri due componenti chiave dei tessuti colpiti da atrofia genitale».
Insomma, è come ristrutturare una casa con nuovi mattoni e materiali essenziali per restaurarla dalle fondamenta. L’acido ialuronico è infatti una sostanza naturalmente presente nell’organismo e utilizzata in diversi ambiti della medicina. Nel caso della biostimolazione intima, l’obiettivo è intervenire localmente sui tessuti interessati dall’atrofia attraverso specifici dispositivi iniettabili.
Il segreto sta nell’unione
La tecnologia HCC si basa sulla combinazione di acido ialuronico ad alto e basso peso molecolare. La caratteristica della formulazione è proprio l’associazione delle due componenti all’interno di un unico complesso.
«Dobbiamo sapere che di questa sostanza naturale presente nel nostro organismo ne esistono due tipi riproducibili: ad alto e a basso peso molecolare», chiarisce Lusi. «Uno ha proprietà antinfiammatorie, l’altro è più idratante. Miscelandoli e legandoli insieme in un unico prodotto, otteniamo complessi ibridi che cooperano dando un risultato più potente e duraturo rispetto ad altri tipi di dispositivi più semplici: le sedute che prevedono l’iniezione nelle parti da trattare sono infatti generalmente mensili».
Studi e i risultati
Su questo tipo di acido ialuronico HCC sono stati eseguiti recenti studi. «Il primo è stato effettuato nel 2020 su 26 donne di età compresa fra 24 e 61 anni, tutte affette da Sindrome genitourinaria e, soprattutto, da uno dei suoi sintomi tipici, l’atrofia vulvovaginale», spiega la dottoressa Alessandra Lusi.
«Non dobbiamo stupirci che siano state coinvolte anche persone giovani, perché la secchezza e l’assottigliamento dei tessuti tipici di uno stato atrofico anche iniziale possono essere dovuti, per esempio, all’uso prolungato della pillola anticoncezionale. Le pazienti sono state valutate a 6 e a 12 mesi, sulla base di questionari validati scientificamente per gli studi clinici, dopo aver eseguito il protocollo previsto, ovvero di due sedute a distanza di un mese l’una dall’altra, con il dispositivo medico a base di acido ialuronico HCC iniettabile. Poi è stata fatta una valutazione della scala VAS, che è un indicatore del dolore a livello dei genitali, valutato in condizioni normali e durante i rapporti sessuali. È emerso un miglioramento della situazione intima complessiva e della funzione sessuale, che a 6 mesi dall’inizio della terapia è risultata più buona del 36% arrivando al 58% in un anno di applicazioni».
Anche l’atrofia, valutata attraverso le visite di controllo ginecologiche, ha visto un cambiamento significativo nell’analisi di tutti i suoi aspetti, dallo stato dei tessuti alla secchezza locale.
Niente più perdite
La sindrome intima che colpisce molte donne può avere anche una componente urinaria importante. «Così come si atrofizzano i tessuti della vagina, anche il rivestimento dell’uretra può subire lo stesso destino», spiega la dottoressa Lusi. «Quest’ultima è un canalino che permette la fuoriuscita dell’urina dalla vescica verso l’esterno. Se la parete di rivestimento di questo piccolo passaggio si assottiglia e risulta meno trofico, cambia la continenza, e quindi si hanno delle piccole perdite, soprattutto quando la donna fa degli sforzi (in palestra per esempio).
Anche in questo campo si sono visti dei miglioramenti apprezzabili ottenuti grazie alle infiltrazioni di acido ialuronico nella parte anteriore dell’ingresso vaginale, che è in vicinanza della base uretrale. Quindi, per contiguità anatomica, rafforzando il tessuto della parte anteriore della vagina, automaticamente si va a cambiare in meglio il trofismo anche del tessuto che sta alla base dell’uretra».
La combinazione con il laser
Tra le tecnologie proposte per il trattamento dei disturbi vulvovaginali rientrano anche quelle basate sull’utilizzo del laser. Si tratta di approcci differenti, che agiscono attraverso meccanismi diversi e che devono essere valutati dal medico in relazione alle caratteristiche e alle esigenze della singola paziente. «Le due terapie cooperano fra loro, ma fanno cose diverse», spiega la dottoressa Lusi.
«Il raggio è energia che provoca calore irradiando i tessuti, ed è proprio per questo che stimola le cellule a rigenerarsi. Ma questa aggressione termica (è stato visto da alcuni lavori scientifici pubblicati) può anche dar luogo a una sintomatologia dolorosa. A seguire nel tempo, o anche nell’immediato post trattamento, alcune donne lamentano infatti un intenso bruciore, hanno molto fastidio. Insomma, in alcuni casi può non essere una terapia di prima scelta. Mentre la biostimolazione con acido ialuronico iniettivo non dà effetti collaterali posttrattamento o a lungo termine. Diciamo quindi che ogni tipo di paziente che presenti un’atrofia o la sindrome genitourinaria può essere candidabile alla biostimolazione. Uniche controindicazioni al trattamento sono la presenza di uno stato infiammatorio o infettivo in atto. In questi casi va normalizzata la situazione e poi si fa il trattamento».
Il trattamento
Uno degli aspetti che può creare maggiore preoccupazione quando si parla di trattamenti iniettivi è il possibile fastidio legato alla procedura. Anche in questo caso, la valutazione e la gestione del dolore fanno parte del percorso definito dal medico.
«Gli aghi che utilizziamo sono sottilissimi», rassicura la specialista. «E poi basta usare un anestetico locale mezz’ora prima della procedura (generalmente basta una crema alla lidocaina) per superare il problema. Se non dovesse risultare sufficiente (il fastidio è sempre molto soggettivo) si può fare anche una piccola infiltrazione di anestetico: a quel punto non si sente assolutamente più nulla».

