Funghi funzionali: dalla medicina cinese, una nuova arma per il tuo benessere

Da Reishi a Lion’s mane, i funghi funzionali sono sempre più presenti nel mondo del wellness, tra integratori, mushroom coffee e snack. Ma quali sono davvero le loro proprietà? E come orientarsi tra le evidenze scientifiche e le pressioni del marketing?

Funghi funzionali: dalla medicina cinese, una nuova arma per il tuo benessere
Foto: iStock

Reishi, Lion’s mane, Chaga e Cordyceps… Hanno nomi curiosi e proprietà eccezionali. Sono i funghi funzionali, prima una nicchia e adesso una vera tendenza del mondo wellness, tanto da essere ormai disponibili non solo sotto forma di integratori ma anche come bevanda (i mushroom coffee), barrette e in alimenti arricchiti. Sono persino nati i primi brand italiani dedicati ai funghi funzionali, e Tastewise, la piattaforma che analizza i trend di ricerca per il settore food & beverage, mette Lion’s mane e Cordyceps ai primi posti tra le ricerche online in Italia.

«Utilizzati da millenni nella medicina tradizionale cinese, hanno conquistato l’Occidente solo in tempi recenti», spiega la nutrizionista Erika Beatrice, esperta in naturopatia. «Dal punto di vista nutrizionale vantano un eccellente profilo. Sono poveri di grassi ma ricchi di fibre, sali minerali, vitamine e proteine, forniscono diversi aminoacidi essenziali e oggi sono al centro di un grande interesse scientifico grazie all’elevata concentrazione di composti bioattivi». Ecco perché vale la pena conoscerli un po’ meglio.

I composti bioattivi che fanno la differenza

Questi funghi si definiscono funzionali perché, oltre a fornire nutrienti come un normale alimento, hanno una funzione fisiologica aggiuntiva nell’organismo. Il segreto è proprio nei composti bioattivi che hanno acceso di recente l’interesse degli scienziati. «Si tratta di beta-glucani, triterpenoidi, sostanze fenoliche e altri metaboliti secondari ai quali sono state associate oltre 130 potenziali attività biologiche, tra cui proprietà antiossidanti, antimicrobiche, immunomodulanti, antinfiammatorie, prebiotiche, oltre a possibili effetti sul sistema nervoso, sulla salute cardiovascolare e sul metabolismo glucidico», spiega la nutrizionista.

«Alcune specie di funghi sono inoltre oggetto di ricerca per il loro potenziale utilizzo in caso di tumori. È però importante sottolineare che il livello delle evidenze scientifiche varia in base alla specie del fungo e all’effetto studiato. Gran parte delle proprietà osservate deriva da studi preclinici, cioè in vitro o su animali: gli studi clinici sull’uomo sono ancora troppo pochi per poter confermare un’efficacia terapeutica certa nell’essere umano».

Lion’s mane per memoria e concentrazione

Il fungo Hericium erinaceus, più conosciuto come Lion’s mane o Yamabushitake, in particolare, è presentato come un alleato di memoria e concentrazione. «Lo confermano numerosi studi. Contiene hericenoni ed erinacine, molecole che agiscono direttamente sul sistema nervoso stimolando la produzione del NGF, il fattore di crescita nervoso, una proteina fondamentale per la memoria e la rigenerazione dei neuroni. Questo meccanismo d’azione offre un valido supporto sia nel contrastare patologie neurodegenerative e disturbi del sistema nervoso, come Alzheimer, Parkinson, SLA e altre forme di demenza, sia nel migliorare l’umore in caso di ansia e depressione.

Esistono persino studi clinici effettuati su giovani uomini sani che evidenziano miglioramenti temporanei nella memoria, nella velocità di elaborazione delle informazioni e nei livelli di concentrazione». Dagli studi più recenti si è scoperto che il Lion’s mane contiene anche sostanze che aiutano a prevenire e trattare diabete, disturbi cardiovascolari ed epatici, a sostenere il sistema immunitario e a contrastare l’invecchiamento cellulare.

