Microbiota orale: la città invisibile che decide la nostra salute

Un ecosistema brulicante e spesso ignorato abita la nostra bocca: tredici microbioti diversi, 770 specie note e molte altre ancora da scoprire. Un mondo che dialoga con l’intestino, influenza infiammazione, pressione arteriosa, ormoni, fertilità e perfino il rischio di malattie croniche e tumori. Prendersene cura significa proteggere l’intero organismo



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Con la consulenza di Maria Francesca Cavaleri, chimica farmaceutica e farmacista

Può sembrare una classica storia di quartiere: ci sono i buoni, i cattivi, i cattivissimi, i supereroi, i furbetti, i bulli, i prepotenti che fanno gli spavaldi quando sono in branco. Solo che questa città non è Gotham City, né una metropoli distopica. È la nostra bocca. Un microcosmo affollato, rumoroso, pulsante, dove ogni giorno si consumano alleanze, tradimenti, equilibri fragili e rivoluzioni invisibili.

«Da anni parliamo del microbiota intestinale come se fosse l’unico protagonista della nostra salute, il grande direttore d’orchestra del benessere», commenta Maria Francesca Cavaleri, chimica farmaceutica e farmacista con un master in microbiota orale. «Ma c’è un altro universo, altrettanto affollato, complesso e decisivo: il microbiota orale, un ecosistema brulicante di vita e unico come un’impronta digitale».

770 specie (e molte di più)

Nel cavo orale convivono circa 770 specie batteriche riconosciute, ma si tratta di un numero provvisorio, destinato ad ampliarsi man mano che le tecniche di analisi diventano più sofisticate.

«Il microbiota orale e quello intestinale sono due fermate della stessa linea di autobus, le estremità di un unico tubo che va dalla bocca all’ano», evidenzia Cavaleri. «Abbiamo messo delle “dogane” concettuali – stomaco, intestino tenue, colon – ma la comunicazione è continua, bidirezionale. Non può esistere un intestino sano senza una bocca sana, e viceversa».

Come il microbiota intestinale, anche quello orale è un’impronta digitale biologica, unica per ciascuno di noi, ma con una differenza fondamentale: la bocca non ospita un solo ecosistema, bensì una costellazione di microambienti, ognuno con le proprie regole, i propri abitanti, i propri equilibri.

«È una foresta pluviale in miniatura», semplifica l’esperta, «dove convivono organismi che svolgono funzioni diversissime: gli alberi ad alto fusto che hanno bisogno di luce, le felci che prosperano nel sottobosco, gli insetti che si infilano nelle pieghe più umide». Una biodiversità intricata, stratificata, dinamica.

E questa foresta non è uniforme. Nella bocca, infatti, non esiste un solo microbiota, ma quasi tredici: quello dei denti, che rappresentano l’unica superficie dura e non rinnovabile del corpo umano; quello delle gengive, estremamente vascolarizzate e sensibili; quello della lingua, un vero tappeto tridimensionale; quello delle guance, collose e accoglienti. «Ogni nicchia ospita comunità diverse, con equilibri propri, con dinamiche che cambiano in base a ciò che mangiamo, a come respiriamo, a quanto saliviamo», evidenzia Cavaleri.

Come il microbiota orale influenza la salute

Quello che spesso ignoriamo è che la bocca non è solo una porta d’ingresso, ma anche un grande disseminatore. Tutto ciò che vive qui può raggiungere il resto del corpo attraverso due vie principali.

La prima è la deglutizione: «Ogni volta che deglutiamo, il contenuto del cavo orale scende nello stomaco e poi nell’intestino», descrive Cavaleri. «In teoria, lo stomaco dovrebbe essere la nostra caldaia perfetta: un ambiente acido capace di “bruciare” ciò che non deve arrivare al colon, dove risiede la maggior parte del microbiota intestinale».

Oggi, però, questo sistema non funziona più come dovrebbe. L’acidità gastrica è spesso ridotta, complice lo stress, lo stile di vita, l’uso diffuso di farmaci che tamponano l’acidità. E l’intestino, sempre più soggetto a permeabilità alterata – il cosiddetto leaky gut – non è più quella barriera compatta fatta di “saracinesche” serrate che impedivano il passaggio di ciò che non doveva entrare in circolo. «Così, batteri e molecole provenienti dalla bocca possono superare indenni lo stomaco, attraversare una mucosa intestinale indebolita e raggiungere il sangue, da cui si diffondono in tutto l’organismo», ammette l’esperta.

