Oggi lasciarsi non è più un atto netto, ma un processo di dissolvenza. Se il ghosting ci ha abituato alla sparizione improvvisa, il fading rappresenta la nuova frontiera della fine dei rapporti: una rottura lenta, un calo progressivo dell'intensità comunicativa che trasforma l'intimità in un vago ricordo.
Questo fenomeno non è solo una scelta di cortesia apparente, ma una dinamica profondamente influenzata dall'architettura dei nostri social network. Le piattaforme digitali, infatti, agiscono come catalizzatori di questa incertezza. Secondo recenti indagini sui comportamenti relazionali online, come quelle condotte da portali come Psychology Today o app di dating come Bumble e Hinge, oltre il 60% degli utenti dichiara di aver subito o messo in atto forme di allontanamento graduale.
I social media permettono di restare presenti senza esserci, attraverso un like tattico o la visualizzazione di una storia si mantiene un legame minimo, evitando il confronto diretto ma impedendo, di fatto, una chiusura definitiva. Questa morte silenziosa della relazione solleva interrogativi complessi: cosa succede al nostro cervello quando un segnale affettivo diventa intermittente? Perché preferiamo svanire piuttosto che comunicare una fine?
Per comprendere i meccanismi che regolano queste dinamiche tra empatia, ansia sociale e biochimica del rifiuto, abbiamo intervistato la neurobiologa Laura Mondino.
Sentiamo spesso parlare di ghosting, ma il fading sta diventando una modalità di rottura ancora più comune. Qual è la differenza psicologica tra i due?
«Per evitare il confronto in una relazione, ci sono persone che semplicemente spariscono, all’improvviso. Ce ne sono altre che, invece, scelgono di farlo lentamente nel tempo. Nel primo caso, il comportamento messo in atto prende il nome di ghosting, nel secondo di slow fading. Il fading è un modo di chiudere una relazione, indipendentemente dalla fase in cui si trova, senza dover dire che è finita. La vittima di turno riceve sempre meno messaggi, o solo molto brevi, essenziali, contornati da scuse sul perché si è meno presenti, fino a svanire del tutto. Il fading può durare settimane o mesi.
Inizialmente la persona che agisce il fading fingerà interesse, che potrebbe anche essere autentico, ma che per qualche motivo si attenua. A venir meno potrebbero essere i messaggi di buongiorno del mattino; le risposte a domande su come è andata la giornata potrebbero ridursi a brevi ok e, nel tempo, il fader tenderà gradualmente a ridurre la comunicazione, l’attenzione e l’impegno, fino a fare naufragare completamente la relazione. Quello che hanno in comune i due comportamenti è che entrambi sono modi per prendere completamente le distanze da qualcuno senza dover entrare in conflitto».
Quali sono i campanelli d'allarme specifici che indicano che siamo vittima di una rottura lenta e non di un semplice periodo di stress o impegno del partner?
«Diversi sono i segnali rivelatori. I tempi di risposta diventano via via più lunghi. Dove prima c'erano entusiasmo e curiosità, ora lo sforzo è minimo. È più difficile fare piani. Fare progetti diventa man mano più difficile e aumentano le probabilità che vengano cancellati o procrastinati. Le iniziative latitano. I fader tendono a smettere di impegnarsi nelle conversazioni o negli appuntamenti, a dare pochissime risposte e a prendere alcuna iniziativa.
Non danno alcuna attenzione. Nel tempo trascorso con il partner, chi agisce fading sembra distratto, meno presente, non propenso a fare progetti per il futuro o a parlare insieme di eventi imminenti. Il contatto fisico diminuisce o svanisce. L'affetto fisico che un tempo dimostrava potrebbe diminuire e il fader diventa meno propenso a condividere dettagli personali. Potrebbe comunque rispondere ai messaggi, ma le risposte sembrano superficiali anziché autentiche».
Perché il fading è considerato così tossico per il benessere emotivo?
«A causa della lentezza con cui è agito, il fading può essere psicologicamente più faticoso del ghosting, a causa dell'ambiguità e delle false speranze che crea. Con il ghosting, il messaggio è chiaro anche se doloroso: è finita! Il ghosting è brusco, ma almeno è chiaro. Nel fading, c'è sempre una domanda persistente: “è occupato, preso dal lavoro o non è più interessato a me?".
Quello che è utile aggiungere è che le persone che attuano il fading, spesso pensano di essere gentili interrompendo gradualmente piuttosto che bruscamente. Si sentono bene con sé stesse per aver cercato di essere premurose e non devono affrontare il disagio emotivo di una conversazione difficile o le emozioni ferite dell'altra persona. Ciò che accade in realtà è che stanno manipolando l'altra persona, inducendola a mettere in discussione sé stessa e la propria versione della realtà».
Quando ci accorgiamo che il rapporto sta svanendo, la tentazione è quella di chiedere spiegazioni all'infinito. Esiste un esercizio di comunicazione o un approccio consigliato per interrompere il loop del fading e riprendere il controllo della situazione, anche a costo di forzare la fine della relazione?
«La risposta più efficace è fidarsi del proprio istinto e riprendere il controllo della situazione. Se si notano i segnali, avviare una conversazione sincera è la cosa migliore da fare. Raccontare al partner come ci ha fatto sentire il suo comportamento e chiedergli di essere trasparente è importante, strategico. Una comunicazione efficace è al centro di una relazione solida ed è un modo importante per stabilire i propri limiti. Avere una conversazione diretta, ma non accusatoria, può fornire la chiarezza di cui si ha bisogno.
Un esempio potrebbe essere quello di chiedere al partner, in modo assertivo "Ho notato che ultimamente comunichiamo meno e questo mi confonde. Mi chiedo cosa ne pensi della situazione tra noi". Questo permette alla persona che attua il fading di essere onesta, di non manipolare la situazione o accampare nuove scuse e, al tempo stesso, di dimostrare che le si presta attenzione e che non si tollera e accetta più di essere presi in giro all'infinito. La loro risposta (o la loro mancanza) fornirà tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione sulla relazione».
Quali consigli pratici darebbe a chi sente il bisogno di chiudere un rapporto ma ha paura del conflitto?
«Adottare una comunicazione diretta. Per quanto possa essere difficile e imbarazzante, è una sensazione passeggera che permetterà a entrambi di andare avanti, anziché torturare l’altro. Una frase del tipo: "mi è piaciuto molto conoscerti e frequentarci per un po’, ma non sento che funzioniamo come coppia. Volevo essere sincero/a”, per quanto cruda è essenziale. Per sé stessi e l’altra persona.
Altrimenti, più viene reiterato, più attuare il fading diventerà normale e uscirne sarà via via più difficile. Per quanto scomodo, è anche utile chiedersi perché si ha l’esigenza di attuare il fading anziché affrontare l’altra persona. Non è poi da trascurare il fatto che una comunicazione onesta e sincera, anche quando si tratta di notizie sgradite, è psicologicamente meno dannosa di un rifiuto ambiguo».
Fai la tua domanda ai nostri esperti
