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Carote cotte o crude per regolare l’intestino: come cucinarle

A seconda di come le prepari, puoi sfruttare le proprietà lassative o astringenti delle carote. Ecco i cibi con cui abbinarle per godere delle loro virtù

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La carota è tra gli ortaggi più comuni: si trova tutto l’anno, da settembre ad agosto.

«La produzione italiana, concentrata soprattutto in Abruzzo e Sicilia, è tra le maggiori in Europa e vanta due varietà a indicazione geografica protetta», spiega Coldiretti. «Quando acquisti le carote, accertati che siano sode e prive di macchie. Se hanno ancora le foglie sono più fresche e di quelle biologiche puoi mangiare anche la buccia».

Le varietà di carote sono moltissime: si distinguono per dimensione , epoca di maturazione (precoci, medie, tardive) e colore. In origine, infatti, la carota era viola (e ancora si può trovare di questo colore) ed è diventata arancione in Olanda, per intervento dell’uomo.

«L’arancione oggi è il colore più diffuso: più è intenso, maggiore è il contenuto di provitamina A, cioè di betacarotene», sottolinea la dottoressa Anna D’Eugenio, nutrizionista. «A fare davvero la differenza è però come consumi la carota, cruda oppure cotta».


Cruda abbassa il colesterolo

«Se non la cuoci, puoi contare, oltre che sui noti effetti antiossidanti del betacarotene, sull’azione delle fibre, che non solo sono lassative, ma aiutano anche a tenere nella norma i livelli di colesterolo, perché ne riducono l’assorbimento a livello intestinale», continua l’esperta. «Allo scopo, puoi consumare tutte le mattine, a digiuno, un centrifugato con 200 g di carote e una mela verde».

Un pasto che risveglia anche l’intestino più pigro? Una porzione di pesce azzurro con contorno di verza stufata, un’insalata di carote crude e una mela con la buccia.

«Ok se consumi fino a 3-4 carote crude al giorno, ma non esagerare se hai problemi epatici: il betacarotene in eccesso si può accumulare nella pelle, colorandola, e soprattutto nel fegato, affaticandolo», precisa la nutrizionista.


Cotta la carota reintegra liquidi e sali

«Con la cottura, che trasforma le fibre, le carote diventano astringenti e quindi sono ideali in caso di diarrea: aiutano a ridurre le scariche e, apportando acqua e sali minerali, a reintegrare quelli persi», spiega la dottoressa D’Eugenio. Se non hai appetito (succede, dopo una dissenteria), bastano un riso con le carote e una spremuta.

«Cotte in padella con un po’ di olio le carote diventano antiemorragiche (grazie alla vitamina K) e le puoi consumare per frenare mestruazioni abbondanti: abbinale a un’omelette al formaggio e a una spremuta», consiglia la nutrizionista. Ricorda, però, che la cottura rende più disponibili gli zuccheri di cui la carota è ricca: attenta se hai problemi con la glicemia. 


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