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Non riesci a dimagrire? Punta sulla nutrigenomica

Se l’ago della bilancia non scende mai, scopri se hai ereditato il “gene dell’obesità”. Grazie alla moderna nutrigenomica, basta analizzare un campione di saliva

Image by © Glowimages/Corbis



Ingrassi solo a guardare una pizza? Fai fatica a dimagrire e invidi coloro che, pur mangiando il doppio di te, mantengono un fisico tonico e asciutto? Non prendertela con la bilancia, ma con i tuoi antenati che, molto probabilmente, ti hanno lasciato in eredità un gene difettoso. «Si chiama PAI1 (Plasminogen Activator Inhibitor-1) ed è il gene più importante coinvolto nella genesi dell’obesità, vera e propria malattia che ha una forte impronta genetica», premette il dottor Giovanni Lucio Rocca, medico internista, direttore del Poliambulatorio Manara 31 di Monza. «Da quando nel 2001 è stato completato tutto il sequenziamento del genoma umano, sono stati infatti isolati dei polimorfismi, cioè delle mutazioni riscontrate in particolari siti genetici responsabili del cattivo metabolismo e, quindi, dei chili di troppo. Grazie alla nutrigenomica, la neonata disciplina universitaria che combina genetica e scienza della nutrizione, è possibile evidenziare questi polimorfismi che, dati alla mano, si riscontrano nel ben 80 per cento degli obesi».

Scoprire se il tuo PAI1 è alterato è semplice: basta analizzare un tamponcino imbibito della tua saliva. Dal campione salivare viene quindi estratto il Dna secondo una procedura automatica, a prova di errore umano. Nel giro di due giorni si ha quindi l’esito, per un costo di 176 euro (106 il tampone e 70 l’estrazione).

LA TUA DIETA SU MISURA
Ma a cosa serve sapere se la “ciccia” che ci circonda è più imputabile al corredo genetico che alle merendine? «I testi genetici predittivi, come il PAI1, sono fondamentali per orientare tutto il piano terapeutico», prosegue il dottor Rocca. «E non si tratta solo di rimettersi in linea per fare pace con lo specchio. Come dimostra un recente studio condotto dal dipartimento di Medicina interna dell’Università di Miami, i soggetti obesi hanno 4 volte in più di probabilità di andare incontro a diabete, tumori, ipertensione e incidente cardiovascolari quali ictus e infarto. Diventa, quindi, fondamentale prescrivere a queste persone una dieta ipocalorica (tarata sulle 1500 calorie al giorno) e iperproteica, col divieto assoluto di assumere carboidrati e zuccheri semplici dopo le 16 del pomeriggio. Un piccolo aiuto per risvegliare il metabolismo pigro? L’estratto secco di fucus (quercia marina) che, grazie all’elevato apporto di iodio, si rivela un ottimo attivatore metabolico da prendere alla dose di 1-2 grammi al giorno, suddivisi in due volte».

TESTA ANCHE LA TIROIDE
Chi scopre di non avere dalla sua parte i geni dovrà inoltre monitorare, con controlli ematici ravvicinati, tutti i parametri relativi al diabete e al rischio cardiovascolare. Compreso la tiroide perché le mutazioni del “gene dell’obesità” sono spesso associate anche a un ipotiroidismo mascherato. «All’inizio non dà sintomi e non si evidenzia neppure con gli esami del sangue. Ma è utile aggiungere, in questi casi, l’esame di un altro gene chiamato IL1 (interleuchina 1), alterato in buona parte delle donne ipotiroidee», prosegue l’esperto. «Il costo aggiuntivo è solo di 70 euro perché il test viene eseguito sullo stesso campione salivare che, per legge, va conservato per tre anni».

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