Lenti a contatto: tutte le novità e come usarle al meglio
Morbide, rigide o ibride? Giornaliere e o mensili? Con filtri solari o anti-luce blu, se lavori al computer? La nostra oculista ti guida alla scelta degli ultimi modelli di Lac, per trovare quello che risponde meglio alle tue esigenze

A forma di “cat eye”, simili a quelli che portava di nascosto Marilyn Monroe in Come sposare un milionario. Oppure leggerissimi come piacciono a Demi Moore, tondeggianti alla Julia Roberts, grandi e da nerd in stile Anne Hathaway. C’è chi costruisce il proprio stile dietro a una montatura, trasformando gli occhiali da vista in un accessorio capace di trasmettere personalità e carisma, esempio illuminato del “fare di necessità virtù”. Non è raro però che venga voglia di vedersi e e mostrarsi senza quella barriera di metallo o acetato che separa gli occhi dal mondo. O di nutrire lo stesso desiderio ogni volta che si va a correre o in palestra. In entrambi i casi, le lenti a contatto (per gli amici, Lac) rappresentano, oggi più che mai, una piccola rivoluzione, da scegliere in nome della libertà e del comfort.
Lenti a contatto, per molti ma non per tutti
Per cominciare, una buona notizia: le lenti a contatto possono correggere la maggior parte dei difetti visivi. «Sono indicate in caso di miopia, ipermetropia – che crea un’imprecisa messa a fuoco delle immagini – e astigmatismo, causato da una curvatura irregolare della cornea e responsabile di immagini sdoppiate o con contorni in ombra» spiega la dottoressa Maria Rosa Curatola, oculista a Milano, esperta in oftalmologia, contattologia, chirurgia refrattiva e del segmento anteriore dell’occhio.
«Esistono, inoltre, le lenti multifocali pensate per la presbiopia, cioè per la difficoltà a leggere da vicino che tende a comparire con l’età, anche se non tutti le tollerano allo stesso modo. Le lenti a contatto non rappresentano la scelta giusta, invece, in presenza di astigmatismo molto marcato provocato, ad esempio, da un cheratocono avanzato, patologia in cui la cornea – il tessuto trasparente che riveste la parte anteriore dell’occhio – assume una forma conica e sporgente, o nel caso ci siano delle cicatrici corneali dovute a traumi o interventi chirurgici».
Qui, la superficie oculare potrebbe essere troppo irregolare perché le lenti possano aderire alla perfezione. Nessun ostacolo, al contrario, se ci sono problemi che interessano la parte interna dell’occhio, come cataratta, glaucoma o maculopatia anche se, ovviamente, occorre il via libera del medico.
A ognuno le sue lenti a contatto
Le Lac non sono tutte uguali. «Quelle morbide sono le più diffuse: confortevoli, traspiranti e adatte alla maggior parte delle persone» osserva la dottoressa Curatola. «Soprattutto quelle realizzate in idrogel o silicone idrogel, assicurano un’ottima ossigenazione e idratazione della cornea: sono una buona soluzione per chi trascorre diverse ore davanti al computer, come per chi pratica sport o lavora all’aperto, perché resistono bene al vento, al sudore e ai cambi rapidi di direzione dello sguardo. Possono essere giornaliere, quindicinali, mensili o (più raramente) annuali, e correggono miopia, ipermetropia, astigmatismo moderato e, nella versione multifocale, la presbiopia».
Le più semplici in assoluto da utilizzare sono, chiaramente, le giornaliere: le “usa e getta” si applicano alla mattina e si buttano alla sera. Un gesto semplice che garantisce igiene, evitando accumuli di batteri, allergeni e residui di conservanti che possono irritare gli occhi. Un ulteriore vantaggio pratico, l’assenza di custodie e soluzioni liquide per disinfettarle e conservarle, che le rende adatte a chi viaggia come a chi, semplicemente, punta a togliersi gli occhiali solo ogni tanto, magari in occasioni speciali. Non vanno assolutamente conservate e riutilizzate, e durano fino a 10 ore.
Lenti a contatto, dalle morbide alle ibride
E se i difetti visivi sono più complessi? «In caso di miopia oltre le 12 diottrie, ipermetropia sopra le 10 o astigmatismo elevato, entrano in scena le lenti a contatto rigide gas permeabili», risponde l’oculista.
«Più piccole e meno flessibili di quelle morbide, offrono una visione nitida e stabile. Sono realizzate in materiali come PMMA e silicone, e possono durare fino a due anni. Controindicate durante lo sport, perché rischiano di “saltare via”, necessitano di una scrupolosa manutenzione quotidiana e di un periodo di adattamento più lungo».
