Ogni anno, il 22 luglio, il World Brain Day richiama l’attenzione sull’importanza di prenderci cura del cervello, un organo del quale spesso decidiamo di interessarci davvero solo quando inizia a dare segni di cedimento, il più delle volte in età avanzata. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, oltre una persona su tre nel mondo convive con una patologia neurologica. Alzheimer & Co. rappresentano la principale causa di disabilità e malattia a livello globale. Eppure la scienza ci dice con chiarezza che il benessere del cervello si costruisce giorno dopo giorno, attraverso le scelte quotidiane.
«Oggi sappiamo che molte malattie neurologiche possono essere prevenute, ritardate o affrontate con più efficacia grazie alla diagnosi precoce, al controllo dei fattori di rischio e all’adozione di stili di vita salutari», spiega Mario Zappia, presidente della Società Italiana di Neurologia, da anni impegnata a promuovere la cultura della prevenzione neurologica. In occasione della ricorrenza, la SIN accenderà i riflettori sul tema illuminando monumenti e palazzi in tutta Italia, tra cui le sedi della Camera dei Deputati, del Senato e del Governo a Roma.
Il World Brain Day e l’aumento delle malattie neurologiche
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dal 1990 il carico complessivo di disabilità, malattia e morte prematura causato dalle patologie neurologiche è aumentato del 18%, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dell’allungamento dell’aspettativa di vita. «L’incremento più marcato riguarda le malattie legate all’età, in particolare Alzheimer e altre forme di demenza, Parkinson e ictus», spiega il professor Zappia. «Per frequenza e impatto rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari, perché compromettono l’autonomia delle persone e incidono profondamente sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. Sono fondamentali il potenziamento della diagnosi precoce, l’approccio multidisciplinare e l’accesso alle terapie più innovative».
Più cure per tutti: è l’appello del World Brain Day
Accesso è la parola chiave. Il tema scelto per il World Brain Day 2026 è, non a caso, proprio l’accesso alle cure. La campagna della World Federation of Neurology sottolinea un paradosso: la ricerca ha prodotto importanti innovazioni diagnostiche e terapeutiche, ma questi progressi non raggiungono ancora tutti i pazienti. La possibilità di ricevere un’adeguata assistenza, infatti, dipende da differenze legate al reddito, all’area geografica e alla disponibilità di neurologi e servizi specialistici. In Italia, i centri altamente specializzati per Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, epilessia o malattie neuromuscolari sono concentrati al Nord, mentre l’annoso problema delle liste d’attesa causa ritardi nelle diagnosi che compromettono le cure. Senza contare che, a fronte dell’aumento della domanda legata all’invecchiamento della popolazione, gli specialisti scarseggiano.
Il potere della prevenzione per il benessere del cervello
Tutte ragioni in più per giocare d’anticipo e ridurre il rischio di malattia puntando sulla prevenzione. «Oggi, per fortuna, abbiamo una nuova consapevolezza su quanto gli stili di vita possano influire sulla salute», spiega il presidente della Società Italiana di Neurologia. «Eppure alcuni miti sono duri a morire. Il più diffuso è che il declino cognitivo sia una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento e che non si possa fare nulla per rallentarlo. Oggi sappiamo, invece, che una parte importante del rischio di sviluppare demenza dipende da fattori modificabili, sui quali è possibile intervenire con la prevenzione e con corretti stili di vita».
A confermarlo sono anche i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità: fino all’84% dei casi di ictus è legato a fattori di rischio modificabili, primo fra tutti l’ipertensione arteriosa. Circa il 15% delle demenze, inoltre, è associato a livelli elevati di glicemia. Anche il fumo, l’inquinamento atmosferico e altri fattori di rischio cardiovascolare contribuiscono ad aumentare la probabilità di sviluppare malattie neurologiche.
Dallo sport agli amici, i toccasana (specie) dopo i 50 anni
Non esiste una singola abitudine capace di proteggere il cervello, ma un insieme di scelte quotidiane, obbligatorie dopo i 50 anni, che, nel tempo, contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative. «Praticare regolarmente attività fisica, seguire un’alimentazione di tipo mediterraneo, dormire bene, non fumare e tenere sotto controllo pressione arteriosa, diabete e colesterolo sono i gesti chiave», raccomanda Zappia. «A questi si affiancano il costante esercizio delle funzioni cognitive, che contribuisce a preservare il benessere cerebrale anche con l’avanzare dell’età, e una vita socialmente attiva». L’isolamento sociale e la solitudine sono oggi riconosciuti come fattori di rischio per il declino cognitivo, mentre frequentare amici, partecipare ad attività di gruppo o fare volontariato hanno effetti positivi documentati sulla salute del cervello.
Impara adesso a nutrire la tua riserva cognitiva
Ci sono anche altri accorgimenti, spesso sottovalutati, che possono fare la differenza per la salute cerebrale. Uno riguarda la protezione dell’udito e della vista: oggi sappiamo che il declino di questi due sensi è tra i principali fattori di rischio modificabili per la demenza. Quanto all’allenamento mentale, cruciverba e sudoku da soli non bastano. A dare i benefici maggiori sono le attività che ci spingono ad acquisire nuove competenze, come imparare una lingua, suonare uno strumento musicale o dedicarsi a un hobby impegnativo. L’apprendimento continuo, infatti, contribuisce a rafforzare la cosiddetta riserva cognitiva.
Infine, c’è un nemico meno conosciuto: l’inquinamento atmosferico. Un numero crescente di studi lo collega a un aumento del rischio di ictus e declino cognitivo. Quando possibile, scegliere di fare attività fisica in un parco o comunque lontano dal traffico intenso può essere una buona abitudine.

