Orecchio: attenzione a questi segnali

Otiti, labirintiti e cali dell’udito possono incidere negativamente anche sulla vita sociale. Ecco cosa tenere sotto controllo




Il tuo orecchio: pronto a catturare i suoni e a inviarli al cervello perché li decodifichi e tu li senta, ma anche operativo per farti mantenere l'equilibrio, perché è proprio qui che ha sede il labirinto. Eppure, non sempre ci occupiamo della sua salute.

«Più della metà dei 7 milioni di italiani che hanno un disturbo dell'udito preferisce ignorare il problema », ammette il dottor Fabio Beatrice, direttore della struttura complessa di otorinolaringoiatria all'ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Un errore, che rende più complicata la vita di tutti  i giorni e, alla lunga, può anche sortire effetti negativi per il cervello:

«Esisteun filo diretto fra mente e orecchio. Diverse ricerche hanno dimostrato che un calo dell'udito legato all'età incrementa di oltre 3 volte la probabilità di soffrire di demenza», rincara la dose il nostro esperto.

Un motivo in più, perciò, per prenderti cura di timpani & Co. e imparare a difenderli al meglio. Ecco tutti i sintomi che devono far scattare l'allarme e i metodi per intervenire in maniera sicura ed efficace.

Se avverti un dolore acuto

L'otite è quasi sempre la conseguenza di un raffreddore: «Quando il naso è tappato e il muco ristagna nelle narici, le trombe di Eustachio 
non ricevono più aria.

Di conseguenza, nell’orecchio medio si crea una pressione che piega la membrana del timpano, dando la sensazione di ovattamento», spiega il dottor Alessandro Pagliassotto, otorinolaringoiatra a Torino.

«Inoltre, all’interno dell’organo ormai infiammato si accumulano dei liquidi che fanno da terreno di coltura per i batteri e “annegano" gli ossicini (cioè martello, incudine e staffa, che servono a trasmettere il suono all'orecchio interno). Ne consegue un dolore intenso che dura fino alla lacerazione della membrana del timpano.

A questo punto le secrezioni defluiscono all’esterno facendo nuovamente circolare l’aria, mentre il timpano si riparerà da solo e nel giro di un paio di settimane  riacquisterà la sua integrità», continua l'esperto.

Nel frattempo vai dal medico: «Per facilitare la guarigione suggerirà dei lavaggi con una soluzione nasale isotonica, da fare 3 volte al giorno in modo da facilitare il deflusso del muco.

Per contrastare il dolore, invece, l'esperto consiglierà degli antinfiammatori da prendere per bocca e, eventualmente, degli antibiotici. Da evitare, invece, l'aerosol, perché può congestionare la mucosa del naso e peggiorare la situazione», avverte il dottor Fabio Beatrice.

Una volta guariti si possono scongiurare i rischi di recidive puntando sulla prevenzione. «In caso di raffreddore fai 3 lavaggi nasali, tutti i giorni.

In alternativa puoi usare uno spray vasocostrittore, ma non utilizzarlo per più di 5 giorni di fila. Se esageri rischi di aumentare ulteriormente la congestione», avverte Fabio Beatrice.

Se l'otite diventa cronica

Talvolta può capitare che, dopo un'otite media, la lesione del timpano non riesca a cicatrizzarsi da sola: «In questo caso la membrana non fa più da barriera protettiva, i rischi di infezione aumentano e il problema diventa cronico », puntualizza il dottor Fabio Beatrice.

Inoltre, con il passare del tempo l’infiammazione può estendersi anche agli ossicini, creando una banda fibrosa che li blocca, riducendo le capacità uditive. Che fare? Occorre ricostruire la membrana.

«Il più delle volte si esegue un intervento chiamato miringoplastica: «Dura circa 20 minuti. Dopo un’anestesia locale l’otorino inserisce dal condotto uditivo un sottile "foglio" di tessuto (prelevato dalla fascia del muscolo temporale posto dietro l'orecchio del paziente) e lo appoggia alla lesione, per facilitarne la cicatrizzazione», specifica l'esperto.