Per chi non riesce proprio a tollerarle, ma ha bisogno della stessa precisione visiva, esiste una terza via: le lenti ibride. Più costose, combinano il meglio dei due mondi. La parte centrale è rigida e corregge anche difetti elevati, mentre i bordi sono morbidi: richiedono le stesse attenzioni igieniche delle lenti rigide, ma garantiscono un buon comfort e abituarsi a portarle è più facile.
Lenti, i filtri che proteggono gli occhi
Per vederci bene senza occhiali, ma non solo: le lenti a contatto aiutano anche a proteggere gli occhi. «Alcune Lac integrano filtri specifici che dall’esterno restano completamente invisibili: studiati per schermare la luce in eccesso o le radiazioni nocive, possono essere applicati sia ai modelli morbidi sia a quelli rigidi» aggiunge la dottoressa Curatola.
«I più comuni sono i filtri UV, che bloccano parte dei raggi ultravioletti, proteggendo la retina. Sono particolarmente utili per chi lavora o fa sport all’aperto. Esistono, poi, le lenti che riducono la quantità di luce blu che raggiunge l’occhio, sempre più richieste da chi utilizza a lungo computer, smartphone o tablet: rappresentano un valido supporto per attenuare l’affaticamento visivo».
Meno conosciute ma molto interessanti, le lenti fotocromatiche, che si comportano come quelle da sole “intelligenti”: reagiscono alla quantità di luce, schiarendosi o scurendosi in modo graduale. Non sono però disponibili in versione giornaliera e, al momento, correggono solo miopie e ipermetropie lievi, non astigmatismo né presbiopia.
Primo step: la visita dall'oculista
Per chi punta alle lenti a contatto, una visita dall’oculista è fondamentale. «L’esame inizia con la valutazione del difetto visivo, poi si passa al controllo della superficie oculare: il medico valuta la curvatura della cornea, lo stato del film lacrimale e la salute delle palpebre, fattori decisivi per individuare il tipo di lente più confortevole e sicura» spiega la dottoressa Curatola.
«In genere, si effettua anche una topografia corneale, che mappa con precisione la forma dell’occhio, e un test per verificare se questo produce sufficiente liquido lacrimale: una secchezza eccessiva, ad esempio legata all’età, può rendere sconsigliato o difficile l’uso delle lenti (anche se molte volte, invece, basta utilizzare più frequentemente le lacrime artificiali o scegliere apposite Lac idratanti). Si controlla anche la presenza di allergie, infiammazioni o piccole lesioni corneali che, prima di usare le lenti, devono essere completamente risolte. Una volta scelto il modello più adatto, si passa alla prova di applicazione, per verificare che aderisca bene senza creare fastidi. In questa occasione si impara a indossare e rimuovere le lenti in maniera corretta, a pulirle (se non sono giornaliere) e a portarle in sicurezza».
Ogni 6-12 mesi, è consigliata una visita di controllo, anche se apparentemente tutto va bene. Alcuni problemi si sviluppano in modo silenzioso, inclusa la neovascolarizzazione corneale, dovuta a una scarsa ossigenazione dell’occhio “tappato” dalla lente. L’oculista può individuarla precocemente e intervenire, evitando che il danno diventi serio.
Come usare al meglio le lenti a contatto
E a proposito di prevenzione dei danni, usare bene le Lac è semplice, ma richiede attenzione e costanza. Regola numero uno: mani sempre pulite prima di toccarle. «Se le lenti non sono giornaliere, dopo l’apertura vanno buttate e rimpiazzate entro la scadenza (30 giorni esatti quando sono mensili), anche se fossero state portate solo un paio di volte» suggerisce Curatola.
«E mai, mai dormire con le lenti, a meno che non si tratti di modelli terapeutici, prescritti dall’oculista: di notte, l’occhio riceve meno ossigeno, si secca e i batteri proliferano facilmente. Altro errore da evitare? Lavarle con l’acqua del rubinetto o fare doccia, bagno in mare o in piscina con le lenti indossate. L’acqua può contenere l’Acanthamoeba, un microrganismo che si “attacca” alle Lac e può causare gravi infezioni corneali. Le lenti devono essere pulite solo con soluzioni specifiche, da mettere ogni giorno nel portalenti, che va cambiato ogni due mesi. Attenzione anche al trucco: le Lac si applicano prima di truccarsi e si tolgono prima di struccarsi, per evitare che residui o particelle finiscano per irritare la cornea».
E se ci si addormenta per sbaglio con le lenti? Non bisogna rimuoverle subito: occorre idratare l’occhio con molte lacrime artificiali, attendere qualche minuto e poi toglierle delicatamente. Meglio sospendere l’uso per 2-3 giorni e, in caso di arrossamento, dolore o vista offuscata, fare una visita oculistica.
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