Dispnea: le cause della fame d’aria, gli esami da fare, quando preoccuparsi
Si chiama dispnea e non è una malattia, ma un sintomo da ascoltare, osservare e contestualizzare. Nella maggior parte dei casi è risolvibile, ma non va mai sottovalutata. La buona notizia: esiste un percorso, per individuare che cosa la provoca e poi farla scomparire

Respirare è un gesto automatico, silenzioso, così naturale da passare inosservato. Ma che cosa accade se, all’improvviso o progressivamente, quell’atto diventa faticoso? La sensazione di non riuscire a inspirare aria a sufficienza prende il nome di dispnea, un sintomo tanto comune quanto sfaccettato. Dietro può nascondersi un mondo vasto e complesso: da condizioni transitorie e innocue a problemi gravi, passando per un calo di forma fisica fino alle malattie croniche a lungo ignorate.
«La dispnea è un’esperienza soggettiva di difficoltà respiratoria», spiega il dottor Carlo Gulotta, pneumologo del CeMeDi di Torino, «che può manifestarsi in modi diversi: fame d’aria, senso di oppressione o peso a livello del torace». Ecco perché riconoscerla, comprenderla e affrontarla con consapevolezza è fondamentale. Per la salute respiratoria e non solo.
Dispnea: capita anche a chi è sano
La dispnea non indica sempre la presenza di una malattia. In alcune circostanze può manifestarsi anche nelle persone perfettamente sane. Succede, per esempio, quando si affronta uno sforzo fisico superiore al proprio livello abituale: una corsa improvvisa, una camminata in salita, una rampa di scale di slancio. In questi casi, l’affanno è la conseguenza naturale di un’iperventilazione fisiologica, una risposta del corpo allo stress meccanico del movimento.
«Normalmente non siamo consapevoli né del nostro respiro né del battito cardiaco», indica il dottor Gulotta. «Quando lo sforzo supera la soglia abituale di allenamento, quelle sensazioni emergono e ci avvisano che stiamo andando oltre i nostri limiti: a quel punto, la respirazione diventa consapevole».
Tuttavia, la dispnea non è sempre innocua. Se compare in modo improvviso, persistente o sproporzionato rispetto all’attività svolta, può essere il segnale di un problema. In questi casi non va mai sottovalutata, perché potrebbe essere il primo indizio di una disfunzione dell’apparato respiratorio, cardiovascolare oppure di altri sistemi dell’organismo.
Le cause della dispnea
Le origini della dispnea possono essere molteplici e coinvolgere differenti apparati del corpo. Alcune delle cause più frequenti si concentrano a livello del sistema respiratorio: malattie come l’asma bronchiale, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e le polmoniti sono tra le più comuni responsabili. In questi casi, il respiro diventa faticoso, spesso accompagnato da sibili, pesantezza sul petto e, talvolta, tosse persistente. Non è raro che si abbia una sensazione di difficoltà a espirare completamente l’aria, o di avere un peso sul torace.
Ma il respiro può diventare affannoso anche per motivi che riguardano il cuore. I problemi cardiovascolari, infatti, rappresentano un’altra grande categoria di condizioni legate alla dispnea. Un’ischemia cardiaca può esordire proprio con un senso improvviso di mancanza d’aria, anche in assenza del classico dolore toracico. Lo scompenso cardiaco può portare all’accumulo di liquidi nei polmoni, rendendo difficile la respirazione e causando una mancanza d’aria che spesso compare durante uno sforzo, nei casi più gravi anche a riposo.
Esistono poi cause meno eclatanti ma altrettanto significative. «Anche un’anemia importante, soprattutto se acuta, può provocare dispnea», sottolinea il dottor Gulotta, «perché il sangue non è in grado di trasportare abbastanza ossigeno ai tessuti e si va in debito d’ossigeno anche senza uno sforzo fisico rilevante».
Altre condizioni da non trascurare includono insufficienza renale, disfunzioni metaboliche, malattie neuromuscolari o alterazioni strutturali della parete toracica. Inoltre, in alcuni casi, la difficoltà respiratoria può avere un’origine psicogena: «Qui non si riscontra una causa organica evidente, ma il respiro viene comunque percepito come anomalo», aggiunge Gulotta.
Dispnea: quali esami fare per la diagnosi
La diagnosi della dispnea non può basarsi esclusivamente sugli esami strumentali: parte sempre da un passaggio fondamentale, cioè l’ascolto del paziente. Comprendere quando, come e in quali circostanze si manifesta la difficoltà respiratoria permette di orientare correttamente l’indagine clinica.
«L’anamnesi guida il percorso diagnostico», evidenzia il dottor Gulotta. Solo attraverso il racconto del sintomo, la sua insorgenza, la frequenza, le condizioni che lo scatenano o lo attenuano, si può intuire se la causa è bronchiale, cardiaca, muscolare, metabolica o di altra natura. «Una mancanza di respiro che si presenta all’improvviso, a riposo, richiede un’attenzione immediata», tiene a sottolineare l’esperto, «perché può essere il segnale di condizioni potenzialmente gravi come un episodio di asma severo; o una forma acuta di difficoltà respiratoria dovuta, per esempio, al collasso di un polmone. In tutti questi casi è fondamentale contattare subito il medico curante o recarsi al pronto soccorso».
Diverso è il quadro di una dispnea che si instaura lentamente, in modo insidioso e progressivo, anche dopo settimane o mesi di vita sedentaria. In questi casi, l’affanno può essere semplicemente il segno di un decondizionamento fisico per mancanza di allenamento. «Se la respirazione migliora gradualmente con il ritorno all’attività fisica regolare, è probabile che non vi siano patologie organiche a monte», riprende il dottor Gulotta. «Tuttavia, anche in questi casi, una valutazione medica è sempre opportuna, soprattutto se tale sintomatologia insidiosa persiste o peggiora nonostante la ripresa delle normali attività fisiche».
Dispnea, quando preoccuparsi
Se non sempre la dispnea è motivo di allarme immediato, esistono situazioni in cui il sintomo merita un’attenzione rapida e senza esitazioni. In particolare, ci sono segnali ben precisi che indicano la necessità di rivolgersi tempestivamente al medico. «Uno dei più importanti è il tempo di insorgenza del sintomo, soprattutto se la dispnea si manifesta a riposo», avverte il dottor Gulotta.
Anche la presenza concomitante di sintomi come dolore al torace, sudorazione intensa o una stanchezza insolita e ingiustificata deve far scattare l’allarme. «Se l’affanno non si risolve con il riposo, oppure non migliora nemmeno dopo un periodo di allenamento graduale, il sospetto che ci sia qualcosa di più serio deve essere approfondito», continua il nostro esperto. «Allo stesso modo, un respiro che peggiora poco a poco nel tempo, anche se in modo lento e apparentemente gestibile, può essere la spia di una malattia cronica ingravescente in fase iniziale».
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