Se il foglietto non attecchisce occorre però ricorrere alla timpanoplastica: «Il medico ricostruisce la membrana innestando un piccolo lembo prelevato dalla fascia del muscolo temporale (posto dietro l’orecchio) del paziente.

L’operazione dura poco meno di un'ora e viene eseguita in day surgery, in anestesia locale», continua l'otorinolaringoiatra. Entrambi gli interventi possono essere effettuati nei centri pubblici di otorinolaringoiatria, a carico del Servizio sanitario nazionale.

Se ti fa male all'esterno


Non hai il raffreddore ma l’orecchio ti fa male. Inoltre, il dolore aumenta quando tiri verso l’alto l’apice del padiglione auricolare,
oppure schiacci quella piccola piega di pelle che si trova all'ingresso del condotto uditivo: potrebbe essere otite esterna, conosciuta anche come otite del nuotatore perché frequente tra gli appassionati degli sport in piscina, soprattutto d’estate.

«Colpa del cloro, che può avere un'azione irritante. Ma anche di sudore e alte temperature estive, che infiammano e gonfiano il tessuto del condotto uditivo rendendolo un terreno ideale alla proliferazione dei batteri», spiega il dottor Alessandro Pagliassotto.

«Alcune persone hanno una predisposizione per questo problema e, per evitare di rimanerne vittime, devono mantenere una corretta igiene del condotto, che va asciugato e pulito con l’angolo di un fazzoletto di cotone.

No invece ai kleenex oppure ai bastoncini per l’igiene dell’orecchio, che possono provocare piccole lesioni del condotto o, se manovrati con poca attenzione, ledere addirittura la delicata membrana del timpano», specifica l'otorino.

Se nonostante queste attenzioni l’otite esterna prende ugualmente il via, vai dal medico: «L'esperto prescriverà degli antifiammatori come i cortisonici, eventualmente associati a degli antibiotici, da prendere per bocca fino a quando il gonfiore non sarà scomparso.

Quindi, si potranno utilizzare gocce per contrastare infiammazione e infezione, da instillare nell’orecchio», specifica l'otorino.

Se hai l'orecchio tappato

Tra i nemici dell’orecchio ci sono anche dei fattori che possono determinare un calo dell’udito transitorio e reversibile. È il caso di un accumulo di cerume: questa sostanza, di solito, defluisce naturalmente verso l’esterno ma dopo i 50 anni la sua produzione può subire un forte aumento.

Di conseguenza si deposita, si indurisce e forma un vero e proprio tappo che dà la sensazione di orecchio ovattato, riduce le capacità uditive e, a volte, può provocare senso di sbandamento, dolore, ronzii e fischi nelle orecchie», avverte il dottor Alessandro Pagliassotto.

Tornare a sentire bene è molto semplice, basta rimuovere il deposito di cerume che si è venuto a creare. Ma ricorda di evitare il fai da te e rivolgiti a un otorino: «Ti prescriverà dei prodotti solubilizzanti da instillare nell’orecchio, utili per ammorbidire il cerume, quindi eliminerà il tappo senza traumi con una lavaggio a bassa pressione impiegando un'apposita soluzione fisiologica o un microaspiratore», conclude l'esperto.

Se inizi a sentire poco

Complice il passare degli anni, l'udito tende ad affievolirsi. Sono gli effetti della presbiacusia, dovuta sia alla riduzione del numero di cellule dell’orecchio che analizzano i suoni, sia al calo di quelle cerebrali che devono decodificarli.

«Di solito colpisce entrambe le orecchie e affligge il 30% delle persone fra 65 e 75 anni. Ma tornare a sentire bene in queste condizioni è ancora possibile, grazie alle protesi acustiche (vedi box nella pagina seguente).

Oppure, nei casi in cui la presbiacusia non si risolva, con un impianto cocleare. Noto come orecchio bionico, sostituisce le funzioni della coclea ormai lesa in maniera irrimediabile, grazie a speciali elettrodi che vengono impiantati nell’orecchio interno e a un ricevitore posizionato in una nicchia dell’osso cranico, appena sotto la pelle. 

