Creatina e tumori: come l’integratore per i muscoli potrebbe aiutare la terapia oncologica

La creatina potrebbe diventare una risorsa strategica in oncologia. Uno studio mostra come l’integratore per i muscoli dia energia alle difese contro i tumori e aiuti a contrastare la cachessia. Scopri cosa dice la scienza e perché evitare il fai-da-te

Creatina e tumori: come l’integratore per i muscoli potrebbe aiutare la terapia oncologica
Foto: iStock

L’integratore più amato dagli sportivi ora interessa anche gli oncologi. Stiamo parlando della creatina. Uno studio pubblicato su iScience mostra che la creatina potenzia le cellule dendritiche, le “sentinelle” che insegnano ai linfociti T a riconoscere il tumore e ad attaccarlo. Al momento le prove arrivano da topi e cellule umane studiate in laboratorio.

Cos’è la creatina

La creatina è il simbolo delle discipline della potenza, usata per potenziare i muscoli. La creatina è una sostanza naturale prodotta dall’organismo a partire da alcuni aminoacidi: viene sintetizzata principalmente da fegato, reni e pancreas e si accumula soprattutto nei muscoli sotto forma di fosfocreatina.

Il suo compito principale consiste nel favorire la produzione di energia cellulare: durante gli sforzi intensi e di breve durata, infatti, i muscoli consumano rapidamente ATP, la molecola energetica indispensabile per la contrazione muscolare. La creatina aiuta a rigenerare questa riserva energetica in tempi rapidi, sostenendo forza, potenza e resistenza allo sforzo.

Una parte della creatina viene introdotta attraverso l’alimentazione, soprattutto con carne, pesce e prodotti animali: chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana tende invece ad avere riserve muscolari inferiori. L’integrazione può aumentare le scorte presenti nei muscoli e migliorare alcune prestazioni sportive, in particolare negli esercizi esplosivi come sprint, sollevamento pesi o allenamenti ad alta intensità.

Ora la creatina sta vivendo una clamorosa metamorfosi scientifica. La comunità oncologica infatti la guarda con un interesse crescente, scoprendo che il suo ruolo nel metabolismo cellulare va ben oltre il semplice supporto alla contrazione muscolare. Può trasformarsi in un’arma strategica, sia per potenziare il sistema immunitario contro i tumori, sia per contrastare uno degli effetti più devastanti della malattia neoplastica: la cachessia.

Come agisce la creatina contro il tumore

Per capire perché gli oncologi siano così affascinati dalla creatina, bisogna guardare a come il nostro sistema immunitario combatte il cancro. I linfociti T CD8+ (chiamati anche linfociti T citotossici) sono i “soldati in prima linea” incaricati di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Tuttavia l’ambiente interno a un tumore – il cosiddetto microambiente tumorale – è un territorio ostile, povero di nutrienti e ossigeno. Le cellule tumorali consumano enormi quantità di glucosio, lasciando i linfociti letteralmente “a secco” di energia e causandone l’esaurimento funzionale.

Ed è qui che entra in gioco la creatina. Recenti studi molecolari hanno dimostrato che l’assorbimento di creatina agisce come una vera e propria batteria di riserva per i linfociti T.

Quando il glucosio scarseggia, la creatina (sotto forma di fosfocreatina) cede prontamente energia alla cellula immunitaria, permettendole di mantenere alta la guardia e di continuare a combattere il tumore, respingendo la tipica “stanchezza” metabolica indotta dalla malattia.

In parole semplici: la creatina dà ai soldati del sistema immunitario le munizioni energetiche necessarie per superare le linee di difesa del cancro.

Alleata contro la cachessia

Oltre all’effetto diretto sul sistema immunitario, la creatina riveste un ruolo terapeutico cruciale nella gestione clinica del paziente oncologico, in particolare nel contrasto alla cachessia neoplastica.

La cachessia è una sindrome caratterizzata da una progressiva e severa perdita di massa muscolare e peso corporeo, che colpisce una percentuale altissima di pazienti con tumori avanzati.

La capacità classica della creatina di richiamare acqua all’interno delle cellule muscolari e di stimolare la sintesi proteica si rivela, in questo contesto, una terapia di supporto fondamentale. Mantenere il tono muscolare significa permettere al paziente di muoversi, di essere autosufficiente.

No alla cura fai da te

I ricercatori invitano alla massima prudenza. Lo studio è stato condotto su modelli animali e su cellule umane in laboratorio: non dimostra che assumere creatina migliori l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti oncologici. L’obiettivo, spiegano gli autori, è proprio quello di verificare nei prossimi anni se la creatina possa diventare un supporto alle moderne immunoterapie. È ancora troppo presto per parlare di nuove cure contro il cancro e nessuno dovrebbe assumere creatina con questo obiettivo.

Altro argomento di discussione è la relazione tra creatina e reni. «La creatinina è una sostanza inerte che non ha effetto sulla salute dei reni», sottolinea Arrigo Schieppati, senior advisor presso il Centro ricerche cliniche per le malattie rare dell’Istituto Mario Negri. Pertanto, «sebbene alcuni studi su modelli animali e qualche isolato caso clinico abbiano suggerito che l’uso di integratori a base di creatina possa compromettere la funzionalità renale, le ricerche cliniche eseguite in modo rigoroso non hanno mai confermato questa ipotesi. Analoghe conclusioni si raggiungono anche per quanto riguarda un possibile effetto favorente la formazione di calcoli renali, mai dimostrato».