Piede piatto: cos’è, cause e come si cura

Questa condizione anatomica è fisiologica nei bambini, ma talvolta può persistere anche in età adulta. Già intorno ai 12 anni è possibile intervenire con una chirurgia mini-invasiva



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In una scena esilarante di Barbie, il film più chiacchierato del 2023, la protagonista si accorge di non avere più i piedi arcuati, pronti per essere infilati in qualsiasi scarpa con il tacco. “Piedi piatti?”, urla con orrore un’altra delle abitanti di Barbie Land, scatenando il panico generale. Se la trovata cinematografica è divertente e nella pellicola serve ad accompagnare la trasformazione della famosa bambola della Mattel in una donna in carne e ossa, nella realtà avere i piedi piatti può rappresentare un problema.

«Si tratta di una condizione anatomica piuttosto comune, dove la volta plantare è appiattita in modo più o meno pronunciato verso il terreno», descrive il dottor Maurizio De Pellegrin, ortopedico pediatrico presso il centro ospedaliero Piccole Figlie Hospital di Parma. «Tutti nasciamo con i piedi più o meno piatti, probabilmente perché la natura ha valutato che appoggiarli completamente a terra fornisca un appoggio più stabile quando dobbiamo imparare a camminare. A partire da 5-6 anni, però, i piedi si modificano spontaneamente e si crea la classica volta plantare, fatta ad arco, anche se fino a 10-11 anni può essere ancora presente valgismo, dove il calcagno devia verso l’interno».


Come si può “aiutare” chi ha i piedi piatti

Nonostante si tratti di una condizione comune e normale nell’infanzia, il piede piatto suscita sempre preoccupazione tra i genitori, che consultano spesso il pediatra per capire se il piede dei loro figli è “normale” o se necessita di qualche aiuto per svilupparsi normalmente.

«Per agevolare la fisiologica evoluzione dei piedi, è utile far praticare ai bambini un’attività fisica mirata, come le arti marziali, l’arrampicata, la ginnastica ritmica, la ginnastica acrobatica, la ginnastica aerea, le arti circensi e le varie forme di danza, classica, moderna o hip hop», suggerisce il dottor De Pellegrin. «Poco utili sono invece i plantari, a cui bisogna ricorrere solo quando il problema coinvolge anche il tendine d’Achille. Ovviamente, al di là degli stratagemmi, il piede vive comunque un’evoluzione spontanea, di cui può essere utile visionare l’andamento tramite una visita ortopedica».


Piedi piatti, quando preoccuparsi

Intorno ai 12 anni, il piede termina la sua correzione fisiologica e, qualora risulti ancora piatto, può essere trattato con l’artrorisi della sottoastragalica, un mini-intervento che implica un taglio di 5 millimetri e il posizionamento di una piccola vite nel calcagno, da mantenere in sede per tre anni senza alcun fastidio e senza limitazioni.

«Questo aiuta a mettere il piede in asse e limita i movimenti innaturali», riferisce l’esperto.

Ma perché il piede resta piatto? «Alcuni bambini sono caratterizzati da lassità legamentosa costituzionale, cioè presentano un’aumentata mobilità delle articolazioni dovuta al fatto che i legamenti deputati a “tenerle insieme” sono particolarmente estensibili, lassi in gergo tecnico».


A volte il piede non è solo piatto

Se dopo i 12 anni i bambini con piede piatto lamentano anche dolore, è bene valutare l’eventuale presenza di una malattia congenita, la sinostosi tarsale, consistente nell’unione di due o più ossa nella parte posteriore del piede (calcagno, astragalo, scafoide, cuboide).

«In questo caso, occorre un intervento chirurgico in cui si asporta la connessione patologica fra le due ossa, che vengono quindi separate», racconta il dottor De Pellegrin. «A quel punto, il piede ha eliminato il suo difetto congenito, ma resta piatto e valgo con alta possibilità di sviluppare dolore in età adulta. La letteratura scientifica suggerisce di lasciare le cose “così come stanno”, aspettando che il piede diventi sintomatico, e quindi dolente, per poi intervenire nuovamente con interventi correttivi, solitamente invasivi».

Qui c’è una novità, sviluppata proprio dal dottor De Pellegrin e apprezzata già a livello internazionale: «È possibile correggere sia la sinostosi tarsale, rimuovendola, sia il piede piatto, in modo mini-invasivo con l’artrorisi della sottoastragalica, in un unico intervento, senza attendere che si manifesti dolore dopo anni dalla prima chirurgia e senza essere costretti a ricorrere poi a interventi invasivi», illustra l’ortopedico.

Quali sono le conseguenze del piede piatto

Se non opportunamente corretto, il piede piatto può comportare diverse conseguenze in età adulta, come un dolore plantare o localizzato nella parte interna della caviglia.

«A quel punto si può ancora intervenire chirurgicamente, ma le operazioni sono estremamente invasive rispetto a quelle possibili in epoca infantile», riferisce il dottor De Pellegrin.

Ecco perché è bene intervenire precocemente, rivolgendosi a ortopedici pediatrici, esperti del settore e di fama riconosciuta.



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