I social minacciano il tuo rapporto con cibo e corpo: occhio a chi segui

42 milioni di italiani passano 2 ore al giorno sui social. Dove pullulano influencer che, senza competenze, suggeriscono cosa devi mangiare e come dovrebbe essere il tuo corpo. C’è il rischio di dare retta a consigli sbagliati. Ma anche di sviluppare insicurezza e ossessioni. Fino ai disturbi alimentari

I social minacciano il tuo rapporto con cibo e corpo: occhio a chi segui
Foto: iStock

È un martellamento continuo: sui social, fitness e diet influencer sembrano additare il tuo corpo per farti sentire sempre un po’ grassa, un po’ brutta, un po’ pigra. E per convincerti a mangiare “clean”, cioè senza questo o quello, a provare ricette fit e a fare detox. L’impietoso algoritmo, che ormai conosce tutto di noi, sa che a fare presa sulle giovanissime sono pseudo nutrizioniste dalla pelle impeccabile e, sul pubblico maturo, coach filiformi over 40. L’impatto della “diet & fit culture” che passa attraverso i social è enorme, se consideriamo che oltre 42 milioni di italiani stanno su Instagram e TikTok in media due ore al giorno (report Digital 2025 Italy).

«Non è un caso che i disturbi del comportamento alimentare siano aumentati del 30% a partire dal 2020, in concomitanza con la crescita dei diet influencer», spiega Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta esperta in disturbi del comportamento alimentare. «Nei loro profili propongono immagini irrealistiche: i corpi perfetti, spesso alterati dai filtri fotografici e adesso anche dall’AI, influiscono sulla nostra percezione corporea e, di conseguenza, sulla nostra autostima. La sovraesposizione a questi contenuti contribuisce, soprattutto tra le ragazze più fragili fra i 12 e i 17 anni, a spalancare la porta ai disturbi alimentari».

Social e corpo: i profili a cui fare più attenzione

I reel che hanno un maggiore impatto sulla percezione del peso forma e che, allo specchio, ci fanno spesso sentire inadeguati, sono quelli che mostrano le trasformazioni fisiche del tipo “prima e dopo”, e i format “what I eat in a day”, ovvero quei video in cui l’influencer mostra la sua routine quotidiana a tavola, entrando nel merito dell’apporto calorico e nutrizionale. È così per l’81% del campione analizzato dall’indagine della startup Lilac-Centro Disturbi Comportamenti Alimentari sulla sua community.

Uno studio su TikTok dell’americana Society for Nutrition Education and Behavior aggiunge un tassello in più: il 44% dei video che passano sui feed dei giovanissimi è legato a contenuti sulla perdita di peso, ma solo l’1,4% è realizzato da professionisti. «Il problema, infatti, non è il social in sé ma il fatto che lì chiunque può millantare competenze e dare consigli. E se a farlo è un influencer, appare come un modello da seguire, con il rischio di diffondere informazioni imprecise o falsi miti», precisa l’esperta. Spopolano anche coach e istruttori fitness che si avventurano in indicazioni nutrizionali. Ma pianificare i pasti sulla base di un carosello di Instagram è l’equivalente di una dieta fai da te, con tutti i rischi del caso.

Quando mangiare “clean” diventa una gabbia

La maggior parte dei contenuti in questione si focalizza sul “clean eating”, uno stile alimentare che promuove il consumo di cibi naturali, freschi, poco o per nulla processati: il relativo hashtag su Instagram conta oltre 47 milioni di post, che vanno dall’influencer che prepara il suo poke salutare al confronto calorico tra piatti o cibi. «I consigli sugli alimenti più sani o su quelli da evitare possono anche essere corretti, ma è la sovrabbondanza di questi contenuti che non va bene. Appena ci fermiamo ad osservarne uno per curiosità, l’algoritmo riempie la nostra bacheca di post in tema», spiega l’esperta.

