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Pressione arteriosa: quale apparecchio scegliere e quante misurazioni fare

È importante controllarla per la salute del sistema cardiovascolare. Ecco come eseguire l’esame

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Un terzo degli italiani è iperteso, anche se spesso non sa neppure di esserlo. Eppure, tener d’occhio la pressione arteriosa, evitando che si mantenga su valori elevati e procuri danni, è semplice. Ecco una piccola guida per riuscirci.


Quali sono i valori normali 

La pressione arteriosa è il risultato tra la forza che il cuore esercita quando si contrae per immettere il sangue nella circolazione e la resistenza che i vasi sanguigni oppongono al suo passaggio e, quando è tutto ok, si attesta mediamente sui 70 mmHg per la minima e i 120 mmHg per la massima, valori considerati ottimali per tutti, indipendentemente da sesso ed età. «Nessun allarme, però, se risultano leggermente più alti» rassicura il dottor Paolo Pizzinelli, cardiologo e internista.

«Secondo l’Oms, la pressione va altrettanto bene se non supera gli 85 per la minima e i 135 per la massima, mentre la fascia di valori a rischio inizia dai 90-140. Anche in questo caso, però, prima di trarre delle conclusioni, valuta con il medico se stai assumendo farmaci che possono falsarne i valori.

Una ricerca israeliana della Tel Aviv University of Medicine ha rilevato che antinfiammatori (come l’ibuprofene o l’indometacina), contraccettivi, alcuni antidepressivi e buona parte degli antibiotici possono innalzare la pressione. Rischi analoghi anche se consumi forti quantitativi di liquirizia, o troppa birra. L’uso di certi medicinali per la prostata (gli alfalitici ), invece, può abbassarla».

Quante misurazioni fare

Per avere un quadro attendibile della situazione non basta una sola misurazione: «Devi monitorare la pressione per almeno un mese di fila, controllandola ogni giorno (o a giorni alterni), preferibilmente tra le 18 e le 20, prima di cena.

Gli studi più recenti hanno dimostrato che il dato rilevato in questa fascia oraria corrisponde in generale alla media dei valori di un’intera giornata, ma per maggior sicurezza, ripeti il test tre volte, a distanza di un minuto, riportando poi come “valida” la media dei valori delle ultime due rilevazioni: la prima di solito è più alta», suggerisce il professor Roberto Meazza, responsabile del modulo del Day Service dell’ipertensione arteriosa al Policlinico di Milano. «Alla fine del mese, fai la media di tutti i valori registrati».


Come ottenere dati precisi 

Per essere certa dei valori che registri, devi seguire alcune semplici regole durante la misurazione: «Effettuala quando sei tranquilla, a riposo da almeno 5 minuti, e a distanza di almeno mezz’ora dal consumo di un caffè, dall’aver fumato una sigaretta, o da un lavoro faticoso o stressante», suggerisce il dottor Pizzinelli.

«Puoi misurartela stando seduta, con la schiena appoggiata su uno schienale e il braccio appoggiato su un piano all’altezza del cuore, oppure da sdraiata, ma mai in piedi.

Scegli inoltre di farlo in un locale tranquillo, senza nessuno che ti disturbi, e rimani in silenzio per tutta la rilevazione. Meglio evitare il controllo in farmacia, dove non sempre è possibile avere la calma necessaria per ottenere risultati attendibili».

Attenzione anche a come posizioni il bracciale: «Mettilo sul braccio sinistro (gli apparecchi elettronici oggi a disposizione sono destinati proprio a questo braccio), a contatto di pelle, non molto stretto ma aderente, e con il bordo inferiore tenuto a 2 cm sopra la piega del gomito», conclude il professor Meazza.


Quale apparecchio scegliere

La precisione della misurazione dipende anche dall’apparecchio che utilizzi: secondo Le linee guida della Società italiana dell’ipertensione arteriosa, i più affidabili sono quelli automatici o semiautomatici da braccio.

