Ferro, come assumerlo senza fastidi gastrointestinali

Talvolta, l’assunzione di ferro può comportare effetti collaterali a carico di stomaco e intestino. Con qualche accortezza possiamo aggirare il problema



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Nausea, diarrea, stitichezza, dolore addominale e colorazione nera delle feci sono alcuni dei disturbi gastrointestinali che si possono manifestare in chi assume farmaci o integratori alimentari a base di ferro.

«In genere sono i medicinali a provocare disagi nel 20-30 per cento dei pazienti, perché gli integratori in libera vendita difficilmente contengono dosaggi terapeutici e, di conseguenza, risultano più leggeri», commenta il professor Luca Baldini, ematologo presso il Centro Medico Visconti di Modrone, Milano, e già direttore dell’Unità operativa di Ematologia del Policlinico del capoluogo lombardo.

«La supplementazione di ferro è necessaria quando le analisi del sangue rivelano una carenza di questo minerale, verificabile alle voci “sideremia” e “ferritina”, a cui si può accompagnare un’anemia di grado variabile. A quel punto, deve essere il medico curante a stabilire il migliore trattamento, scegliendo tra i vari farmaci disponibili».

Come agisce il ferro sull'organismo

A distinguere i diversi prodotti sono i sali di ferro che li compongono: quello più comunemente prescritto è il solfato ferroso, seguito da fumarato ferroso, gluconato ferroso e il più recente ferro sucrosomiale.

«Il solfato ferroso contiene ferro direttamente assorbibile dall’intestino», descrive il professor Baldini. «Questa forma non necessita di particolari trasformazioni a livello gastrico, ma viene subito trasportata dalla transferrina nel sangue e poi là dove occorre: per il 70-80 per cento raggiunge il midollo osseo, dove serve a produrre l’emoglobina, mentre la quota restante raggiunge gli altri tessuti dell’organismo».

Un sale non vale l’altro anche per la quantità di ioni di ferro che apporta: tenendo conto che la dose giornaliera raccomandata di questo minerale in età adulta è di circa 15 mg per le donne in età fertile (che raddoppia durante la gravidanza) e di 8-10 mg per l’uomo, bastano 55 mg di ferro fumarato per raggiungere il fabbisogno ottimale, mentre occorrono 70 mg di solfato ferroso e 150 mg di gluconato ferroso.

«Vista la grande variabilità, è bene che sia sempre un medico a consigliare forma e dosaggi corretti. Con gli integratori che possiamo acquistare liberamente, invece, rischiamo di non ottenere gli effetti sperati, soprattutto quando dobbiamo sopperire a una carenza patologica», avverte l’esperto.


Perché il ferro risulta “pesante”

Per ottenere il massimo beneficio, i sali di ferro andrebbero assunti a stomaco vuoto, bevendo un bicchiere d’acqua, perché il cibo (ma anche altre eventuali terapie farmacologiche) può ridurne l’efficacia.

«Il problema è che la permanenza gastrica del ferro per tempi medio-lunghi e il suo assorbimento a livello del duodeno possono creare qualche disagio gastrointestinale», ammette il professor Baldini. «È soprattutto il solfato ferroso a creare disturbi, perché è il più “potente” tra le forme disponibili».

Invece, non deve destare preoccupazione la presenza di feci scure: il corpo non sta eliminando il ferro assunto, rendendo vana la supplementazione. «È normale che il ferro colori di scuro le feci: dopo l’assorbimento a livello duodenale, una parte di minerale permane sulla mucosa dell’intestino e viene eliminata durante l’esfoliazione quotidiana dell’epitelio intestinale, con cui il corpo si ripulisce. Siccome il ferro è marrone-rossastro, quando finisce nelle feci, le colora inevitabilmente».

Come rimediare ai fastidi gastrointestinali

Se i fastidi gastrointestinali compromettono la quotidianità, la prima soluzione è provare ad assumere il ferro a stomaco pieno: in questo modo, rinunciamo alla piena qualità dell’assorbimento, ma potremmo alleviare i disturbi a carico di stomaco e intestino. Qualora non bastasse, oggi è disponibile il ferro sucrosomiale, dove il ferro pirofosfato è avvolto in un involucro di acidi grassi che evita al minerale di venire a contatto con la mucosa gastrointestinale e, quindi, di disturbarla.

«Qui la cura dovrà durare più a lungo, ma è meglio tollerata», assicura l’esperto. «Se anche questa strada non è praticabile, ma si tratta di situazioni rarissime, bisognerà ricorrere ai medicinali per via endovenosa, da somministrare sotto stretta sorveglianza medica in centri ospedalieri perché possono determinare reazioni di ipersensibilità, compresa l’anafilassi, talvolta ad esito fatale».

Un’ultima accortezza: qualora si assumano degli inibitori della pompa protonica, noti come gastroprotettori (che hanno la funzione di bloccare la secrezione acida dello stomaco), è consigliabile accompagnare il ferro con della vitamina C (in forma farmacologica oppure sotto forma di una spremuta o di un kiwi fresco), perché l’eventuale parte ferrica (non eme) di questo minerale ha bisogno di acidità per essere trasformata e assimilata.


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