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Omocisteina: cos’è e perché è importante controllarla

Alti valori di questo aminoacido nel sangue possono aprire la strada a seri problemi cardiovascolari e segnalano che si sta seguendo una dieta poco equilibrata

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L'omocisteina è un aminoacido ancora più aggressivo del colesterolo sulle pareti arteriose. Eppure, il suo valore nel sangue viene controllato ancora troppo poco.

«Purtroppo è un grave errore», puntualizza il dottor Pier Luigi Rossi, specialista in scienza dell’alimentazione ad Arezzo. «Perché alti livelli di questa sostanza sono stati messi in relazione a un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari anche gravi, quali aterosclerosi, infarto del miocardio, ictus cerebrale e trombosi.

Inoltre valori eccessivi di questo aminoacido sembrano favorire malattie neurovegetative tipo il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, e sono stati associati a un aumento del rischio di tumori». Non solo: alti livelli di omocisteina nel sangue all’inizio di una gravidanza, sono in grado di favorire una trombosi della placenta, con rischio di aborto.


Perché si accumula

L’omocisteina si forma nell’organismo dalla metionina, assunta attraverso il consumo di carne, pesce, uova, latte, formaggi e legumi.

«Nelle persone sane, grazie all’azione delle vitamine B6, B12 e dei folati, viene subito trasformata in altre sostanze, come la cisteina. Ma se a tavola si assumono quantità troppo alte di alimenti di origine animale e si consuma poca verdura cruda e fresca di stagione, cereali integrali e legumi (che contengono l’aminoacido incriminato ma al tempo stesso sono molto ricchi delle vitamine che ne favoriscono la trasformazione), scatta la condizione che favorisce l’accumulo di omocisteina nel sangue.

«Questo, nel tempo, porta a conseguenti restringimenti del diametro delle arterie: una riduzione che fa aumentare la pressione arteriosa, conduce a un’ipertrofia ventricolare sinistra e a una patologia vascolare diffusa sugli organi vitali, cervello in particolare, e su tutto l’organismo.

Il problema è che molto spesso alti valori passano in silenzio a causa di una scarsa conoscenza dell’azione aggressiva posseduta da questa molecola: di conseguenza ancora pochi medici prescrivono il test ai loro pazienti», afferma il dottor Pier Luigi Rossi.


Gli altri fattori di rischio

La quantità di omocisteina nel sangue non è influenzata sotanto dalla dieta. «Per esempio, i livelli di questo aminoacido, in genere più bassi nelle donne rispetto agli uomini, aumentano dopo la menopausa, molto probabilmente a causa di una diminuzione degli estrogeni», puntualizza l’esperto.

Non solo: possono influenzarne i valori anche malattie come l’insufficienza renale e l’ipotiroidismo, oppure l’assunzione di farmaci tipo i contraccettivi orali e gli antiepilettici.


Quando sottoporsi all’esame

«Io consiglio di eseguire la ricerca dell’omocisteina nel sangue soprattutto a chi segue una dieta squilibrata, povera di verdure crude a foglia verde, fonti importanti di vitamina B12 e folati», spiega il medico.

I segnali di una carenza di queste sostanze possono essere subdoli e aspecifici, in quanto includono diarrea, vertigini, senso di fatica e debolezza, perdita dell’appetito, pallore, formicolio, intorpidimento a mani, piedi, braccia e gambe.

«Se il valore dell’omocisteina è alto, cioè superiore a 8 micromol/litro, significa che non si assume acido folico a sufficienza. Inoltre, in accordo con le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità, questo tipo di test è richiesto in seguito a un infarto del miocardio, un ictus o a una trombosi venosa in assenza dei tradizionali fattori di rischio come fumo, ipertensione arteriosa e l’obesità.

L’esame è utile, inoltre, per valutare il rischio cardiovascolare, oppure quando il medico sospetta la presenza di una malattia metabolica rara chiamata omocistinuria», elenca il dottor Pier Luigi Rossi.



Regolarizza i valori così 

Migliorare la dieta è il primo consiglio per tenere a bada l’omocisteina. Il dottor Pier Luigi Rossi suggerisce di consumare cinque pasti leggeri al giorno (colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena), superando la diffusa abitudine di concentrare l’introito alimentare giornaliero in soli due appuntamenti principali, con predominanza della cena sul pranzo.

Un pasto serale abbondante, ricco di alimenti di origine animale, oltre a favorire l’aumento di trigliceridi e di colesterolo, fa alzare anche i valori di omocisteina.

«Occorre seguire una dieta in prevalenza pesco-vegetale: sì a prodotti ittici, frutta, verdura (soprattutto a foglia verde) e a un consumo moderato di carne, uova e latticini. Meglio, infine, preferire i cereali integrali, fonti di vitamine del gruppo B, ai raffinati», raccomanda l’esperto.



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Articolo pubblicato nel n° 23 di Starbene in edicola dal 21 maggio 2019

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