«Il pericolo della sovraesposizione è sviluppare un’ossessione per ciò che mettiamo nel piatto, rigidità nella scelta del cibo, esclusione di componenti come glutine o lattosio senza una reale esigenza, sensi di colpa per lo sgarro occasionale. Si arriva fino alla rimodulazione delle relazioni sociali: c’è chi declina l’invito all’aperitivo, per paura di cadere in tentazione, e chi passa la serata a lottare contro la voglia di afferrare una tartina». A peggiorare le cose c’è poi la dissonanza emotiva alimentata dall’alternanza tra contenuti clean eating e altri di segno opposto, come le ricette goduriose presentate da reel accattivanti. Desiderio e colpa, controllo e sregolatezza convivono nello stesso feed, favorendo rapporti conflittuali con il cibo.

Nessuno è immune all’algoritmo

A essere più colpite dall’ossessione del clean eating sono le giovanissime. «Attribuire un valore morale al cibo, dividendo nettamente gli alimenti in “buoni-magri” e “cattivi-calorici”, può portarle a provare senso di colpa per le proprie scelte alimentari o a fondare la dieta solo su tre o quattro alimenti, cioè gli unici che piacciono ma non fanno ingrassare», afferma la dottoressa Dalla Ragione. «In più, l’80% dei contenuti di cui fruiscono è focalizzato sull’estetica e, visto che in adolescenza il tema corpo è molto delicato, sentono una pressione fortissima che contribuisce a sviluppare insicurezza e disistima».

Nemmeno le donne mature e realizzate escono però indenni dalla legge dell’algoritmo. «Stiamo assistendo a esordi tardivi di disturbi alimentari, come la bulimia in donne over 40 che non ne avevano mai sofferto da ragazze. Cadono nell’ossessione della performance fisica, soprattutto quando si affacciano alla menopausa. Il corpo entra in un’altra fase e il feed social si popola automaticamente di programmi fitness e diete per contrastare le conseguenze dei cambiamenti ormonali», sottolinea la psicologa. Spesso, in questi casi, l’ossessione per il clean eating si accompagna, per compensazione, a iper attività fisica, assunzione di prodotti sgonfianti e fame nervosa, quando il cibo diventa la consolazione del “tanto non ce la farò mai”.

Meno social, più competenze

Come evitare che la sovraesposizione al clean eating sia l’anticamera di disturbi alimentari per i nostri figli e di ansia per noi? «Se l’ossessione per quello che c’è nel piatto si accompagna a un umore cattivo costante e a cambiamenti nelle relazioni, bisogna drizzare le antenne», avverte l’esperta. «Impariamo ad accettare, noi per prime, un corpo che cambia con l’età. A cena con amici, evitiamo di parlare sempre di diete o di cibi da escludere, azzeriamo i commenti negativi sul fisico altrui, rivolgiamoci a un nutrizionista in carne e ossa se riteniamo di averne bisogno». Questi comportamenti sono anche un ottimo esempio per i figli.

«Infine, facciamo insieme una selezione dei profili social seguiti, controllando la biografia di chi li pubblica», conclude l’esperta. «Solo biologi nutrizionisti, medici della nutrizione e dietisti, con curriculum verificato, sono legittimati a dare consigli sull’alimentazione seguendo il codice etico dettato dai loro Ordini professionali. E salutiamo invece influencer che riportano titoli generici, come “specialista in nutrizione olistica” o “esperto in alimentazione per la longevità”, e profili con programmi diet & fit che promettono miracoli».

Disturbi alimentari: le nuove forme di un’emergenza in crescita

In Italia oltre 3 milioni di persone convivono con un disturbo del comportamento alimentare, con una preoccupante crescita tra i più giovani (12-24 anni). Ad anoressia, bulimia e binge eating nel tempo si sono affiancate forme più specifiche. Per esempio l’ortoressia, cioè l’ossessione per ingredienti naturali e non processati, con grande dispendio di energie e tempo per pianificare i pasti. O la vigoressia, la tendenza ad aumentare la massa muscolare non solo con l’esercizio fisico ma con diete ipercaloriche e zero carboidrati.

Aumentano, soprattutto tra i più giovani, i casi di drunkoressia. In questo caso, si limitano le calorie alimentari per compensare quelle assunte con gli alcolici che però, a differenza delle prime, non accompagnano nutrienti. In pratica, si mangia meno per poter bere di più.