Reishi e Cordyceps per energia e performance

Il Reishi (nome scientifico: Ganoderma lucidum) e il Cordyceps (Cordyceps sinensis e Cordyceps militaris), sono altri funghi funzionali tra i più studiati e analizzati. «Vengono oggi proposti soprattutto come possibili supporti per la gestione dello stress e della stanchezza e il miglioramento della performance fisica, il Reishi in particolare», dice Erika Beatrice. «Le evidenze scientifiche attuali, in realtà, non dimostrano un’azione diretta e significativa sulla riduzione del cortisolo (il principale ormone dello stress nell’uomo), ma i suoi effetti benefici potrebbero essere legati a meccanismi più complessi che coinvolgono il sistema immunitario, l’infiammazione, lo stress ossidativo e il microbiota intestinale».

Il Cordyceps, invece, è noto per il suo possibile effetto sulla prestazione fisica: contribuirebbe a sostenere l’energia, ridurre la fatica e favorire il recupero muscolare. «Le ricerche, ancora limitate e non definitive, suggeriscono che tutto ciò è determinato dalla capacità del fungo di favorire una migliore circolazione sanguigna, un utilizzo più efficiente dell’ossigeno e, anche in questo caso, una maggiore protezione dallo stress ossidativo».

Ok l’entusiasmo, ma serve anche la cautela

Un’avvertenza importante: non tutti indistintamente possono consumare funghi funzionali. «Chi assume farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, per esempio, non dovrebbe inserire questi funghi nel proprio regime dietetico perché possono fluidificare il sangue determinando un aumento del rischio di emorragie», avverte l’esperta. Occhoi anche se si seguono terapie con immunosoppressori: l’azione immunostimolante dei funghi rischia di contrastare l’effetto dei farmaci.

«Lo stesso vale per chi soffre di diabete o pressione bassa poiché alcuni funghi sono in grado di ridurre la glicemia e rilassare i vasi sanguigni. Se assunti insieme ai farmaci, possono dunque provocare cali di zuccheri improvvisi o diminuzioni di pressione. Mentre chi ha problemi renali o predisposizione alla formazione di calcoli deve fare attenzione perché alcuni funghi sono ricchi di ossalati che possono appesantire i reni. Infine, l’uso è sconsigliato alle donne in gravidanza o in allattamento: non sono presenti studi clinici sufficienti a garantirne la sicurezza».

In bilico tra marketing e benessere

Per tutti gli altri, via libera al consumo di questi super food. Ma con un’avvertenza. Le nuove proposte del mercato, cavalcando il trend, propongono oggi i funghi funzionali in forma di bevanda o snack che, però, non presentano le stesse proprietà benefiche degli alimenti integri o degli integratori veri e propri. «Il dosaggio dell’estratto contenuto in questi prodotti è molto basso e talvolta persino sostituito con polvere di fungo essiccata e macinata, molto meno efficace», avverte l’esperta. «In più, la presenza di additivi e altri ingredienti può inibire l’azione delle sostanze bioattive dei funghi. A tutto questo si aggiunge la lavorazione industriale che può alterare tali sostanze riducendone le proprietà terapeutiche».

Ecco che cosa controllare sulle etichette

Come si distingue, allora, un prodotto serio da uno che sfrutta semplicemente il trend del momento? «Basta applicare questi criteri», consiglia la nutrizionista. «Per prima cosa, scegliere prodotti sulla cui etichetta viene indicato l’utilizzo esclusivo del corpo del fungo, lo sporoforo, e non della radice, cioè il micelio. Nel primo caso ci assicuriamo un integratore puro e concentrato, nel secondo rischiamo di acquistare un prodotto diluito con amidi e cereali, con una presenza nettamente inferiore di principi attivi e, di conseguenza, meno efficace.

Due: conviene scegliere integratori biologici certificati visto che i funghi hanno la capacità di assorbire pesticidi e inquinanti dall’ambiente circostante, e verificare che siano stati effettuati test specifici su metalli pesanti. Tre: va verificato che sull’etichetta dell’integratore non ci sia solo la dicitura generica “polisaccaridi”, ma che sia specificata la quota esatta di beta-glucani (i principali composti responsabili delle proprietà benefiche del fungo), che dovrebbe essere attorno al 20-30%. Infine, bisogna considerare il metodo di lavorazione e quindi verificare che sia presente la parola “estratto”. Per esempio, estratto secco, doppio estratto o estratto titolato, anziché la semplice dicitura “polvere di fungo essiccato”. La polvere, infatti, rappresenta il fungo essiccato e tritato, mentre l’estratto è il risultato di un processo che concentra i principi attivi ed elimina le parti non digeribili».