Antenne 5G e tumori: cosa rischiamo? La risposta dei medici (e cosa fare se ne hai una vicino casa)

Le antenne per la telefonia mobile scatenano spesso preoccupazioni e affermazioni allarmanti che le collegano a tumori cerebrali e altre malattie gravi. Ecco come stanno le cose e cosa fare se hai un’antenna vicino casa

Antenne 5G e tumori: cosa rischiamo? La risposta dei medici (e cosa fare se ne hai una vicino casa)
Foto: iStock

Ogni volta che su un tetto condominiale sono installate le antenne per la telefonia mobile, scoppia un caso. Associazioni che si mobilitano, esperti convocati per esprimersi, istituti di ricerca interpellati per avere gli studi più aggiornati mentre sui social proliferano opinioni la cui credibilità spesso è dubbia. Il clima si è surriscaldato in particolare sulle infrastrutture relative alla telefonia di quinta generazione, nota come 5G

Sul web circolano affermazioni allarmanti che le collegano a tumori cerebrali e altre malattie gravi. La scienza, però, racconta una storia diversa. La Giornata mondiale per i tumori cerebrali è stata l’occasione per fare un po’ di chiarezza.

Cosa sono le radiofrequenze

Le radiofrequenze, associate ai telefoni cellulari, sono una forma di energia che si trova nello spettro elettromagnetico e si posiziona tra le onde radio FM e le microonde. Si tratta di onde con una radiazione non ionizzante, che a differenza di quelle ionizzanti (per esempio i raggi X), non hanno l’energia sufficiente per danneggiare direttamente il Dna delle cellule.

Le RF ad alta intensità hanno comunque la capacità di riscaldare i tessuti corporei anche se, in linea generale, l’energia emessa dai telefoni cellulari e dalle torri di trasmissione non sono sufficienti per aumentare significativamente la temperatura corporea.

Sul sito della Fondazione Veronesi si legge che la quantità di energia che raggiunge le persone a livello del terreno è centinaia di volte inferiore ai limiti di sicurezza stabiliti dagli enti regolatori internazionali. Questo vale anche nel caso del 5G.

Ecco alcune delle domande alle quali è stata data una risposta sul sito “Dottore ma è vero che?” promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), in occasione della Giornata mondiale per i tumori cerebrali.

Antenne 5G: quali rischi se l’antenna è vicino casa?

È probabilmente la domanda più frequente. Quando gli abitati di un immobile vedono che su quello vicino vengono installate le antenne, si mettono in agitazione. Va chiarito che le antenne per la telefonia mobile diffondono il segnale principalmente verso l’orizzonte e l’intensità del campo elettromagnetico diminuisce rapidamente con la distanza.

Le misurazioni effettuate dalle Agenzie regionali per la protezione ambientale mostrano normalmente valori inferiori ai limiti fissati dalla legge, già di per sé molto cautelativi. Le agenzie regionali per la protezione ambientale (Arpa) effettuano misurazioni sistematiche sul territorio e verificano il rispetto di questi limiti.

Comunque chi ha qualche dubbio e vuole avere una certezza in più, può richiedere una valutazione alla propria Arpa di competenza. La Federazione degli Ordini dei medici aggiunge che «spesso la principale fonte di esposizione non è l’antenna, ma il telefono cellulare che utilizziamo ogni giorno, perché viene tenuto a pochi centimetri dal corpo. Paradossalmente, una rete con più antenne distribuite sul territorio consente ai telefoni di trasmettere con minore potenza».

L’Oms ha però parlato di rischio cancerogeno

Quando si parla di rischio cancerogeno, è tirato in ballo quanto ha detto nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Ha definito i campi elettromagnetici «possibilmente cancerogeni», inserendoli nel Gruppo 2B.

E quindi? La risposta riportata sul sito è: «Non significa che ci sia una prova di danno: indica che le prove disponibili erano limitate e non sufficienti per escludere completamente un rischio. Si tratta di una categoria che comprende oltre 300 agenti diversi, per i quali le evidenze scientifiche sono considerate possibili ma non conclusive, ben distinta da quelle riservate agli agenti per cui il rischio è accertato».

La revisione Oms del 2024 è stata criticata da un gruppo di ricercatori indipendenti, con osservazioni raccolte in una lettera. Sostengono che l’analisi non tiene conto delle esposizioni più elevate e dei tempi che intercorrono tra l’esposizione e l’eventuale comparsa di un tumore. Queste critiche rappresentano una posizione minoritaria.

I controlli Arpa nel momento dell’installazione

In Italia, il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2003, aggiornato dall’art. 10 della Legge 214 del 30 dicembre 2023, stabilisce un valore di attenzione di 15 volt per metro per le aree dove le persone sono presenti per molte ore al giorno, come le abitazioni.

Anche questo limite rimane più cautelativo rispetto agli standard internazionali. Inoltre, prima dell’installazione di ogni antenna 5G, le Arpa sono tenute per legge a verificare che il progetto rispetti questi valori. La Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (Icnirp), riconosciuta dall’Oms, ha aggiornato le proprie linee guida. Ha confermato che i limiti vigenti proteggono la popolazione da tutti gli effetti noti.

Le evidenze disponibili non indicano motivi di allarme, ma la cautela scientifica impone di continuare a osservare nel tempo.