Dalla schiuma alle calorie, tutti i segreti della birra

La bevono in tanti, la birra. E ne esistono di molti tipi diversi. Sai riconoscere le versioni più digeribili? Hai idea del loro grado alcolico? Pensi che gonfi di più bere dalla bottiglietta o dal classico boccale spumeggiante? Il nostro esperto ti racconta tutto quello che c’è da sapere

Dalla schiuma alle calorie, tutti i segreti della birra
Foto: iStock

È una delle bevande più amate. Secondo gli ultimi dati Istat (report 2023) la sceglie più della metà della popolazione. Per la precisione il 63,7% degli uomini e il 39,6% delle donne. E il 10% la beve addirittura tutti i giorni. Un mercato importante e trasversale dunque, che trova nella freschezza della bevanda uno dei suoi punti forti. “Birra… e sai cosa bevi”: così assicurava Renzo Arbore negli anni Settanta, in un famoso spot pubblicitario. Ma sappiamo davvero cosa beviamo?

È realmente “leggera” da un punto di vista alcolico e non solo? È vero che gonfia e fa venire la pancia? Le cose da sapere sono molte. Ci aiuta un grande esperto e consulente “storico” di Starbene, Giorgio Donegani, tecnologo alimentare.

La birra è considerata poco calorica, ma lo è davvero?

«Dipende. È un mondo che si apre a un’infinità di tipologie. Apporta calorie certo, ma ciò è legato al suo contenuto alcolico: di fatto un grammo di alcol equivale a 7 calorie. Una lattina, per esempio, ne contiene 12-15 g, per cui arriviamo a un contenuto calorico non indifferente. Una birra media di 5° può essere intorno alle 180 calorie. Certo, non sono un’esagerazione, però magari una sera “ti fai due medie” ed è come se avessi mangiato un piatto di pasta in più. E poi ci sono delle consuetudini di consumo sbagliate, come vedremo, che fanno impennare ulteriormente l’apporto calorico».

Che differenze presenta rispetto al vino?

«In genere ha una gradazione più bassa. Di solito la birra si assesta sui 4-5° contro gli 11-13° e più del vino. Una bottiglietta da 330 ml a 5° equivale circa a un bicchiere di vino. Teniamo però conto che ci sono birre che arrivano anche a 11°, e che quelle a 9° non sono più una rarità».

La birra apporta nutrienti utili per il nostro benessere?

«Non è particolarmente ricca dal punto di vista nutrizionale. Ci sono i lieviti (se non è stata filtrata), esiste una certa quota di proteine, però stiamo parlando di valori davvero bassi (0,3-0,5 g/100 ml). Poi abbiamo il malto d’orzo, contenuto base della birra tradizionale come il luppolo (dà aroma ed è un conservante naturale). Ci può essere del calcio, del potassio, ma dipende molto dall’acqua che viene usata per produrla. In quelle artigianali non filtrate possiamo trovare al massimo tracce di alcune sostanze “benefiche”. La definirei quindi più una buona bevanda che un alimento vero e proprio».

Ma è vero che gonfia lo stomaco?

«Dipende dalla fermentazione, dal tipo di lievito usato, dal processo in cui quest’ultimo trasforma gli zuccheri in alcol etilico e anidride carbonica. Ci sono prodotti ad alta fermentazione (tipo Ale) che sono più aromatici e complessi, e quelli a bassa (tipo Lager) più delicati. Ma l’effetto gonfiore di stomaco viene dato soprattutto dalla pressione del gas (anidride carbonica) e anche da come la bevi. Per esempio, un errore molto comune che enfatizza il rigonfiamento addominale è quello di tracannarla direttamente dalla bottiglietta, come fanno tanti ragazzi, invece di versarla, lasciando evaporare almeno parte della CO2».

E per chi soffre di reflusso?

«L’alcol in generale non va bene. In questo caso bere la birra direttamente dalla bottiglietta è vietato, non sconsigliato, perché dà un picco di pressione nello stomaco che incide sull’eventuale presenza di un’ernia iatale, una condizione molto comune e che fa passare gli acidi nell’esofago provocando bruciore».

Si parla di pancia tipica di chi esagera: vero o falso?

«Vero, ma è ben diversa dal gonfiore che abbiamo visto. Qui si tratta di grasso accumulato a livello del ventre, dovuto all’eccesso di calorie introdotte da chi è abituato a berla troppo spesso, anche tutti i giorni. Chi ne consuma 4 al giorno, arriva a un surplus calorico quotidiano di 600 calorie!».

Ci sono quelle più digeribili?

«Chi ha problemi di digestione dovrebbe berne poca e con meno alcol possibile (perché irritante per l’apparato digestivo) o scegliere quella analcolica. Le birre non filtrate possono rendere la digestione un po’ più laboriosa, ma la reazione è soggettiva».

Cosa cambia tra il consumo lontano dai pasti o insieme al cibo?

