“Siamo tutti uguali davanti alla malattia”: la lezione dell’atleta Ivan Basso sul tumore e la prevenzione

Dalla maglia rosa alla diagnosi inaspettata di tumore: l’ex campione racconta come ha trasformato una prova durissima in una rinascita, affiancato da un alleato formidabile: il movimento

“Siamo tutti uguali davanti alla malattia”: la lezione dell’atleta Ivan Basso sul tumore e la prevenzione
Foto: Getty

Allenarsi mentre si stanno seguendo le terapie oncologiche? Se pensate che praticare attività fisica durante un percorso di cure sia impossibile, che uno sport richieda uno sforzo eccessivo per un corpo già provato dalla malattia, non ditelo all’ex ciclista Ivan Basso (qui sopra nella foto, per ben due volte si è aggiudicato il Giro d’Italia nel 2006 e nel 2010), fra i migliori corridori di corse a tappe degli anni 2000, perché vi contraddice di sicuro.

Durante l’edizione 2015 del Tour de France, complice una visita di controllo dopo una dolorosa caduta, al passista-scalatore varesino viene infatti diagnosticato un tumore al testicolo sinistro. Quello che sembra un semplice infortunio si trasforma in un vero e proprio spartiacque nella vita del campione, costretto a ritirarsi dalla competizione e, in un secondo momento, dall’attività agonistica. Ma “Ivan il terribile”, come lo chiamano gli appassionati di ciclismo, non è un uomo che si abbatte facilmente. Affrontando la diagnosi con la stessa tenacia che mostrava sulle due ruote, la sua riabilitazione è passata anche e soprattutto dall’esercizio fisico. Un percorso terapeutico nato dal rifiuto di abbandonare completamente l’attività a cui aveva dedicato gran parte della propria vita. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista a cuore aperto.

La nostra intervista a Ivan Basso

Ivan, se non ci fosse stato l’incidente, quando pensi che avresti scoperto la malattia?

Me ne sarei accorto solo nel momento in cui avrei iniziato a sentire dolore, anche perché non mi era ancora stata suggerita nessuna visita di controllo. Fino ad allora, fortunatamente, non avevo provato alcun tipo di fastidio; avvertivo solo alcuni segnali legati a un rendimento sportivo non ottimale, che di certo non riconducevo a un tumore.

Avevi già in mente di ritirarti o è stato il tumore la ragione dell’abbandono?

Considera che nel 2015 avevo già 37 anni e stavo per compierne 38, per cui parliamo di un’età naturalmente compatibile con delle riflessioni che portavano ad “appendere la bicicletta al chiodo”.

Ti sei ripreso alla grande grazie allo sport. Che differenze hai riscontrato rispetto a un percorso più tradizionale?

Di per sé è difficile dirlo. Con il tempo ho scoperto che l’attività sportiva permette di ottenere benefici molto importanti relativamente al recupero fisico e al benessere psicologico di chi ha un tumore. Essere uno sportivo da sempre mi ha portato a fare attività, non tanto nel corso della malattia, fase in cui serve il via libera dei medici, ma soprattutto nel post.

Quanto ti è pesato affrontare il ritiro?

Dopo che per una vita ti sei abituato a fare sempre la stessa cosa si apre, chiaramente, un vuoto. Sta a te cercare di iniziare a costruirti una nuova vita, e ti tocca lavorarci quotidianamente.

Come hai vissuto il rapporto con il tuo corpo durante la riabilitazione?

È stato difficile, perché scoprire di avere un tumore ti cambia in primis il modo di pensare: ho dovuto avviare un percorso di consapevolezza, che mi ha fatto cambiare la visione che avevo dello sport. Dopo anni passati a viverlo come elemento di competizione, è diventato anche e soprattutto benessere e socializzazione.

Il tumore ai testicoli è il più diffuso fra gli uomini under 50. Come aumentare la consapevolezza tra i giovani?

Si tratta di un tumore “silenzioso”, perciò consiglio di di accogliere i suggerimenti dettati dalla prevenzione, come eseguire l’autocontrollo e andare a fare una visita nel momento in cui si presenta un dolore diverso. A differenza di altre parti del corpo, come i polmoni o il fegato, in questo caso si può e si deve sfruttare l’autopalpazione, che è probabilmente la prima cosa da fare.

Ti sei mai confrontato con altri atleti che hanno superato un tumore?

Siamo tutti uguali, specialmente di fronte alla malattia. In ogni caso, ho avuto dei confronti con altri pazienti oncologici, ed è necessario farlo per parlare e scambiarsi una visione reciproca sul proprio futuro. Siamo tutti uguali, specialmente di fronte alla malattia. In ogni caso, ho avuto dei confronti con altri pazienti oncologici, ed è necessario farlo per parlare e scambiarsi una visione reciproca sul proprio futuro.

Che ruolo ha avuto lo sport nella tua vita dopo la diagnosi?

Rimane una presenza costante: cerco di allenarmi quotidianamente, senza mire competitive, cercando puramente piacere e salute personale. Questa costanza si rivela fondamentale per mantenere viva un’abitudine capace di regalarmi splendide sensazioni fisiche.

Quando l’attività fisica verrà sentita davvero come alleata delle terapie oncologiche?

Sono soltanto un testimone di questo percorso; in un certo senso, è come se avessi seguito un “Be Active” (ne parliamo qui sotto) in autonomia dieci anni fa. Oggi ormai ci sono molti studi che dimostrano in maniera scientifica come ciò che ho fatto sia estremamente utile. Ovviamente, servono le giuste valutazioni. Quella di Be Active è un’attività adattata: praticare sport non significa necessariamente salire su una bicicletta e affrontare il Passo dello Stelvio, ma vuol dire anche muovere due o tre parti del corpo, fare una passeggiata oppure una bella “corsetta”. Occorre, però, prima di tutto, seguire le istruzioni dei medici: quando danno il via libera, a quel punto, dedicarsi a un po’ di movimento adattato alle proprie passioni e alle reali possibilità, permette di ritrovare il sorriso.

Attività fisica: l’aiuto extra che funziona

L’attività fisica apporta benefici fisici e psicologici tangibili sui pazienti oncologici, più di quanto non faccia un ipotetico riposo assoluto: è il risultato degli ultimi due decenni di studi. Proprio per questo motivo, l’azienda farmaceutica Amgen ha deciso di dare vita al progetto “Be Active Lab”: una piattaforma digitale, che permette ai pazienti oncologici di fare attività ginnica attraverso informazioni e video-esercizi da svolgere anche tra le mura domestiche, con valutazioni e supervisione da parte di specialisti del settore. Per promuovere questa iniziativa, Amgen si è affidata proprio a Ivan Basso, che dopo l’intervento per un tumore al testicolo ha recuperato il benessere psicofisico grazie all’attività sportiva, come ha raccontato in quest’intervista.