La seconda via è ancora più diretta: il sanguinamento gengivale. Quando le gengive sanguinano, significa che c’è una porta aperta sul circolo sanguigno. In quel momento, tutto ciò che si trova in bocca – batteri, tossine, mediatori dell’infiammazione – entra direttamente nel sangue senza alcun filtro. «È per questo che la disbiosi del cavo orale è così strettamente legata a numerose patologie sistemiche», sottolinea Cavaleri. «Funziona esattamente come la disbiosi intestinale: un ecosistema che perde equilibrio diventa una fonte costante di infiammazione e l’infiammazione cronica di basso grado è uno dei grandi motori delle malattie moderne».

Tante le malattie che ne derivano

In un ecosistema complesso come quello orale, l’equilibrio è tutto. Anche i microrganismi che consideriamo “cattivi” hanno una loro funzione: la Candida, per esempio, fa parte del nostro kit biologico; l’Helicobacter pylori, tanto temuto nello stomaco, ha comunque un ruolo. «Il problema nasce quando uno di questi abitanti cresce troppo, si moltiplica oltre misura e diventa un prepotente, un bullo che approfitta del branco», precisa Cavaleri. «È così che la Candida cambia forma e si trasforma nella candidosi che conosciamo o che l’Helicobacter diventa un ospite scomodo e resistente».

Tra i disturbi più diffusi e sottovalutati c’è la parodontite, un’infiammazione del parodonto, il tessuto che tiene ancorati i denti. È una malattia subdola: possiamo perdere denti perfettamente sani perché il “terreno” che li sostiene si sgretola. «Ma la parodontite non resta confinata alla bocca», dice l’esperta. «Ad esempio, il suo batterio simbolo, il Porphyromonas gingivalis, è stato trovato nel cervello di pazienti con Alzheimer in concentrazioni significative. Significa che supera la barriera ematoencefalica, entra nel cervello e contribuisce a creare danni. È correlato anche al diabete, perché entrambe le condizioni condividono una forte componente infiammatoria. E quando raggiunge il pancreas può rendere più aggressivo il tumore pancreatico, una delle neoplasie più difficili da trattare».

Un altro esempio è il tumore del colon-retto. Un tempo arrivava tardi, mentre oggi colpisce sempre più persone tra i 35 e i 50 anni. Uno dei fattori coinvolti è il Fusobacterium nucleatum, un batterio del cavo orale che, una volta arrivato nell’intestino, altera l’ambiente e favorisce la trasformazione tumorale.

E poi c’è l’Helicobacter pylori, protagonista di gastriti e ulcere. La terapia classica prevede un antibiotico, un inibitore della pompa protonica e un antimicotico. Quest’ultimo serve perché, in bocca, l’Helicobacter stringe una vera alleanza con la Candida albicans. «Il batterio crea un ambiente basico che piace tanto alla Candida, che in cambio lo avvolge e lo protegge come una capsula», spiega Cavaleri. «Finché questa “cupola” non viene rotta, l’antibiotico non riesce a raggiungere il bersaglio».

Nel frattempo, durante la terapia, l’Helicobacter si rifugia nelle tasche gengivali, nascosto nel biofilm orale, una struttura impenetrabile in cui i farmaci non arrivano. Terminata la cura gastrica, il batterio torna semplicemente a colonizzare lo stomaco. È per questo che la gastrite da Helicobacter recidiva così spesso: si cura lo stomaco, ma non si considera la bocca, che resta il suo vero serbatoio.


Il legame tra microbiota orale e pressione arteriosa

I batteri della bocca producono anche ossido nitrico, una molecola fondamentale per mantenere elastiche le pareti dei vasi sanguigni e favorire una buona ossigenazione dei tessuti. «Il processo parte dall’alimentazione: verdure a foglia verde come rucola e spinaci, e alimenti ricchi di nitrati come la barbabietola, forniscono le materie prime», racconta Cavaleri.