«Cambia totalmente la velocità di assorbimento dell’alcol. Se bevi e mangi insieme questo effetto viene calmierato, anche a vantaggio della digeribilità. Invece un grande classico è ordinarla prima di mangiare la pizza, così te la gusti subito bella ghiacciata e poi probabilmente dovrai ordinarne un’altra per finire degnamente il pasto. Chiediamo acqua come prima cosa se abbiamo sete, l’alcol dopo, in parallelo con la margherita o altro».

Ci sono rischi nel bere una birra ghiacciata?

«C’è il pericolo di una congestione se la si beve a stomaco vuoto e si è accaldati. E poi, in generale, c’è l’effetto termogenico, con un repentino innalzamento della temperatura del corpo. L’alcol viene metabolizzato velocemente a livello del fegato. Questo aumenta la produzione di calore, il che induce vasodilatazione per disperderlo, provocando forte sudorazione».

Esistono abbinamenti particolari con certi cibi?

«Le tipologie di birra sono infinite come quelle del vino, ed è soprattutto una questione di gusto personale. Però non è vero che non va bene abbinarla al pesce. Il tipo Blanche, per esempio, è adatto perché non sovrasta i sapori delicati e ha una bassa amarezza (va bene anche per le carni bianche). Una tipologia forte e più alcolica è ok invece con i sapori intensi, come quelli delle carni rosse o dei formaggi».

Le donne in gravidanza la possono bere?

«No. L’alcol è una sostanza che passa attraverso la placenta raggiungendo il feto in piena evoluzione, e quindi può interferire con la crescita dei suoi tessuti nervosi. Massima prudenza dunque, perché non è neanche una questione di quantità. E la diceria popolare che farebbe venire più latte per il bambino è una favola. Meglio scegliere quella dealcolata».

E in menopausa che effetti può avere?

«Fermo restando che le donne in menopausa metabolizzano meno l’alcol, la birra non incide sui cambiamenti ormonali. Ma non rafforza nemmeno le ossa, come molti credono. Su questo punto non ci sono prove scientifiche definitive».

L’importanza della schiuma

Forma un “cappello” sopra il bicchiere che conserva tutto l’aroma della bevanda e lo protegge dall’evaporazione. La schiuma è un insieme di sostanze chimiche idrosolubili con un minimo contenuto di grassi che preserva il gusto della birra. Per questo è fondamentale che la bevanda venga servita bene. Non bisogna, per esempio, inclinare troppo il bicchiere in modo che faccia schiuma il meno possibile. Si deve lasciare proprio una sorta di “coperchio” che sopralzi di poco il bordo del bicchiere senza debordare. Esiste però anche una birra piatta, che non fa schiuma e non è frizzante, con una tostatura particolare del malto, che ha i suoi estimatori. Altro dettaglio importante per il gusto: il boccale dove si serve deve essere preventivamente bagnato, perché favorisce la creazione di una schiuma più resistente.

La prima artigianale no alcol

Viene dall’Alto Adige la prima birra analcolica fabbricata artigianalmente, diffusa a livello nazionale dal 2019. «È stata un’assoluta novità sul mercato, frutto dell’esperienza ventennale della mia famiglia nel settore alimentare artigianale», racconta Maria Elisabeth Laimer, che con suo fratello ha ideato e realizzato questo prodotto. «Analcolica significa che siamo sotto lo 0,5% di alcol in volume (come previsto dalla legge), ma la particolarità della nostra proposta sta nel fatto che usiamo un lievito naturale che riesce a preservare bene gli aromi e il sapore della birra, che nei normali processi di dealcolizzazione vengono parzialmente persi. In più, abbiamo realizzato delle ricette artigianali che aggiungono il basilico alpino, il limone e altre sostanze naturali per caratterizzare e diversificare l’offerta. Sono birre che non diventano dolci, hanno pochi zuccheri, calorie e sono digeribili. Una vera e propria nuova categoria in questo campo».

Un nome, mille sapori: 6 varietà diversi di birra

  • LAGER È la bionda classica e leggera prodotta anche in Italia. Il nome deriva dai magazzini tedeschi dove la birra maturava.
  • TRAPPISTA Alcolica, prodotta nelle abbazie di Belgio e Olanda. Ha colore intenso, gusto rotondo e alta gradazione (fino a 12 gradi).
  • PILSNER Di colore oro, è una lager di origine boema delicata, ma amarognola. È ricca di luppolo e la sua schiuma è finissima.
  • STOUT Nata nel Regno Unito, ha colore scuro e schiuma densa. È prodotta con orzo torrefatto e a volte con l’aggiunta di caramello.
  • ALE Aromatica, è la classica birra inglese ad alta fermentazione. Esiste in tante tipologie: bitter, pale, brown…
  • WEISSE Di frumento, è dissetante e sembra avere proprietà digestive. È una birra tedesca: può essere di colore dorato o ambrata.