«Quando acquisti l’apparecchio assicurati inoltre che sia validato da équipe di medici di autorevoli società scientifiche come la European Society of Hypertension (Esh), la British Hypertension Society (Bhs) o l’American Association for Medical Instrumentation (Aami) che ne testano l’accuratezza, ricordando che un misuratore di pressione è preciso e affidabile se dopo la validazione viene anche “raccomandato”», spiega il professor Meazza.

«Questi dati sono riportati sul suo foglietto di istruzioni, altrimenti puoi trovare quali sono gli apparecchi di misurazione approvati per l’uso domestico sui siti dableducational.com, pressionearteriosa.net, e su quello della Società Italiana per l’Ipertensione Arteriosa: siia.it».


Se scopri di averla alta

Se i valori che hai registrato depongono per un’ipertensione (quindi superano gli 85/135), parlane con il medico, che quantificherà il tuo rischio cardiovascolare, ovvero se hai altri fattori (come fumo, diabete, colesterolo e trigliceridi alti) che mettono in pericolo cuore e circolazione», suggerisce il professor Meazza.

«Se il tuo rischio è basso e hai “solo” una dipendenza dal fumo o un problema di sovrappeso, le cure necessarie sono affidate a buone abitudini di vita (30 minuti di attività fisica aerobica ogni giorno, controllo del peso, riduzione del sale, abolizione delle sigarette, per esempio).

Se invece il tuo rischio è medio o elevato, oltre a uno stile di vita più sano, hai bisogno di ricorrere anche a farmaci antipertensivi che riportano la pressione entro valori normali. La gamma di quelli a disposizione è ampia (betabloccanti, diuretici, calcioantagonisti, ace inibitori, inibitori dell’angiotensina II e alfa litici) e sta al medico identificare quello più adatto per te».

Per verificarne gli effetti, però, devi continuare a monitorare la pressione, magari avvalendoti di una app per smartphone e tablet, come quella creata con il supporto della Società italiana per l’ipertensione arteriosa, che puoi scaricare gratuitamente dal sito.


Se invece risulta bassa 

I tuoi valori sono sotto i 60/90? Non hai di che preoccuparti. «La pressione bassa non è una malattia: indica che il tuo cuore non è messo sotto sforzo e questo lo preserva da variazioni della sua struttura e da malattie cardiovascolari », spiega Paolo Pizzinelli.

«Nonostante ciò può creare dei disagi, soprattutto d’estate quando si suda e si perdono liquidi, perché può lasciare in preda a stanchezza, capogiri e a un vago senso di mancamento. Per evitarli, soprattutto quando le temperature sono alte, no a bagni solari troppo prolungati e a passaggi troppo rapidi da locali condizionati all’esterno.

Al mattino non bisognerebbe mai alzarsi di scatto dal letto, si dovrebbe inoltre mangiare leggermente più salato e, soprattutto, bere di più: in questo modo si aumenta la massa circolante e la pressione è destinata ad alzarsi».

Le bevande da preferire? «Acqua minerale (mai gelata, però ) o tè: contiene teina, sostanza nervina che ti dà anche maggior vigore», spiega il professor Meazza.


I segnali da non sottovalutare

Quando la pressione è alta, difficilmente dà sintomi che possono farlo sospettare, ma nonostante ciò, alla lunga, crea danni. I risultati di alcuni esami di laboratorio, che magari effettui di routine per tenere d’occhio il tuo stato di salute possono fare da campanello d’allarme e spingerti a monitorarne i valori.

«Attenzione, per esempio, se il test del sangue rivela valori bassi di potassio: segnalano una condizione disendocrina che potrebbe essere associata a ipertensione. Occhio inoltre ai valori della creatinina alti: se sono alti segnalano un cattivo funzionamento del rene, che può essere causa o conseguenza di una ipertensione arteriosa», suggerisce il dottor Pizzinelli.

«Un altro segnale da non trascurare sono le tracce di proteine o di emazie nelle urine: possono essere la spia che la tua pressione rimane costantemente su valori elevati, anche se non lo sai». 



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Articolo pubblicato sul n. 50 di Starbene in edicola dal 28/11/2017

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