L’apparecchio ha anche una parte esterna, una specie di "scatoletta" dove viene  alloggiato un microprocessore che trasforma i suoni captati nell'ambiente in segnali che il cervello può decodificare in suoni riconoscibili», specifica il dottor Fabio Beatrice.

L’intervento per impiantarlo viene eseguito in anestesia generale, dura circa 2 ore ed è a carico del Servizio sanitario nazionale.

Se hai le vertigini

L'orecchio può segnalare che qualcosa non va anche attraverso le vertigini: «Queste, il più delle volte, dipendono da alcuni granelli di calcio del labirinto (gli otoliti), che hanno il compito di darci delle informazioni sulle forze gravitazionali», spiega il professor Roberto Albera, docente di otorinolaringoiatria all’Università di Torino.

«Complici un colpo di frusta, una botta alla testa ma spesso anche in assenza di traumi, gli otoliti possono spostarsi dalla loro sede e migrare nei canali semicircolari (le strutture del labirinto che trasmettono le informazioni sulle accelerazioni), innescando le cosiddette vertigini parossistiche benigne».

Durano circa 30 secondi e si verificano soprattutto quando si cambia posizione a letto e ci si mette sul lato dell'orecchio colpito. «Si guarisce da soli al massimo nel giro di 5 mesi, ma è utile sottoporsi a un ciclo di sedute di tecniche liberatorie, una speciale fisioterapia effettuata dal medico che facilita il riposizionamento degli otoliti», continua il professore.

Durano ore o addirittura giorni, invece,  le vertigini legate alle malattie che colpiscono il labirinto: «Come la sindrome di Menière, dovuta a una ritenzione di liquidi nell’orecchio interno; oppure il deficit vestibolare acuto, un'infezione legata a un attivazione dell’herpes simplex (lo stesso che provoca la febbre del labbro), pronto a riaccendersi nei periodi di stress e a minare il senso dell’equilibrio», specifica Roberto Albera.

La prima va affrontata con l'aiuto di farmaci antivertiginosi, medicinali contro la ritenzione idrica e sane abitudini a tavola, come la riduzione del sale nella dieta.

Per contrastare il deficit vestibolare acuto, invece, ai farmaci sintomatici che riducono le vertigini occorre soprattutto affiancare un ciclo di riabilitazione.

Questo programma propone degli esercizi (movimenti della testa, camminate sul tapis roulant), che permettono al vestibolo “sano “ di supplire le funzioni di quello colpito, ormai perse. 

Apparecchi sempre più hi-tech

Ipertecnologiche, personalizzate e invisibili, oggi le protesi acustiche si comportano come un secondo orecchio. «Quelle più moderne sono digitalizzate  in grado di elaborare,  attraverso i loro componenti, il suono in modo raffinato: l’onda sonora viene convertita in un numero, gestito poi da un microprocessore molto simile a uello di un pc e inviato a un convertitore che lo trasmette all’altoparlante», spiega il dottor Fabio Beatrice, otorino e audiologo a Torino.

«Il suono arriva pulito e la voce viene selezionata in mezzo al rumore, per permetterne una maggior comprensione. Gli apparecchi più moderni sono dotati anche della tecnologia wireless e quindi possono essere collegati all'Mp3, al proprio cellulare, al televisore e a ogni device senza fili presente in casa, per un ascolto più piacevole e chiaro».

Ridotte al minimo anche le dimensioni con i modelli endoauricolari, da inserire nel condotto uditivo, che sono diventati praticamente invisibili. A favore della loro discrezione gioca anche il colore, oggi sempre più simile a quello  della pelle.

«Attenzioneperò, la protesi acustica va personalizzata», mette in guardia Fabio Beatrice. «Nella scelta, perciò, è bene orientarsi su  rodotti che, oltre a vantare una tecnologia avanzata garantiscono anche un counseling audioprotesico  di almeno un mese, in modo da “tarare” bene l’apparecchio in rapporto al deficit uditivo e alle abitudini di chi lo indossa, ottimizzarne l’utilizzo e far sì che diventi "un abito su misura».

I costi: tra i 2500 e i 6000 €, che in alcune Regioni vengono in parte rimborsati dalle Asl.


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Articolo pubblicato sul n. 52 di Starbene in edicola dal 12/12/2017

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