Healing gardens, i giardini terapeutici progettati per aiutare i pazienti

Sentieri alberati, comode panchine e aiuole fiorite migliorano il benessere mentale e diventano percorsi terapeutici. Dietro questi spazi ci sono progettisti specializzati come la paesaggista Lucia Nusiner, che abbiamo intervistato

Healing gardens, i giardini terapeutici progettati per aiutare i pazienti
Foto: Leonardo Tagliabue

Stare a contatto con la natura ci fa star bene, ricarica e allontana lo stress accumulato. Studi e ricerche scientifiche hanno confermato che il paesaggio, se ben progettato, ha un effetto curativo sulla psiche umana, sui sensi e sulla salute. Qui entrano in gioco i giardini terapeutici o healing gardens, spazi studiati da esperti paesaggisti. Vengono allestiti in ambito ospedaliero, residenze per anziani, hospice ma anche in contesti lavorativi, nelle carceri e nelle scuole come terapia, con effetti positivi in soggetti di tutte le età con fragilità, stress e condizioni di salute diverse.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Lucia Nusiner, agronomo paesaggista, esperta nella loro progettazione.

Cosa sono i giardini terapeutici?

«Ogni giardino o terrazzo, se ben progettato, lo è. Non si parla solo di bellezza estetica: uno spazio verde ci regala anche benessere e qualità della vita. Poi entrano in gioco i giardini con una “marcia in più”, gli healing gardens, pensati con particolare attenzione alle esigenze degli utenti con specifiche fragilità o patologie.

Non esiste un modello unico, ogni contesto richiede una progettazione su misura. Un giardino per un ospedale o una casa di reclusione ha esigenze completamente diverse da quello per malati di Alzheimer. In quest’ultimo caso, ad esempio, si fa uso di piante aromatiche per stimolare la memoria sensoriale, con aree di sosta ombreggiate e percorsi a forma di otto o circolari, privi di incroci per evitare il senso di smarrimento nei pazienti».

Healing gardens, i giardini terapeutici progettati per aiutare i pazienti
Foto: Matteo Carassale

Cosa vuol dire progettare questi spazi e quali piante si usano?

«Significa pensare al giardino come a uno strumento terapeutico che agisce su più livelli sensoriali. I requisiti del progetto includono accessibilità universale, aiuole facilmente raggiungibili, vegetazioni dal portamento naturale che garantiscano interesse in ogni stagione dell’anno. Non può mancare la biodiversità, con piante che attirano le farfalle, come la buddleja, i colori e i profumi delle rose e delle lavande, ma anche gli aromi come quello del rosmarino, dell’erba cipollina e della tulbaghia violacea.

Il tatto poi viene stimolato con foglie morbide e vellutate come quelle della stachys lanata o quelle filiformi della stipa tenuissima, che ondeggia al vento. In alcuni progetti uso delle vasche, dove l’acqua, simbolo di vita, agisce in modo quasi immediato sul sistema nervoso. Piante acquatiche e sciabordio creano un ambiente multisensoriale che favorisce la distensione».

Con quali figure professionali si confronta?

«Durante la progettazione raccolgo più informazioni possibili dal personale che vive quotidianamente le strutture. Medici, infermieri, educatori e volontari hanno una conoscenza umana delle necessità di chi utilizzerà il giardino. Mi interfaccio con équipe specialistiche per trasformare il nuovo spazio verde in uno strumento attivo che lavora in sinergia con le terapie farmacologiche e psicologiche, con l’obiettivo comune di curare e migliorare il benessere delle persone».

Quando sono nati i primi studi su questo argomento?

«Risalgono al 1984, negli Stati Uniti, con le ricerche del professor Roger Ulrich; ebbe l’intuizione, che dimostrò in uno studio pubblicato su Science, secondo cui i pazienti, le cui camere si affacciavano sulle chiome degli alberi, guarivano più velocemente, con meno dolore e venivano dimessi prima rispetto ai pazienti ricoverati in camere che davano su edifici con muri di mattoni. Questa ricerca ha influenzato e rivoluzionato l’architettura sanitaria mondiale».

Molti ospedali cittadini oggi realizzano i rooftop…

«Medici e personale sanitario che lavorano quotidianamente a contatto con la sofferenza, con carichi emotivi intensi, hanno bisogno di oasi di relax. Per questo sono nati i giardini pensili in molte strutture ospedaliere. Una pausa ristoratrice nel verde ha effetti documentati: abbassa il cortisolo, rallenta il ritmo cardiaco, migliora il tono dell’umore e ridona serenità. Tutto ciò vale non solo per lo staff ospedaliero ma anche per i caregiver e i visitatori. Ma non solo. Molte realtà lavorative, per il welfare aziendale, dedicano ampi spazi verdi per i momenti di pausa rigenerativa del personale».

Healing gardens, i giardini terapeutici progettati per aiutare i pazienti
La biopiscina (Foto: Dario Fusaro)

Spazi verdi per il benessere

1. Orto-Terapeutico

Favorisce la motricità, incoraggia la socializzazione con percorsi accessibili e prevede il coinvolgimento attivo. È rivolto agli anziani o a soggetti con disturbi mentali.

2. Giardino sensoriale

Stimola i cinque sensi offrendo un’esperienza immersiva che aumenta le endorfine, portando così benessere. Indicato per bambini nello spettro autistico, persone con demenze e dipendenze.

3. Healing garden o giardino riabilitativo

Nella sfera ospedaliera e in altri contesti, è progettato per accompagnare i pazienti, affetti da specifiche patologie, nella guarigione e nel miglioramento delle condizioni fisiche e mentali.

Come creare un’oasi rigenerante

Non serve un grande terrazzo o un ampio giardino. Anche uno spazio ridotto, purché ben curato, può trasformarsi in un piccolo eden. Scegli vasi a vasca grandi, per un ottimale sviluppo radicale, e usa un terriccio drenante ricco di lapilli per evitare i marciumi.

Per un effetto prateria, puoi mescolare piante, con le stesse esigenze colturali come le graminacee ornamentali, le verbene, le salvie, l’elicriso e le aromatiche “a pianta” con fioriture tardive come gli aster e gli anemoni giapponesi, così da avere in tutte le stagioni una zona esteticamente bella da vedere e da godere quotidianamente.