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Tumore ovarico: arriva in Italia la prima terapia

Presto anche in Italia il farmaco che contiene il principio attivo (olaparib) utile per il trattamento del tumore ovarico con la mutazione del gene BRCA



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di Cinzia Testa


È in arrivo la prima terapia per il trattamento del tumore ovarico con la mutazione del gene BRCA o “mutazione Jolie”, come ormai viene comunemente chiamata. Nel 2015, infatti, l’attrice americana Angelina Jolie si è fatta asportare le ovaie, perché aveva un elevato rischio di sviluppare questo cancro, che ogni anno colpisce circa 250 mila donne nel mondo, quasi 5 mila solo in Italia.

Il tumore ovarico con la mutazione del gene BRCA (BRCA 1 e BRCA 2) oggi è tra le più pericolose, ma qualcosa sta cambiando. «La ricerca in questi anni ha fatto passi da gigante», racconta Nicoletta Cerana, presidente di Acto onlus, progetto nato per promuovere la conoscenza del tumore ovarico, facilitare l'accesso alle cure e promuovere la ricerca scientifica. «Le maggiori conoscenze sulla malattia hanno permesso di formulare terapie mediche personalizzate e una chirurgia ad hoc. Inoltre, sono stati creati centri di cura specializzati, dove sono disponibili le strategie più all’avanguardia, con l’obiettivo di garantire alla donna un netto miglioramento della qualità di vita».

Ma vediamo di saperne di più.

14 aprile 2016

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CHI È A RISCHIO DI TUMORE OVARICO

Tutte le donne sono a rischio di tumore ovarico, con una probabilità pari all’1,8 per cento. Ma per alcune, circa il 20 per cento di chi si ammala, questa percentuale sale parecchio. Si tratta, in particolare, di quelle donne che hanno ereditato uno oppure entrambi i geni responsabili del carcinoma ovarico BRCA 1 e BRCA 2.

Per sapere se si è portatrici di questi geni alterati è necessario un test genetico. Ma attenzione: non è per tutte. È consigliato alle donne colpite da tumore ovarico e alle donne sane con una storia familiare di malattie, cioè che hanno nella stessa famiglia uno o più casi di tumore del seno e dell’ovaio. Nel caso di Angelina Jolie, per esempio, queste forme tumorali avevano colpito sia la mamma, sia la zia.

QUANDO SOTTOPORSI AL TEST GENETICO

La decisione di sottoporsi al test va presa insieme a specialisti di counselling genetico, dopo un’attenta valutazione della storia familiare. Essere portatrici del gene non significa malattia certa, ma una maggiore predisposizione ad ammalarsi. Vuol dire, quindi, sottoporsi a controlli ravvicinati, stabiliti insieme al proprio medico, e adottare uno stile di vita sano. Oppure decidere per l’intervento chirurgico, cosiddetto profilattico. «Per questo il consiglio è rivolgersi a centri specializzati», continua Nicoletta Cerana, Presidente di Acto.

«L’accesso ai test genetici, fra l’altro, non è ancora omogeneo in tutte le Regioni. Meglio chiedere al proprio oncologo, oppure direttamente ad Acto», aggiunge l’esperta. «Non esiste ancora una mappa precisa», interviene Sandro Pignata, direttore del reparto uro-ginecologico dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli. «E così in alcuni casi il test è disponibile solo a pagamento, con un costo tra i 500 e i mille euro. Per questo si è attivata l’Aiom, l’Associazione che riunisce gli oncologi, che sta censendo le varie realtà presenti sul territorio nazionale».

GLI ALTRI ESAMI PER PREVENIRE

Vale per tutte le donne l’invito a sottoporsi annualmente a una visita ginecologica con ecografia trasnsvaginale, soprattutto nella fascia d’età tra i 50 e i 70 anni, che è quella maggiormente a rischio in generale.

LA PILLOLA CONTRACCETTIVA PROTEGGE

Oggi si sa che la pillola contraccettiva protegge dal tumore ovarico. Se presa per cinque anni, dicono gli esperti, abbatte il rischio di circa il 30 per cento. Quest’effetto è indipendente dal cocktail di farmaci presenti nella pillola. E una volta interrotto il contraccettivo, la protezione permane per un trentennio, anche se diminuisce man mano.

Non solo. Recenti studi suggeriscono che la pillola contraccettiva potrebbe avere un effetto protettivo per il tumore all’ovaio anche nelle donne a rischio perché presentano la mutazione dei geni BRCA 1 e BRCA 2.

Continua poi a essere prezioso il ruolo dello stile di vita: smettere di fumare, seguire la dieta mediterranea, mantenere un peso nella norma e praticare tutti i giorni 20 minuti di attività fisica.

I SINTOMI

Difficile parlare di sintomi veri e propri, ma attenzione anche a quelli apparentemente banali, insorti ex novo. Come stitichezza, sensazione di gonfiore addominale, diarrea, aumento della circonferenza addominale.

IN CHE COSA CONSISTE LA TERAPIA

La terapia è chirurgica e consiste nell’asportazione del tumore. Rispetto a un tempo però, a seconda dell'età della paziente e dello stadio della malattia, il chirurgo può decidere per diversi tipi di interventi, più o meno invasivi. «A breve avremo a disposizione anche in Italia olaparib, un principio attivo per le forme positive alla mutazione BRCA», aggiunge il professor Pignata. «È la prima target therapy, cioè terapia mirata, approvata per questo carcinoma ovarico. Il farmaco blocca l’azione di un particolare enzima, che in queste forme impedisce alla chemioterapia di agire. Gli studi hanno dimostrato che grazie a questa cura, si ottiene una diminuzione del rischio di progressione della malattia».

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