Negli Stati Uniti, in questo torridi mesi estivi, si sta registrando un picco di casi di ciclosporiasi, un’infezione intestinale che ha superato le mille diagnosi ufficiali, con focolai particolarmente aggressivi in Michigan e l’Ohio.
I dati ufficiali del Michigan, aggiornati al 10 luglio, contano 1.562 casi. Gli Stati che hanno segnalato casi di ciclosporiasi negli Usa sono 31.
«I dati al 9 luglio riportavano 843 casi acquisiti in 31 Stati, 86 ricoveri, nessun decesso. La fonte alimentare precisa non è stata ancora identificata», afferma a Starbene il presidente dell’Associazione mondiale delle Malattie Infettive e i disordini Immunologici, Susanna Esposito che sta seguendo cosa accade negli Stati Uniti. «I numeri potrebbero aumentare per il ritardo delle segnalazioni e chi è stato di recente negli Usa in particolare dal 1° maggio ad oggi dovrebbe consultare un medico in caso di diarrea acquosa persistente. È utile specificare il viaggio e chiedere un esame delle feci mirato per ciclospora perché non sempre incluso negli esami standard».
Questa ondata ha riacceso i riflettori dei media e delle autorità sanitarie, come i CDC (Centers for Disease Control and Prevention), sulla sicurezza della filiera ortofrutticola.
Cos’è la ciclosporiasi e come si trasmette
La ciclosporiasi è un’infezione causata da un parassita unicellulare microscopico chiamato Cyclospora cayetanensis. A differenza di altre infezioni alimentari estive causate da batteri (come la Salmonella o l’Escherichia coli), la ciclosporiasi colpisce specificamente il tratto intestinale umano.
La trasmissione avviene attraverso il consumo di acqua o cibo contaminati da feci umane. La particolarità biologica di questo parassita è che non è immediatamente infettivo quando viene espulso con le feci: ha bisogno di giorni o settimane nell’ambiente esterno (generalmente in condizioni calde e umide) per maturare e diventare attivo.
Per questo motivo, il contagio diretto da persona a persona è estremamente improbabile. Questa epidemia sembra sia collegata al consumo di prodotti ortofrutticoli crudi. Gli alimenti più frequentemente correlati sono le insalate in busta e mix di verdure a foglia verde, le erbe aromatiche fresche (in particolare basilico e coriandolo), i frutti di bosco (specialmente lamponi).
La contaminazione può avvenire nei campi durante la raccolta, a causa di impianti igienici inadeguati per i lavoratori agricoli, oppure a monte, se per l’irrigazione o il lavaggio industriale viene utilizzata acqua contaminata da scarichi fognari.
Sintomi della ciclosporiasi
Il tempo di incubazione varia in genere da pochi giorni a due settimane dal momento dell’ingestione dell’alimento contaminato. Il sintomo principale è una diarrea acquosa, frequente accompagnata da forti crampi e dolori addominali, nausea, gonfiore e meteorismo (gas intestinale), perdita marcata di appetito e conseguente calo di peso, grave stanchezza e affaticamento (fatica sistemica), febbre leggera o sintomi simil-influenzali (meno comuni).
Se non è curata, l’infezione può mostrare un andamento altalenante: i sintomi possono sembrare in via di guarigione per poi ripresentarsi ciclicamente, protraendosi da pochi giorni a oltre un mese, debilitando profondamente il paziente a causa della disidratazione.
Come si fa la diagnosi e qual è la cura
Diagnosticare la ciclosporiasi può essere complesso poiché i normali esami parassitologici delle feci non sempre la rilevano, a meno che il laboratorio non esegua test molecolari specifici (come la PCR) o colorazioni speciali al microscopio.
Sul fronte terapeutico, i comuni farmaci antiparassitari (come il metronidazolo) risultano del tutto inefficaci. Il farmaco principale è un antibiotico, il Bactrim.
Insieme alla cura antibiotica, è fondamentale il reintegro dei liquidi e degli elettroliti (tramite soluzioni reidratanti orali o fluidi endovenosi nei casi di grave disidratazione che richiedono il ricovero ospedaliero) per compensare le perdite causate dalle scariche di diarrea.
Come prevenire la presenza di Cyclospora
Eliminare la Cyclospora dai prodotti freschi è estremamente difficile. Il parassita resiste molto bene ai disinfettanti chimici a base di cloro usati comunemente per igienizzare le verdure (compresi i lavaggi industriali delle insalate in busta).
Per proteggersi a casa, soprattutto d’estate, gli esperti consigliano di adottare rigide abitudini igieniche. Ovvero:
- Risciacquare sempre e meticolosamente tutta la frutta e la verdura sotto l’acqua corrente fresca prima di consumarla, tagliarla o cucinarla. Strofinare con le mani o con una spazzola pulita i prodotti a superficie ruvida o compatta (come i piselli mangiatutto o i cetrioli.
- Nel caso di lattughe o verdure a foglia, scartare i cespi e le foglie più esterne o ammaccate, dove il parassita tende ad annidarsi più facilmente.
- Acquistare preferibilmente gli ortaggi interi da lavare a casa rispetto alle miscele di insalate pre-tagliate in busta, che aumentano la superficie esposta a contaminazioni incrociate.
- Siccome il calore distrugge efficacemente il parassita, consumare verdure ed erbe cotte azzera il rischio di infezione.
La situazione in Italia
Nessun allarme in Italia. Le normali norme igieniche estive (lavare bene la frutta, in particolare quella importata o i frutti di bosco, e consumare verdura cruda solo dopo un accurato lavaggio sotto acqua corrente) sono più che sufficienti a mantenere il rischio azzerato.
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che esistono oltre 250 diverse tossinfezioni alimentari, che possono provocare sintomi molto differenti. Per ridurre il rischio è fondamentale lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone prima di manipolare gli alimenti, pulire con cura frutta e verdura e utilizzare sempre acqua potabile sicura.
I consigli dell’esperta
La presidente dell’Associazione Mondiale malattie Infettive, Susanna Esposito che è anche ordinario di pediatria all’Università di Parma, afferma che «non ci sono pericoli mortali ma la forte disidratazione può essere un problema per anziani e bambini. Siccome c’è diarrea prolungata è importante un’adeguata idratazione».
E continua: «L’infezione può dare debolezza e calo di peso. Il trattamento è antibiotico ma deve essere confermata la diagnosi. Il problema grosso è nella fase acuta perché la disidratazione è molto alta. La guarigione avviene in pochi giorni ma senza cura la diarrea può durare da 10 a 12 settimane con periodi di miglioramento seguito da ricadute. Bisogna contattare il proprio medico se la diarrea persiste per oltre oltre due giorni e se perdita di peso è del 7% del proprio peso corporeo o se ci sono segni di disidratazione o se ritorna dopo un miglioramento».

