Vestibolodinia: cos’è, cause, sintomi, come curarla

È un’ipersensibilità dell’ingresso vaginale, che provoca dolore per lo più al contatto, ma talvolta anche spontaneamente e in maniera incessante. Ecco come trovare sollievo



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È la forma più frequente di vulvodinia localizzata, dove – come suggerisce il nome – l'area soggetta a dolore è quella del vestibolo vulvare, cioè l'ingresso della vagina. «La vestibolodinia interessa una zona anatomica ricca di terminazioni nervose, che la rendono particolarmente sensibile», spiega il dottor Eric Francescangeli, ginecologo al San Pier Damiano Hospital di Faenza, Ravenna. «Nei casi più severi, le pazienti hanno addirittura difficoltà a mantenere la posizione seduta per più minuti consecutivi, con un impatto notevole sulla qualità di vita e sulle normali attività quotidiane».

Cos'è la vestibolodinia

La Società internazionale per lo studio delle malattie vulvovaginali ha definito la vestibolodinia come “un dolore o fastidio cronico nell’area della vulva, caratterizzato da bruciore, dolore pungente, irritazione o escoriazione dei genitali femminili, in assenza di infezioni o malattie della pelle, tali da giustificarne i sintomi”.

Secondo le stime, questo problema affligge il 7 per cento delle donne e rientra nel grande capitolo delle vulvodinie localizzate, un fastidio cronico che in questo caso riguarda la zona che circonda l’apertura della vagina e va dall’imene alle piccole labbra (linea di Hart). Il dolore può essere costante o saltuario, provocato (per esempio dalla penetrazione durante i rapporti sessuali, dall’inserimento di assorbenti interni, dalla pratica di discipline come la bicicletta, dallo sfioramento degli indumenti o da altre situazioni scatenanti) oppure spontaneo (privo di cause scatenanti e spesso legato a una contrattura involontaria dei muscoli del pavimento pelvico).


Quali sono i sintomi della vestibolodinia

La vestibolodinia provoca un’intensa sensazione di bruciore, fitte, punture di spillo, irritazione e gonfiore. «Inoltre, comporta anche conseguenze sul piano psicologico, perché compromette il benessere di chi ne soffre e condiziona l’intimità all’interno della coppia: tutto questo apre facilmente la strada ad ansia e depressione, che a loro volta alimentano il problema in una sorta di circolo vizioso», ammette il dottor Francescangeli.


Quali sono le cause della vestibolodinia

Le cause della vestibolodinia sono molteplici e spaziano dalle infezioni ripetute allo stress, fino alle cattive abitudini quotidiane (come indossare regolarmente il salvaslip o utilizzare detergenti intimi troppo aggressivi).

«Anche la menopausa, comportando un naturale assottigliamento delle pareti vaginali, può diventare complice di un fastidio come la vestibolodinia», descrive l’esperto.


Come si diagnostica la vestibolodinia

Non essendo presente una lesione che giustifichi la malattia, spesso occorre molto tempo per diagnosticare la vestibolodinia. «Il modo più rapido per identificarla è un test, eseguito da un professionista, che consiste nel toccare la vulva con un cotton fioc per determinare le aree sensibili e determinare la dolorabilità», evidenzia il dottor Francescangeli.

«Ovviamente, prima è necessario escludere tutte le altre condizioni cliniche che possono causare una sintomatologia sovrapponibile, come infezioni genitali, ascessi delle ghiandole di Bartolini, patologie oncologiche, malattie dermatologiche o sistemiche».


Come si cura la vestibolodinia

Una volta diagnosticata, la vestibolodinia va tenuta sotto controllo innanzitutto evitando i comportamenti in grado di scatenare il dolore, per esempio preferendo l’utilizzo di abbigliamento intimo in cotone, evitando i detergenti mentolati e profumati, utilizzando sporadicamente i salvaslip.

«Le donne in menopausa possono ricorrere a creme ormonali a basso dosaggio, da applicare localmente per reintegrare lo spessore delle pareti vaginali», suggerisce il dottor Francescangeli, che conclude: «Per ridurre il dolore associato alla vestibolodinia si possono utilizzare anche delle creme desensibilizzanti, come quelle a base di cortisone, oppure si può affrontare un percorso riabilitativo per imparare a rilassare la muscolatura del pavimento pelvico. Come ultima risorsa, si può ricorrere alla chirurgia: la vestibolectomia consiste nella rimozione della porzione di vestibolo che risulta dolorosa, ma il recupero da questo intervento richiede molto tempo e spesso non si risolve il problema, tanto che il 25-30 per cento delle pazienti lamenta la persistenza o addirittura il peggioramento dei sintomi».


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