Mal di testa da computer? Prenota una visita oculistica
Non è colpa solo degli schermi e del loro uso prolungato. Le nuove modalità di lettura (più o meno ravvicinata) e i difetti visivi nascosti (soprattutto fra i giovani) lo possono favorire. Non solo. Anche la polvere che si accumula sulle scrivanie piene di scartoffie può irritare gli occhi e scatenare il dolore. I suggerimenti dell’esperto

Troppo telefonino, troppa televisione, tablet, luci artificiali: se oltre a stropicciarti gli occhi per la prolungata visione ti viene mal di testa, ti conviene andare dall’oculista. Perché non è solo questione delle ore che passiamo davanti a ogni tipo di schermo (che nella nostra vita si sono moltiplicati per mille: c’è pure il navigatore in auto che ormai ha più le fattezze di uno schermo tv che di un miniaccessorio), ma anche di una rivoluzione nel modo di guardare. E questi nuovi sguardi, queste nuove distanze da cui fissiamo gli oggetti tutti i giorni ci stanno disorientando, al punto da crearci problemi come la cefalea.
«Stiamo infatti cambiando il modo di usare gli organi della vista rispetto al recente passato», spiega Pietro Rosetta, responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica di Humanitas San Pio X di Milano. «Tanto che nei prossimi anni potrebbe cambiare la genetica dei nostri occhi stimolati da queste nuove modalità di vedere: una volta, infatti, l’uomo doveva guardare soprattutto da lontano, perché saliva sugli alberi per localizzare la preda da cacciare. Oggi usa gli occhi per ore e ore da vicino, ma non più in un solo modo e a una certa distanza, e di questo bisogna tenere conto, se non vogliamo trovarci in grave disagio prima di deciderci a verificare o cambiare le lenti degli occhiali».
Dal libro al portatile: un salto di 20 centimetri
Torniamo un attimo al recente passato: per secoli l’uomo ha guardato da vicino soprattutto libri e giornali. «A una distanza standard di circa 30 cm, e quindi tutte le lenti da lettura avevano questa taratura fissata per vedere da vicino», spiega il nostro esperto.
«Adesso dal testo passiamo al telefonino, e la distanza si allunga; poi guardiamo il computer (ancora più lontano), per poi ripassare al telefono, al testo da consultare a fianco, e così via, continuamente, per ore, saltando da un oggetto all’altro. Così la lente che focalizza a 30 cm non funziona più al meglio, e il nostro occhio deve compensare ripetutamente questi passaggi. E la cefalea può insorgere proprio in questo contesto: allora può essere il momento di cambiare gli occhiali, facendo una visita oculistica. Se poi ci metti una postura variabile (alla scrivania col pc, a letto o sul divano con tablet e smartphone) tutto peggiora. E se non fai mai una pausa visiva (La Società Oftalmologica Italiana suggerisce 1 minuto ogni 20, guardando verso l’orizzonte o almeno a 3 metri di distanza) il gioco del mal di testa è fatto».
La soluzione sta spesso nelle lenti multifocali o progressive, che gestiscono contemporaneamente tutte le distanze solo spostando l’occhio dall’alto in basso e senza affaticarlo.
La nuova generazione di ipermetropi e presbiti
Per vedere da vicino, il nostro occhio dispone di una lente elastica, che si chiama cristallino, la quale, cambiando la sua curvatura, permette di mettere a fuoco alla distanza desiderata.
«Nei giovani, i più grandi utenti di device digitali, l’ipermetropia, un difetto visivo che fa vedere sfocate le immagini da vicino, può essere latente perché il ragazzo corregge da solo il difetto con la sua “riserva accomodativa”, che riesce a compensare il difetto anche a lungo», spiega Rosetta. «Si tratta di uno sforzo prolungato che può portare a un peggioramento del problema visivo e al mal di testa, anzi: questa è una delle principali cause di cefalea nei giovani».
