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Scoperta la causa della morte cardiaca improvvisa

Per un difetto genetico, alcune cellule del cuore si trasformano in grasso. Con grandi rischi per la salute

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Tutti ricordano l’immagine di Piermario Morosini, centrocampista del Livorno, che si accascia all’improvviso sul campo. Così come quella di Vigor Bovolenta, campione di volley, o ancora prima di Marc-Vivien Foé, il calciatore camerunense stroncato da un malore durante una partita. Giovani vite di atleti, apparentemente forti e sani, spezzate da quella che viene genericamente definita “morte cardiaca improvvisa”. Un evento luttuoso sul quale, grazie a una ricerca tutta italiana, si è cominciato finalmente a far luce.


TUTTA COLPA DEI GENI

«Sappiamo da tempo che all’origine c’è una malattia genetica, dovuta a una mutazione del Dna, chiamata cardiomiopatia aritmogena», spiega il professor Giulio Pompilio, docente di cardiochirurgia all’Università di Milano, direttore dell’Unità di Biologia Vascolare e Medicina Rigenerativa del Centro Cardiologico Monzino di Milano. «Questa malattia comporta un accumulo di grasso all’interno del muscolo cardiaco (soprattutto a livello del ventricolo destro) che ne impedisce il corretto funzionamento, causando dei “cortocircuiti elettrici” che possono sfociare in aritmie ventricolari. Aritmie che subentrano improvvisamente e violentemente sotto sforzo, e che spesso sono fatali».


LA SCOPERTA DEI CANDIDATI CELLULARI

Fino a ieri si riteneva che fossero le cellule muscolari a differenziarsi in adipociti, durante l’età giovanile e senza alcun sintomo sospetto. Oggi, grazie a una ricerca condotta dal Laboratorio di Biologia Vascolare e Medicina Rigenerativa, insieme al Centro Ricerche Aritmie, del Monzino, sappiamo che sono le cellule stromali del cuore a trasformarsi in grasso. Ovvero quel pool di cellule che formano l’impalcatura di sostegno del muscolo cardiaco. «Si tratta di una rivelazione importante, appena pubblicata sull’European Heart Journal, che modifica l’approccio alla morte cardiaca improvvisa», commenta il professor Pompilio. «Siamo pervenuti a questa scoperta dopo aver analizzato i cuori espiantati di pazienti che hanno subito un trapianto di cuore e dopo aver effettuato un certo numero di biopsie su persone ricoverate nell’unità di elettrofisiologia del nostro centro. Aver capito il meccanismo-chiave alla base della cardiomiopatia aritmogena apre nuove prospettive di ricerca, per studiare farmaci innovativi che abbiano per bersaglio le cellule stromali del cuore. Allo stadio attuale, infatti, non esistono terapie specifiche per questa malattia genetica. L’unico consiglio, per i giovani atleti, è di sottoporsi a un accurato check-up anche sotto il profilo cardiologico, rivolgendosi a centri specializzati appena emergono anomalie del ritmo».


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