«I batteri del cavo orale trasformano i nitrati in nitriti, che nell’intestino diventano ossido nitrico. Da lì, questo rientra nella saliva e continua il suo ciclo, contribuendo a regolare la pressione arteriosa e a migliorare la performance muscolare. Non a caso molti sportivi assumono integratori di ossido nitrico, spesso senza sapere che il primo passo di questa catena avviene proprio in bocca».

Un microbiota orale in equilibrio favorisce quindi una buona produzione di ossido nitrico, mentre un microbiota impoverito o danneggiato può ostacolarla. È il motivo per cui diversi studi suggeriscono di evitare l’uso quotidiano di collutori antisettici antibatterici: eliminano indiscriminatamente i batteri della bocca, compresi quelli che partecipano alla produzione di ossido nitrico, con un possibile effetto di aumento della pressione arteriosa.

Problemi “da donne”

Nelle donne il microbiota orale è profondamente intrecciato con le grandi fasi ormonali della vita: ciclo mestruale, gravidanza, menopausa. È un legame spesso ignorato, ma che spiega molti sintomi considerati “normali” solo perché comuni.

«Le gengive sono tra i tessuti più sensibili alle oscillazioni ormonali», osserva Cavaleri. «I recettori degli estrogeni non si trovano solo nell’apparato riproduttivo, ma anche nelle ghiandole salivari, che regolano quantità e qualità della saliva». Quando gli estrogeni calano – come accade in menopausa, ma anche in alcuni momenti del ciclo – la saliva diminuisce, diventa più densa, meno protettiva. La bocca si asciuga, i batteri si diluiscono meno, aumenta il rischio di carie, alitosi, parodontite. Cambia persino la percezione dei sapori: molte donne riferiscono di diventare più golose o di salare di più, senza sapere che la causa è proprio la variazione ormonale.

Le gengive, poi, reagiscono come piccoli barometri interni. «Durante le mestruazioni possono gonfiarsi, sanguinare più facilmente, diventare più sensibili», aggiunge l’esperta. «In gravidanza, questo fenomeno si amplifica. Un tempo si diceva “ogni figlio un dente”: oggi sappiamo che non è il dente a cedere, ma il parodonto a infiammarsi se non è ben curato. Anche la fertilità sembra risentire della salute orale: alcuni studi mostrano che una disbiosi del cavo orale può allungare i tempi per concepire e che anche la salute orale del partner maschile ha un ruolo».

Cosa possiamo fare ogni giorno

Prendersi cura del microbiota orale non significa inseguire prodotti miracolosi, ma tornare ai gesti quotidiani che costruiscono – o distruggono – l’equilibrio della nostra bocca.

Ecco le abitudini che davvero fanno la differenza.


  • Tornare ai gesti meccanici. Lo spazzolino, il filo interdentale e lo scovolino sono gli strumenti che cambiano l’ecosistema orale. Non scordiamo neppure il nettalingua: il 70% dell’alitosi nasce dai batteri sulla parte posteriore della lingua, dove lo spazzolino non arriva.


  • Scegliere bene i prodotti. Un dentifricio troppo schiumogeno disidrata la mucosa e favorisce afte e irritazioni. I collutori antibatterici quotidiani eliminano tutto, anche i batteri buoni. Meglio formule delicate, ingredienti lenitivi e probiotici, che sostengono l’equilibrio invece di azzerarlo.


  • Curare l’alimentazione. Fibre, verdure fresche e cibi non ultra‑processati nutrono i batteri buoni e mantengono stabile il pH. Zuccheri, alcol e fumo spingono verso la disbiosi. Nessun dentifricio può compensare una dieta sbilanciata: la bocca è il primo luogo in cui ciò che mangiamo lascia il segno.


  • Non scordiamo l’igiene professionale. Due volte l’anno, non per estetica, ma per intercettare segnali che spesso anticipano malattie sistemiche: celiachia, disturbi tiroidei, disfunzioni alimentari. La bocca parla molto prima del resto del corpo.


  • Riconoscere i segnali. Alito cattivo, sanguinamento gengivale, afte ricorrenti e sensibilità dentinale non sono fastidi da ignorare, ma messaggi di un microbiota in difficoltà. Esistono test specifici, ma spesso basta ascoltare ciò che la bocca racconta ogni giorno.


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