Più avanti con l’età e soprattutto dopo la menopausa il problema diventa la presbiopia. «Si tratta della perdita di elasticità del cristallino che invecchiando non compensa più la messa a fuoco: anche in questi casi mal di testa e cattiva visione si risolvono con una buona lente multifocale», sottolinea il dottor Rosetta.
Occhi disidratati, ma per sindrome dell’accumulo
Un’altra causa di disconfort visivo è la disidratazione dell’occhio. Se si sta tanto davanti agli schermi la frequenza di ammiccamento diminuisce, e quindi l’occhio diventa più secco. Anche l’età contribuisce a un film lacrimale più povero, che necessita dell’uso delle lacrime artificiali.
«Quello che però sfugge alla maggioranza degli afflitti da secchezza oculare sta sotto i loro occhi, proprio sulla scrivania», racconta Rosetta. «Guardiamola bene: è piena di carte, oggetti, accessori, penne, giornali e quant’altro? Con che frequenza le cose che abbiamo accumulato nel tempo vengono spostate (e magari ogni tanto pure buttate) per eliminare bene la polvere? E le tastiere hanno lettere e interstizi anneriti, polverosi? Inutile dare la colpa all’outdoor e indoor pollution, se le cose che abbiamo più vicino e che tocchiamo continuamente, sono coperte da un’impalpabile patina grigia che circonda il posto di lavoro».
Qui le lenti non c’entrano: bisogna pulire spesso e a fondo.
Peggio dell’astanteria del Pronto Soccorso
Stafilococchi, Micrococchi, Pseudomonas persino del tipo Aureo, quello resistente agli antibiotici: molte pubblicazioni scientifiche, raccolte su Pub Med, l’enorme database online gratuito gestito dalla National Library of Medicine (USA, National Institutes of Health) che raccoglie 36 milioni di articoli scientifici, provano che gli schermi sono una delle fonti maggiori di infezioni oculari.
«Soprattutto i tablet: ma tutti gli schermi vanno puliti sempre e spesso, anche più di una volta al giorno con le apposite salviette disinfettanti, perché sono elettrostatici e attirano la polvere come le api il miele», conclude il nostro esperto. «E, ancora una volta, non è solo questione di proteggere la vista. Un’infezione oculare, congiuntivite o cheratite batterica, favorita da un ambiente settico e dalla manipolazione maldestra degli occhi, può essere causa di danni permanenti alla vista».
Quindi, se da un po’ di tempo abbiamo un “inspiegabile” mal di testa dopo il lavoro o qualsiasi tipo di lettura prolungata, prima di prendere l’ennesima compressa analgesica prenotiamo una visita oculistica.
Lettura, le distanze sono diverse
La vita “smart” ha cambiato le distanze a cui leggiamo. Trenta centimetri per il libro, 40 per telefonini e tablet, 50 per il PC. «Non esiste più quindi una lente da lettura che va bene per tutto», spiega Rosetta. «Le lenti multifocali, quelle che coprono tutte queste distanze, spesso si rivelano la soluzione migliore per molti». La visita è quindi d’obbligo, soprattutto se è qualche anno che non la facciamo e ci sono disturbi, mal di testa compreso.
Al computer, la posizione giusta alla scrivania
Ci hanno insegnato che la luce naturale di una finestra deve stare alle spalle dello schermo, e mai fargli da sfondo. «Giusto», commenta il dottor Rosetta. «Ma se noi ruotiamo di 45 gradi la nostra scrivania rispetto alla vista verso l’esterno, la luce non ci darà fastidio e noi potremo buttare l’occhio oltre la stanza, per esempio sul giardino al di là del vetro, la migliore pausa per gli occhi che ci sia».
L’altezza della sedia deve formare un angolo retto a livello delle ginocchia. Ricorda di fare la pausa alzandoti 15 minuti ogni 2 ore di lavoro, salvo diverse prescrizione del medico del lavoro o del tuo specialista.
La testa deve essere a 50 cm dallo schermo con lo sguardo indirizzato al suo punto centrale: no agli schermi laterali.
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